
Le giovani donne colpite da carcinoma mammario guardano sempre più alla possibilità di diventare madri anche dopo la malattia. Oggi una paziente under 40 su quattro sceglie la crioconservazione degli ovociti prima di iniziare la chemioterapia, senza un impatto negativo sulla prognosi oncologica. È quanto emerge dallo studio PREFER, coordinato dall’Università di Genova–IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium e al centro del convegno nazionale “Back From San Antonio”, in corso a Genova.
Lo studio ha coinvolto 746 donne tra i 18 e i 45 anni e ha dimostrato che la stimolazione ormonale necessaria alla crioconservazione – effettuata per un periodo limitato di 10–15 giorni – non aumenta il rischio di recidiva, superando una delle principali preoccupazioni che per anni ha limitato l’accesso a queste strategie.
«Il tumore del seno non riguarda solo donne in menopausa – sottolinea Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttrice della Clinica di Oncologia Medica del San Martino –. In Italia circa il 10% dei casi colpisce donne under 40 e oltre il 40% delle diagnosi avviene prima dei 50 anni. Si tratta spesso di forme aggressive che pongono esigenze cliniche e psicologiche specifiche, tra cui il desiderio di una gravidanza dopo le cure».
Secondo Matteo Lambertini, coordinatore dello studio PREFER, «per molto tempo la stimolazione ormonale è stata considerata potenzialmente rischiosa. I nuovi dati dimostrano invece che è possibile conciliare in modo sicuro le esigenze di cura con la preservazione della fertilità, migliorando la consulenza sull’onco-fertilità nelle donne in premenopausa con carcinoma mammario in fase iniziale».
Il convegno genovese ospita anche la presentazione dei risultati di un’analisi dello studio ALTTO, focalizzata sulle scelte di terapia endocrina nel carcinoma mammario precoce HR+/HER2+. Un follow up di 10 anni ha chiarito una controversia clinica rilevante, dimostrando che nelle pazienti in premenopausa il trattamento più efficace è la soppressione ovarica associata agli inibitori dell’aromatasi, fornendo indicazioni univoche alla pratica clinica.
Dal punto di vista organizzativo, la Breast Unit del nuovo ospedale metropolitano di Genova, con oltre 1.000 nuovi casi l’anno, si posizionerà tra le prime cinque in Italia per volumi, con l’obiettivo di estendere il modello multidisciplinare ad altre patologie oncologiche.
Infine, dal congresso arriva un forte richiamo alla prevenzione primaria, in particolare alla lotta al fumo. Fondazione AIOM annuncia l’avvio di una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che propone un aumento di 5 euro sul prezzo dei prodotti del tabacco. «La ricerca italiana è all’avanguardia – conclude Francesco Perrone, presidente AIOM – ma senza una prevenzione efficace il peso dei tumori sul sistema sanitario resterà insostenibile».




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