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Cosa si potrà fare e quali i compiti dei medici di famiglia nelle case di comunità

Si punta ad un contratto di para-subordinazione. Ogni hub disporrà di 30-35 medici e pediatri. Tutti gli screening previsti
Cosa si potrà fare e quali i compiti dei medici di famiglia nelle case di comunità
Medicina Generale

Saranno il fulcro della medicina territoriale: le case di comunità, annunciate dal ministro Speranza nei giorni scorsi, forniranno ai cittadini le prime cure e vi lavoreranno  medici di famiglia e pediatri, infermieri, altri specialisti, tecnici della riabilitazione, assistenti social. Già alcune Regioni hanno aperto le prime Case di comunità e altre ne sorgeranno già il prossimo anno per arrivare entro il 2026 a quota 1.350.

Ma vediamo, dunque, quale sarà il ruolo dei medici di medicina generale. La norma, che dovrebbe entrare come emendamento al decreto Pnrr 2, punta  a introdurre una sorta dl vincolo orario che in pratica obbliga i medici di famiglia a lavorare almeno 18 ore settimanali nelle nuove Case di comunità con le restanti 20 ore da dedicare all’attività tradizionale nei propri studi. Da qui l’idea di trasformare il loro rapporto di lavoro in una sorta di  para-subordinazione: la norma darebbe indicazioni precise al Comitato di settore che lavorerà al nuovo atto di indirizzo da cui prenderà vita la nuova convenzione che dovrà cambiare definitivamente il volto della medicina di famiglia.

Il nuovo medico di famiglia lavorerà, quindi, nella case di comunità, ovvero in una struttura fisica - diverse Regioni puntano a ristrutturare immobili dismessi o inutilizzati - e quella cosiddetta «hub» ( prevista una ogni 40-50mila abitanti) che sarà aperta 24 ore al giorno sette giorni su sette con l’attività di ambulatorio classica prevista sei giorni su sette per 12 ore e i servizi di continuità assistenziale anche nell’orario notturno, domeniche e festivi compresi. Nelle Case di comunità lavoreranno i medici di famiglia e i pediatri - almeno 30-35 camici bianchi - che qui potranno svolgere parte del loro orario o direttamente gestire il loro ambulatorio all’interno della Casa di comunità. Fondamentale sarà l’apporto degli infermieri (ne sono previsti da 7 a 11 in ogni struttura), ma in pianta stabile è previsto anche un assistente sociale e 5-8 unità di personale di supporto socio-sanitario e amministrativo. Potranno lavorarci anche altri operatori sanitari: dagli psicologi ai riabilitatori fino agli ostetrici.

Molte le prestazioni erogate in queste strutture: è prevista la presenza di un punto prelievi, poi dovranno essere garantititi tutta una serie di servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità: ecografo, elettrocardiografo, retinografo, oct, spirometro, ecc. Strumenti questi da poter utilizzare anche attraverso la telemedicina, prevedendo la telerefertazione a distanza. Dovranno poi essere attivati servizi ambulatoriali specialistici per le patologie ad elevata prevalenza (cardiologo, pneumologo, diabetologo, ecc.) e anche servizi di prevenzione collettiva e promozione della salute a livello di comunità: dagli screening a tutte le tipologie di vaccinazione fino alle classiche attività dei conultori familiari. Infine nelle case di comunità si potranno prenotare visite specialistiche e attivare le cure a casa o l’intervento dell’assistente sociale.

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