Dermatite atopica, spiaggia e piscina off limits per un paziente su due

Dermatologia | Redazione DottNet | 27/06/2019 10:30

La dermatite atopica colpisce circa il 15% dei bambini ma nel 60% dei casi col tempo si risolve; negli altri casi persiste e una volta su due ha ricadute da adulti. Sono almeno 8000 gli adulti italiani con una dermatite atopica grave: in questi casi può essere opportuno l’uso di farmaci biologici.

L’estate è in salita per molti pazienti con dermatite atopica: il prurito, uno dei sintomi principali della malattia assieme a lesioni cutanee, escoriazioni e infezioni, per colpa del caldo e del sudore tende a peggiorare e rende la vita dei pazienti un inferno. Due su tre non riposano bene la notte, al punto da doversi assentare dal lavoro il giorno dopo, uno su due rinuncia a piscina o spiaggia perché in imbarazzo a causa delle lesioni cutanee visibili, il 43% ammette di essere limitato nelle attività quotidiane e di non poter stare in ambienti dove ci sono polvere o sabbia. Ne discutono gli esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) in occasione del XXXII Congresso Nazionale, a Milano dal 27 al 29 giugno, sottolineando che il 15% dei bambini e il 2-8% degli adulti è affetto da dermatite atopica e soprattutto che almeno 8000 italiani adulti ne soffrono in forma grave, con un impatto devastante sulla qualità di vita. In questi pazienti sarebbe utile l’uso di dupilumab, un farmaco biologico da poco approvato per la terapia della dermatite atopica che cambia radicalmente la prospettiva di cura dei casi più difficili.

In estate il prurito tende a diventare più insistente in una quota di pazienti e così, nonostante tendenzialmente la bella stagione faccia regredire le lesioni cutanee, i pazienti con dermatite atopica possono trovarsi a vivere con molto disagio la bella stagione – spiega Mario Di Gioacchino, vicepresidente SIAAIC e direttore UO di Allergologia Policlinico Universitario di ChietiIl 40% dei pazienti afferma che il prurito è il principale fastidio correlato a questa malattia cutanea cronica che si manifesta con arrossamenti e prurito sulla pelle di viso, gambe e tronco: nei punti colpiti la cute si secca e si desquama, provocando lesioni visibili che imbarazzano chi ne soffre al punto da comprometterne seriamente la qualità di vita. Nel 60% dei casi la dermatite atopica scompare durante l’adolescenza, ma nei restanti casi persiste e in uno su due ha recidive in età adulta, più probabili se la patologia è comparsa entro i primi due mesi di vita, se c’è una familiarità per dermatite atopica e se ci sono asma o rinocongiuntivite allergica. La dermatite atopica si sviluppa infatti in soggetti geneticamente predisposti: il figlio di un genitore con dermatite atopica ha una probabilità su 4 di diventarlo, se mamma e papà lo sono il rischio raddoppia”. In questi soggetti gli stimoli ambientali possono scatenare la malattia, che è anche più frequente dove il clima è più rigido e nelle città più inquinate. In estate, sole e mare tendono a migliorarla ma il prurito può farsi più insistente. “Per questo è raccomandabile esporsi al sole nelle ore meno calde della giornata e con un’adeguata protezione solare – interviene Eustachio Nettis, Vicepresidente SIAAIC e allergologo del Centro di Riferimento Regionale per le malattie allergiche e immunologiche dell’Azienda Ospedaliera Policlinico di BariLa secchezza della cute può peggiorare con le docce frequenti estive, per cui è più appropriato un bagno di 10-15 minuti a una temperatura confortevole, assicurandosi che le lesioni siano del tutto sommerse. L’applicazione regolare e accurata di detergenti e idratanti adeguati può migliorare la secchezza cutanea tipica del soggetto atopico, alleviando il prurito e ripristinando la funzione di barriera della cute; la cura poi è per lo più locale, con l’applicazione di cortisonici, ma questi possono portare a effetti collaterali nell’uso continuativo necessario in chi ha una dermatite atopica più severa. I pazienti sentono perciò il bisogno di terapie più efficaci, sicure, che migliorino in maniera significativa sintomi e qualità di vita e siano anche economiche: i presidi utilizzati quotidianamente spesso sono costosi e completamente a carico del paziente. Si stima un costo annuale di oltre 900 euro per le terapie, a cui si aggiunge un incremento di circa il 18% nei consumi dei prodotti per l’igiene personale”.

