
Si sono succeduti sul palco scienziati, medici e genetisti, tra i quali il presidente della S.I.Di.P., Claudio Giorlandino, il presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia Giorgio Vittori, il preside della facoltà di medicina dell’Università di Tor Vergata, professor Giuseppe Novelli, ed il direttore di Biocell Center, professor Giuseppe Simoni, già docente di genetica all’Università di Milano. «Nell’arco di cinque-dieci anni – ha spiegato il professor Simoni – la ricerca scientifica avrà messo a punto i campi di applicazione terapeutica delle cellule staminali del liquido amniotico. La loro staminalità è molto elevata, sono multipotenti e giovani e tutto questo le rende addirittura preferibili alle embrionali. Conservarle per di più non comporta alcun rischio e l’embrione non viene sacrificato. Investire in ricerca su questo campo è un obbligo verso l’umanità. Sono talmente tante le possibilità e le risposte che si possono avere dalle staminali del liquido amniotico per la cura delle malattie, che rappresentano la frontiera delle ricerca del terzo millennio. La speranza è che presto possano essere utilizzate per il contrasto di molte terribili patologie, per la chirurgia ricostruttiva, per la cura di malattie anche del sistema nervoso». Le staminali del liquido amniotico sono infatti capaci di differenziarsi in diversi tessuti, da quello osseo, a quello adiposo, nervoso, cartilagineo, muscolare ed ematopoietico e pertanto offrono un ventaglio assai ampio di applicazioni cliniche, tali applicazioni sono state effettuate già dalla placenta per rigenerare tessuti ed organi «Il futuro - prosegue Simoni – sta proprio in questo tipo di staminali sui quali molti gruppi di ricerca, anche italiani, stanno studiando.




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