Vaccini Covid, Rossi (Omceo Milano): no negli studi degli Mmg

Medicina Generale | Redazione DottNet | 23/02/2021 23:29

Scotti (Fimmg): "Nella seconda metà di marzo si potrà cominciare anche nel resto d'Italia". Onotri (Smi): "Alla politica è mancato il coraggio di scommettere sui medici di medicina generale"

La parola d'ordine è fare presto: occorre vaccinare a tappeto quante più persone possibili. A dare un valido contributo saranno almeno 35mila medici di famiglia ma i nodi stanno venendo al pettine. Molti non sanno come e quando cominceranno e poi c'è anche la questione disponibilità che dovrà essere doverosamente sufficiente, come per altro specificato nel protocollo ddel 21 febbraio in cui si precisa che, nell’ambito degli accordi regionali, bisognerà «individuare la platea dei soggetti da sottoporre alla vaccinazione in relazione, non solo ad età, patologie e situazioni di cronicità ma anche all’effettiva disponibilità dei vaccini». E si sta già aprendo la fronda dei dissidenti. Come fa sapere a Open Roberto Rossi, presidente dell’ordine dei medici di Milano: «Io sconsiglio di farli all’interno dei propri studi medici. Io sicuramente non lo farò, mi hanno già mandato due diffide perché hanno visto pazienti senza mascherina, figuriamoci adesso con le vaccinazioni…». Un’adesione che, tra l’altro, non sarà obbligatoria per i medici di famiglia (anche se la stragrande maggioranza accetterà): «Potrà farlo chi ha tempo, io la vedo difficile. Non riuscirei, già adesso lavoro da casa», continua

Il protocollo, secondo Rossi, è generico perché lascia spazio alle Regioni con modalità di vaccinazioni molto differenti. In Lombardia, ad esempio, le Ats hanno chiesto ai medici di segnalare, in merito agli over 80, «chi non è trasportabile, chi è deceduto». Un «lavoro da amministrativi, non il nostro», protesta Rossi. «Noi medici dovremmo pure occuparci della prenotazione per gli over 80, fatto salvo il portale. Una modalità complessa e macchinosa», conclude.

"Abbiamo voluto costruire delle cattedrali nel deserto, senza curarci delle nostre parrocchie. Ma finalmente per i medici di famiglia è arrivato il giusto riconoscimento e siamo pronti a contribuire come meglio possiamo alla campagna di vaccinazione anti Coronavirus". Così Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), ha commentato a Fanpage.it il protocollo di intesa siglato domenica scorsa tra Governo, Regioni e sindacati, che vede il coinvolgimento diretto di almeno 35mila medici di medicina generale nella somministrazione dei vaccini anti Covid. In alcune regioni, come Emilia Romagna e Toscana, si è già partiti, ma secondo Scotti entro la seconda metà di marzo 2021 si potrà cominciare anche nel resto d'Italia, in base, ovviamente, al numero di dosi che verranno via via consegnate dalle aziende produttrici.

Partiremo con le vaccinazioni non appena ci saranno più dosi. Si è capito che il sistema centralizzato per la vaccinazione, così come era stato pensato, sarebbe stato insufficiente per vaccinare tutti. I medici sono pronti a vaccinare già da domani, avendo le dosi. A questo punto è dunque importante che tutte le Regioni firmino accordi territoriali sulla base dell'intesa nazionale. Dieci hanno già firmato intese in tal senso e ora anche le altre Regioni devono fare presto". D'altronde, i medici di medicina generale sono già abituati a portare avanti operazioni del genere. "Calcoli – ha aggiunto il segretario Fimmg – che in soli due mesi i medici di medicina generale sono riusciti a vaccinare contro l'influenza stagionale tra gli 8 e i 10 milioni di pazienti, nonostante nessuno di noi fosse già vaccinato e fossimo nel pieno della seconda ondata della pandemia, soprattutto in alcune regioni del Sud. Se anche ognuno dei medici di famiglia coinvolti nella campagna somministrasse cinque dosi di vaccino Covid al giorno, riusciremmo a vaccinare 1 milione di persone in quattro giorni".

"Tutti parlano dell'importanza del territorio, ma pochi degli esperti che sentiamo parlare, a cominciare dal Cts, lo conoscono veramente. Noi abbiamo un rapporto di fiducia con i nostri pazienti, ci conoscono. Per cui sono felice che come categoria siamo stati coinvolti in questo processo. Mentre si prevedevano le primule non si è pensato di coinvolgere i medici di base che da anni vaccinano. Ovviamente, si tratta di un meccanismo che impareremo a conoscere in itinere, anche sulla base delle informazioni che ci arriveranno, comprese quelle sulle tempistiche di somministrazione delle dosi. Potremmo ad esempio cominciare a vaccinare quante più persone possibile, nel caso in cui si possano rispettare 3 mesi di tempo tra la prima dose e il richiamo, così da terminare il secondo giro in estate e arrivare meglio preparati e protetti all'autunno". Non mancano le criticità, soprattutto dal punto di vista burocratico: "Abbiamo chiesto che ci fosse cooperazione tra la nostra piattaforma e quelle regionali e centrale, ma abbiamo capito che modificare l'algoritmo sarebbe stato troppo complicato. Siamo comunque soddisfatti dell'investimento fatto sul personale della medicina generale, che ci permetterà di agire con maggiore organizzazione per svolgere questo servizio", ha concluso Scotti.

«Alla politica – sottolinea, invece, la segretaria generale del Sindacato dei medici italiani Pina Onotri – è mancato il coraggio di scommettere sui medici di medicina generale». Loro, infatti, avevano chiesto un finanziamento ritenuto «congruo e certo» di un miliardo e 200 milioni di euro per vaccinare il 70 per cento della popolazione in tempi brevi dotandosi, però, di «un’autonoma organizzazione» con tanto di «collaboratori amministrativi e sanitari». Non gli è stato concesso. «Faremo quel che potremo con i mezzi che ci hanno messo a disposizione», conclude.

Buone notizie, invece, vengono dal Lazio che dall‘1 marzo partirà con le prime somministrazioni – 80 mila dosi – che verranno effettuate dai medici di famiglia. Al momento, però, si parla di piccole cifre: 20 dosi a medico, che in tutto sono 4.mila nella regione. Sempre da lunedì partiranno le vaccinazioni domiciliari con Pfizer. Si inizierà dai nati nel 1956.

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