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Longevità in salute, la prevenzione parte a 40 anni: il ruolo chiave di fondi e stili di vita

Salute Redazione DottNet | 24/02/2026 12:34

Non basta aggiungere anni alla vita: la vera sfida è aggiungere vita agli anni. In un Paese tra i più longevi al mondo come l’Italia, il tema dell’invecchiamento sano impone un cambio di paradigma che inizia ben prima della pensione, già nella fascia 40-60 anni.

È il messaggio emerso nel corso della tavola rotonda “La psicologia dell’invecchiamento tra clinica, prevenzione e qualità della vita”, promossa a Roma da Casagit Salute e PMI Salute, fondo sanitario integrativo dedicato alle piccole e medie imprese manifatturiere e meccaniche.

Un Paese che invecchia, un sistema sotto pressione

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Il quadro demografico è noto ma sempre più rilevante per la sostenibilità del sistema sanitario: un italiano su quattro ha almeno 65 anni e oltre 4 milioni di persone hanno superato gli 80. A questo si aggiungono il calo delle nascite e l’aumento delle persone sole.

Nel 2023 il 58% delle strutture sanitarie risultava di natura privata, quota che supera il 70% nell’ambito dell’assistenza residenziale. Numeri che riflettono un Servizio sanitario nazionale in affanno e una crescente pressione sui modelli di presa in carico.

Prevenzione: solo il 4% della spesa, ma decisiva per la sostenibilità

La prevenzione rappresenta la leva più efficace per contenere l’impatto dell’invecchiamento sulla spesa sanitaria, ma oggi rimane marginale nei bilanci.

Marco Micocci, professore di matematica finanziaria e scienze attuariali all’Università di Cagliari, ha evidenziato che, su un campione di 6 milioni dei 16 milioni di iscritti ai fondi sanitari integrativi, la prevenzione pesa appena per il 4% della spesa complessiva.

Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con l’andamento del consumo sanitario lungo il ciclo di vita: a 40 anni il ricorso alle cure si attesta attorno al 30%, mentre a 70 anni supera l’80%. Investire prima significa ridurre l’intensità e il costo delle prestazioni in età avanzata, migliorando al tempo stesso la qualità della vita.

In questo scenario, il ruolo dei fondi integrativi diventa strategico. Le fasce over 60 risultano spesso sottorappresentate e in molti casi la copertura si interrompe con il pensionamento. Casagit Salute mantiene invece l’assistenza anche nelle età più avanzate, in coerenza con la propria natura mutualistica, pur in un equilibrio complesso tra missione sociale e sostenibilità economica.

La finestra critica tra 40 e 60 anni

Dal punto di vista clinico, l’invecchiamento è il risultato di fattori genetici, ambientali e comportamentali. Francesco Landi, direttore del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ha ricordato che la forza muscolare inizia a diminuire già intorno ai 50 anni e che la fascia 40-60 rappresenta una fase determinante per prevenire la fragilità futura.

Intervenire su alimentazione, attività fisica, parametri metabolici, abitudine al fumo e qualità del sonno può tradursi in un guadagno stimato fino a 15 anni di vita in buona salute per le donne e 12 per gli uomini. L’invecchiamento attivo – stimolazione cognitiva, relazioni sociali, movimento – è altrettanto cruciale.

Fabio Lucidi, docente di Psicometria alla Sapienza Università di Roma, ha sottolineato come la motivazione sia un elemento determinante: conoscere i benefici di uno stile di vita sano non è sufficiente, occorre costruire percorsi che rafforzino autonomia, consapevolezza e relazioni positive.

Screening cognitivi e diagnosi precoce

Sul fronte neurologico, emergono dati che invitano a non sottovalutare la prevenzione cognitiva. Giovanni Anzidei, vicepresidente della Fondazione IGEA, ha presentato i risultati del protocollo “Train the brain” sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR): il 2% degli over 45 presenta già deficit conclamati e quasi il 20% si colloca ai limiti della norma, spesso senza esserne consapevole.

Screening mirati e controlli periodici consentono interventi personalizzati, con benefici clinici e risparmi assistenziali nel medio-lungo periodo.

Una strategia di sistema per la longevità

Il dibattito ha messo in luce un punto centrale: la longevità non è solo una questione anagrafica, ma una sfida di sistema che coinvolge prevenzione, modelli assicurativi, sostenibilità finanziaria e cultura degli stili di vita.

La vera partita si gioca molto prima della terza età. Anticipare gli interventi, integrare prevenzione clinica e psicologica e rafforzare il ruolo dei fondi sanitari può trasformare l’invecchiamento da fattore di pressione a opportunità di salute pubblica sostenibile.

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