Sono almeno 8000 gli italiani adulti con una dermatite atopica moderata o grave che non trovano sollievo dalle terapie locali: tra questi pazienti più severi il 36% lamenta nonostante la terapia una pelle secca o ruvida, pruriginosa (28%), desquamata (20%) o screpolata (17%). Solo il 15% per pazienti con dermatite atopica da moderata a grave è soddisfatto del trattamento. Per i pazienti che non trovano sollievo una soluzione può arrivare da dupilumab, un farmaco biologico recentemente approvato per la terapia della dermatite atopica. “Il farmaco è indicato in particolare per chi ha lesioni particolarmente severe in gran parte del corpo, in particolare  in zone visibili, come viso e arti, o molto sensibili come l’area genitale – riprende Di Gioacchino – Questo farmaco sta modificando radicalmente la qualità di vita dei casi più difficili. Il mancato utilizzo nei pazienti candidabili comporta il privarsi di un farmaco che ha mostrato alta tollerabilità e una rapida efficacia mantenuta nel tempo sia sulle lesioni cutanee sia sul prurito, comportando spesso anche un miglioramento dei sintomi relativi alle malattie atopiche associate (asma bronchiale, rinite, poliposi nasale); l’alternativa è utilizzare immunosoppressori per via sistemica, come i corticosteroidi, che non sempre funzionano altrettanto bene, hanno varie controindicazioni e soprattutto sono gravati da importanti effetti collaterali, oltre a non poter essere assunti per lunghi periodi. Purtroppo il farmaco non è ancora utilizzato largamente, visto che è stato autorizzato da poco dalle autorità regolatore e non c’è sufficiente sensibilizzazione e formazione dei medici al suo utilizzo: a oggi solo una modesta percentuale dei 7000 pazienti circa affetti dalla forma severa che avrebbero piena indicazione alla terapia. Lo sforzo delle società scientifiche è perciò proprio quello di aggiornare e formare i professionisti all’appropriato uso di questi farmaci innovativi”, conclude Di Gioacchino.

I NUMERI DELLA DERMATITE ATOPICA

- Prevalenza:

Infanzia: fra 0-10 anni riguarda il 15% della popolazione, con una lieve preponderanza nel sesso femminile

Adolescenza: c’è una progressiva riduzione dei casi, il 60% scompare progressivamente in maniera spontanea.

Adulti: 2-8% della popolazione, con una modesta preponderanza nelle donne. La malattia nell’adulto compare o ricompare di solito attorno ai 30 anni.

 - Sintomi:

Prurito, lesioni cutanee eczematose, arrossamento, escoriazioni su viso, arti e tronco. Se compare da bambini crescendo tende a colpire le stesse aree, ma la cute appare più secca e tende a desquamarsi; nell’adulto si manifesta con una tipica dermatite eczematosa sulle zone del viso, del collo, del décolleté, della zona poplitea, di mani e avambracci e del cuoio capelluto;

 - Fattori che predicono la persistenza della dermatite da adulti:

  • una malattia severa con esordio entro i primi 2 mesi di vita
  • l’associazione ad asma bronchiale e rinocongiuntivite allergica
  • una storia familiare di dermatite atopica;

 - Le terapie

Terapia topica con farmaci che leniscono rossore e prurito (antinfiammatori, immunomodulatori, glucocorticoidi)

Antistaminici per via orale

Immunosoppressori

Terapie di supporto con prodotti idratanti, emollienti, ricostituenti dermici

Dupilumab, per pazienti con un punteggio di gravità elevato.

Il 10% delle dermatiti atopiche dell’adulto sono forme severe per cui è indicato dupilumab.

Dupilumab consente un miglioramento dei sintomi nel 75% dei pazienti; il 45% arriva alla remissione totale (la cosiddetta ‘clear skin’)

Dupilumab comporta una riduzione del 74% dell’uso di steroidi locali e solo il 23% dei pazienti trattati ha bisogno di terapie sistemiche (es. cortisonici) per fasi acute che invece si è costretti a utilizzare spesso nei pazienti gravi non trattati col biologico.

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