Contratto medici, trattativa dal primo marzo: i contenuti

Professione | Redazione DottNet | 22/02/2018 20:59

Oggi si fermano gli infermieri: no a un contratto in perdita

Mentre gli infermieri confermano lo sciopero di oggi che porta ad un parziale blocco delle sale operatorie, i medici lottano per il nuovo contratto che, stando alle dichiarazioni del ministro Marianna Madia, arriverà presto: "Sono molto contenta della revoca dello sciopero dei medici" che "riconosce il lavoro fatto con grande attenzione in sede Aran e anche che per il comparto sanità ci sono condizioni normative ed economiche per avere presto nuovo contratto anche per loro".

Tuttavia i camici bianchi non rinunciano alla lotta: nessuna delle organizzazioni sindacali dei medici "è disposta a sottoscrivere un contratto in perdita fin dall'avvio, e la questione va al di là del tema strettamente economico per assumere una valenza politica storica sulla quale non saremo disposti a mediazioni", afferma l'organizzazione intersindacale, in rappresentanza dei sindacati di categoria, in vista dell'avvio delle trattative per il rinnovo del contratto previsto per l'1 marzo.

"Siamo pronti a un confronto costruttivo per un nuovo contratto di lavoro che apra una stagione di collaborazione e soddisfazione nei luoghi di lavoro, ma nel rispetto di principi basilari - afferma l'intersindacale - da parte del datore di lavoro. In caso contrario non rimarremo a guardare, a partire dal 1 marzo". Il contratto dei dirigenti medici, veterinari e sanitari che "cominceremo a trattare il 1 marzo - spiegano i sindacati - deve partire facendo chiarezza sulla massa salariale sulla quale si applicano gli aumenti previsti dalle norme finanziarie, il famoso 3,48%, per tutti i comparti del pubblico impiego. Sgombrando, così, il campo da un dubbio che nessuno ha ancora fugato, ovvero che l'Indennità di esclusività di rapporto col Ssn dei dirigenti sia a tutti gli effetti una voce della loro massa salariale.

Se le Regioni e il Governo ritenessero di comunicare all'Aran di escludere dalla massa salariale tale voce stipendiale - rilevano - vorrebbe dire che è loro intenzione dare uno schiaffo ai 140.000 dirigenti cui principalmente è affidato il ruolo di tutelare la salute pubblica, perché solo per loro lo stipendio sarebbe incrementato del 2,9% mentre tutto il restante personale della pubblica amministrazione avrebbe un aumento del 3,48%". La "dignità professionale - conclude l'intersindacale - è strettamente legata alla dignità stipendiale complessiva ed alla assenza di ogni discriminazione. Dopo 9 anni, non ci provate".

"Basta coi tentennamenti. È ora di dare alle lavoratrici e ai lavoratori della Sanità pubblica un nuovo e giusto contratto di lavoro", rilancia la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, "Dopo aver raggiunto il rinnovo per le Funzioni Centrali e sottoscritto una intesa per gli Enti Locali - spiega Sorrentino in una nota - è giusto e doveroso garantire il contratto a chi ogni giorno opera per prendersi cura della salute dei cittadini. Per queste ragioni stiamo lavorando in sede Aran con le Regioni per migliorare e modificare il testo di ipotesi di Contratto nazionale che ci è stato consegnato. Proprio per questa ragione ci siamo resi disponibili a lavorare senza interruzioni per arrivare ad un accordo".

Secondo Sorrentino, "non c'è ragione per interrompere la trattativa: i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori hanno priorità, bisogna andare ad oltranza fino all'intesa. Se altri abbandoneranno il tavolo si assumeranno la responsabilità di mettere gli interessi delle sigle sindacali davanti al diritto di chi opera in sanità di avere un buon contratto. Dare alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della sanità pubblica un contratto atteso da circa dieci anni - conclude - è un atto di responsabilità che tutti dovrebbero sentire e assumere".

Intanto, come dicevamo, è confermato lo sciopero nazionale di 24 ore degli infermieri proclamato dai sindacati di categoria Nursing-up e Nursind: "Irricevibile - afferma il Nursing-up - la proposta del Governo di chiudere il contratto del comparto Sanità con la mancia degli 85 euro mensili, che dovevano costituire una base di partenza della discussione per il personale infermieristico, demansionato e invecchiato dal blocco del turnover".

"É vergognosa - afferma il presidente Nursing-up Antonio De Palma, commentando la riunione all'Aran per il rinnovo contrattuale - la bozza di un contratto al ribasso che non tiene conto di tutte le richieste da noi avanzate in questi anni. Quindi andiamo avanti con lo sciopero di domani su tutto il territorio nazionale e la manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma, dove saremo in migliaia per chiedere alle istituzioni un cambiamento serio".

"Gli infermieri italiani hanno dovuto sopportare condizioni di lavoro inaccettabili e si aspettano di venire riconosciuti come professionisti - prosegue De Palma - attraverso un'adeguata retribuzione e lo sblocco del turnover. Diciamo basta ai tagli lineari delle dotazioni organiche, le deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale, alla fuga dei cervelli dei giovani infermieri".

Tutto ciò, rileva, "a fronte della carenza di ben 63.000 infermieri che mancheranno all'appello al 2021, stando alle ultime proiezioni, e con l'aumento del 3% dei pazienti cronici e non autosufficienti". Lo sciopero e la manifestazione di domani hanno lo scopo di "dire 'no' a un contratto in perdita, peggiorativo rispetto al precedente sia sul piano economico sia dei diritti - sottolinea Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind -. Fermeremo la sanità italiana, ma sarà per garantire agli infermieri un lavoro dignitoso e ai cittadini un'effettiva qualità del servizio".

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