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Esofagite eosinofila, boom di casi. Studio Usa: negli ultimi 30 anni più 800 per cento

Gastroenterologia Redazione DottNet | 15/05/2024 13:31

Di natura infiammatoria cronica e progressiva, è provocata da un “corto circuito” del sistema immunitario. Interessa l’esofago causandone il restringimento. La sua principale conseguenza è che diventa difficile, a volte impossibile, la deglutizione

. Uscita dal grande gruppo delle malattie rare, oggi l’esofagite eosinofila sta diventando una vera e propria sfida per la gastroenterologia. Questa impennata eÌ stata rivelata da uno studio pubblicato sulla rivista scientificaAlimentary Pharmacology & Therapeutics. Che sottolinea come la patologia colpisca almeno 34 bambini e 42,2 adulti ogni 100.000 abitanti. Ma l’elemento chiave eÌ la rapiditaÌ della sua progressione, che l’ha portata ormai ben oltre la soglia sotto la quale una malattia eÌ definita rara. “Questi dati epidemiologici, cheriteniamo validi anche per il nostro Paese, dimostrano la notevole diffusione dell’esofagite eosinofila nella popolazione infantile. Probabilmente il dato eÌ anche sottostimato – spiegail professor Claudio Romano (nella foto), Presidente SIGENP – ed eÌ difficile al momento valutarne le dimensioni esatte: i sintomi sono subdoli, si possono confondere con quelli di altre patologie e - al di fuori dei centri specializzati - non eÌ cosiÌ conosciuta come dovrebbe. Lo studio comparativo dell’UniversitaÌ di San Diego, California e dell’universitaÌ del North Carolina ha appurato che tra le prime osservazioni su questa patologia, degli anni 80 e quelli piuÌ recenti, fine 2023, la prevalenza eÌ cresciuta dell’800%. La ricerca mondiale eÌ al lavoro, sono in arrivo nuovi farmaci. Se ne parleraÌ da domani al 18 maggio anche nel corso del 56° meeting dell’ESPGHAN, SocietaÌ Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica che si svolgeraÌ quest’anno in Italia, proprio qui a Milano”.

Il piuÌ delle volte la malattia viene diagnosticata per la prima volta in Pronto Soccorso dove vengono portati i pazienti quando vanno incontro al blocco di un bolo alimentare nell’esofago. “EÌ questo il piuÌ frequente incidente causato dalla malattia trascurata” afferma laprof. Caterina Strisciuglio, Associato di Pediatria all’UniversitaÌ Luigi Vanvitelli della Campania. “Non di rado la prima diagnosi avviene in pronto soccorso quando i medici sono costretti ad intervenire in emergenza per rimuovere il bolo alimentare dall’esofago. In quanto all’incidenza, pur essendo maggiore nel secondo decennio di vita, osserviamo sempre piuÌ spesso casi di bambini che non hanno ancora compiuto 10 anni. La malattia eÌ decisamente piuÌ frequente nel sesso maschile. Tra i sintomi che possono mettere in allarme i genitori, bencheÌ non ne esistano di specifici, ci sono il vomito dopo i 18 mesi, se frequente o un ostinato rifiuto del cibo”.

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Ci sono segnali che i genitori possono tenere sotto controllo per verificare l’eventuale esordio della malattia: "Va osservato se il bambino impiega tanto tempo per completare il pasto" spiega la dott. Francesca Rea, Responsabile dell’Ambulatorio patologie eosinofile del tratto gastrointestinale, Ospedale Pediatrico Bambino GesuÌ, Roma, “ se mastica a lungo, se beve molto mentre si mangia, se preferisce pasti morbidi o in pezzetti molto piccoli. Questi comportamenti non vanno sottovalutati, percheÌ possono essere la spia di una esofagite eosinofila. Che puoÌ essere diagnosticata con certezza in fase anche precoce con un esame invasivo, ma assolutamente sicuro: una endoscopia dell’esofago, EGDS, durante la quale si fanno alcune piccole biopsie. Se nei tessuti asportati si riscontra un’abnorme quantitaÌ di eosinofili, la situazione eÌ chiara”. 

Ma se diagnosticata in tempo, e questo eÌ piuÌ facile proprio in etaÌ pediatrica, l’esofagite eosinofila puoÌ essere tenuta sotto controllo, anche se non guarita impedendole di progredire e aggravarsi. “Si possono usare normali inibitori della pompa protonica, corticosteroidi, dieta di eliminazione” sottolinea ilprof. Salvatore Oliva, Associato presso il Dipartimento Materno Infantile dell’Università La Sapienza di Roma. “Ma la grande novità eÌ un farmaco biologico appena approvato anche in Italia, e di cui stiamo aspettando la rimborsabilità anche per l’esofagite eosinofila, contro la quale eÌ perfetto. E ce ne sono altri in fase di sperimentazione. Abbiamo peroÌ due problemi. Il primo eÌ che molti farmaci sono efficaci, ma non essendo ufficialmente indicati contro questa malattia sono in una forma sbagliata; per esempio, i corticosteroidi che si usano per l’asma sono efficaci ma dobbiamo somministrarli in modi non previsti. In particolare, devono essere deglutiti anzicheì inalati. Il secondo problema eÌ che i farmaci piuÌ nuovi non sono ancora autorizzati per i bambini. Quelli che ne avrebbero piuÌ bisogno per frenare la malattia prima che progredisca”.

La crescente diffusione dell’esofagite eosinofila sta suscitando una comprensibile attenzione da parte della comunitaÌ scientifica. “Questa malattia” conclude ilprof. Romano “eÌ una delle grandi sfide della gastroenterologia nei prossimi anni. E la SIGENP con i suoi Centri di riferimento distribuiti su tutto il territorio nazionale ha giaÌ accolto questa sfida. EÌ fondamentale che venga meglio conosciuta dal pubblico, dalle famiglie per poter arrivare a una diagnosi precoce e impostare una terapia corretta che ne blocchi la progressione”. Occorre, insomma, informare, creare consapevolezza. “Questo eÌ il compito che ci prefiggiamo e che portiamo avanti come ESEO Associazione di famiglie contro l'esofagite e le patologie gastrointestinali eosinofile” spiega la PresidenteRoberta Giodice: "sensibilizzare le istituzioni, l’opinione pubblica e aiutare questi pazienti e le loro famiglie, a fronteggiare una patologia di cui molti non conoscono neppure l’esistenza. Con la campagna ESEO Italia 2024 intendiamo promuovere una corretta educazione sanitaria attraverso attivitaÌ e progetti mirati a garantire con la sensibilizzazione una riduzione del ritardo diagnostico per i pazienti con patologie gastrointestinali eosinofile, orientandoli nei percorsi di cura”.

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