
Lo dimostra uno studio dal titolo "ProtEcmo" in pubblicazione nei prossimi giorni dalla rivista scientifica inglese "The Lancet respiratory medicine"
Se un paziente supportato con "Ossigenazione extracorporea a membrana - Ecmo" ha un livello di emoglobina più basso rispetto agli standard tradizionali non è detto che debba essere sempre sottoposto a trasfusione. Lo dimostra uno studio dal titolo "ProtEcmo" in pubblicazione nei prossimi giorni dalla prestigiosa rivista scientifica inglese "The Lancet respiratory medicine", la prima in assoluto che si occupa di "critical care" nel panorama internazionale, che porta la firma di Gennaro Martucci, medico del dipartimento di anestesia e terapia intensiva dell'Ismett di Palermo, e del suo direttore Antonio Arcadipane.
Oltre 9mila pazienti coinvolti. FedEmo e istituzioni: molti centri reggono su pochi medici prossimi al pensionamento. Urgente rafforzare formazione e percorsi dedicati.
Con efanesoctocog alfa la profilassi settimanale nell’emofilia A consente livelli di FVIII superiori al 40%, migliorando protezione clinica e qualità di vita.
Lo studio ha confrontato la combinazione di tre farmaci - belantamab mafodotin, bortezomib più desametasone (BVd) - con la terapia attualmente d'elezione costituita da daratumumab, bortezomib e desametasone
I pazienti dovranno assumerlo ogni due settimane o, dopo un anno di terapia, una volta al mese: si tratta di un primo, notevole miglioramento della qualità della vita rispetto alle soluzioni attuali
Al Bambino Gesù il percorso che ha portato allo sviluppo e all’introduzione clinica dell’editing del genoma, oggi disponibile nel Servizio sanitario nazionale
Dallo studio di fase 1 segnali incoraggianti anche senza chemioterapia preparatoria
Commenti