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La ricerca clinica farebbe risparmiare 400 milioni alla sanità

Stime Roche, occorre incentivarla per tutelare circa 10mila posti di lavoro
Aziende

Promuovere le sperimentazioni cliniche farebbe risparmiare alla sanità pubblica almeno 400 milioni e per questo servono provvedimenti più snelli, senza i quali l'Italia rischia di perdere terreno in Europa e di conseguenza sarebbero necessari per tutelare il lavoro di circa 10.000 persone: sono le stime aggiornate sulla ricerca clinica in Italia presentate a Stoccolma dalla Fondazione Roche, a margine degli eventi per le celebrazioni dei Nobel 2019.    "Sono stime al ribasso, ma sufficienti a indicare che in Italia basterebbe aumentare sperimentazione clinica per risparmiare" e "sembrerebbe stia aumentando la consapevolezza dell'importanza della ricerca clinica da parte delle istituzioni e del ministero della Salute", ha detto Sergio Scaccabarozzi, head of clinical operations di Roche.

"L'Italia ha opportunità grandissime nell'ambito della ricerca clinica, attualmente finanziata secondo i dati del libro bianco pubblicato da Fadoi e Fondazione Roche, al 90% dalle aziende farmaceutiche", ma servono provvedimenti per renderla praticabile, ha aggiunto riferendosi al regolamento europeo del 2014, la cui entrata in vigore è attesa nel 2020, e alla legge Lorenzin del gennaio 2018, i cui decreti attuativi "rischiano di bloccare completamente la ricerca in Italia", ha rilevato Scaccabarozzi riferendosi in particolare all'aspetto relativo al conflitto di interesse, che Rischia di bloccare anche la ricerca indipendente. "Un contesto normativo vecchio e farraginoso non è adatto a modo con cui oggi si fa ricerca clinica: aggiornarlo significa evitare di perdere quello che abbiamo e probabilmente avere maggiori opportunità". 

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Pur essendo di ottimo livello, la ricerca italiana rischia infatti di perdere il treno a vantaggio degli altri Paesi che nel frattempo si stanno organizzando, come in Europa stanno facendo Spagna, Belgio, Francia. In Belgio per esempio il tempo di autorizzazione per la fase 1 è di 15 giorni, a fronte dei mesi necessari in Italia. Nel resto del mondo si stanno adeguando anche i Paesi Sudamericani, come l'Argentina, e la Cina sta accelerando decisamente, considerando che da circa due anni i tempi autorizzativi hanno raggiunto 6-7 mesi, confrontabili quindi a quelli italiani.

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