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Campania, Fimmg: Bene le case della comunità, ma solo se si valorizza la figura del medico di famiglia

Medicina Generale Redazione DottNet | 24/02/2022 19:10

Dai medici di famiglia arriva un invito a tutelare e potenziare una medicina che faccia della prossimità una chiave strategica della sua stessa efficacia

«Lo sviluppo delle case di comunità è un’ottima notizia, se però questo processo va ad integrare un sistema che supporti, e anzi potenzi, una medicina di prossimità ai cittadini che può essere garantita solo dagli studi dei medici di medicina genare». Queste le parole con le quali Luigi Sparano e Corrado Calamaro (rappresentati territoriali della FIMMG, il più rappresentativo sindacato di medicina generale) commentano il piano per la medicina territoriale descritto dal Presidente della Giunta Regionale della Campania Vincenzo De Luca (nella foto). Dai medici di famiglia arriva dunque un invito a tutelare e potenziare una medicina che faccia della prossimità una chiave strategica della sua stessa efficacia; elemento determinante, come dimostrato dalla pandemia, ma che risulta centrale anche nella gestione delle cronicità.

«Qualsiasi rivalutazione del territorio - prosegue Sparano - deve partire dal preservare il rapporto di fiducia con il proprio medico di famiglia e la possibilità di quest’ultimo di essere in una posizione accessibile ai propri pazienti. Il modello delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, ad esempio, è efficace solo se va ad integrare un percorso di questo tipo, non certo se lo si immagina come una sostituzione degli studi medici».

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Da tempo la FIMMG conduce una battaglia in difesa del diritto dei cittadini ad avere un’assistenza qualificata e costante sul territorio, a prescindere dalle differenze geografiche. E da tempo si è posto l’accento sulle carenze di risorse umane al fine di poter svolgere questo ruolo. A ricordare le cifre di un sistema che va certamente potenziato è Corrado Calamaro: «In tutta la regione - chiarisce - ci sono circa 3.500 studi di medicina generale, un numero già di per se non congruo alle esigenze di salute della popolazione. Dobbiamo fare in modo che questi investimenti servano non solo a costruire case di comunità, ma anche e sopratutto a popolarle. Lavorare affinché le case di comunità, insomma, si integrino in un stemma che continui a vedere centrale lo studio di prossimità del medico di famiglia. La medicina di prossimità deve essere al centro del Servizio Sanitario Nazionale, dando luogo ad un’assistenza sanitaria di primo livello lì dove vive e lavora il cittadino». Dalla FIMMG arriva un invito alla condivisione dei percorsi, affinché il PNRR possa cambiare in meglio le cose e sia dunque realmente uno strumento che possa garantire un ulteriore passo in avanti per la sanità regionale.

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