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Liste d’attesa in neurologia, come cambiare passo

Neurologia Lucia Oggianu | 21/05/2026 10:27

Dalla SIN nuove indicazioni per orientare le visite e alleggerire il sistema

Ridurre le attese senza tagliare l’accesso alle cure. È questa la sfida che attraversa oggi la neurologia italiana, dove la crescente richiesta di prestazioni rischia di rallentare proprio chi ha più bisogno di una diagnosi specialistica. La risposta arriva da nuove raccomandazioni che puntano a fare chiarezza, distinguendo ciò che è urgente da ciò che può essere gestito sul territorio.

Un documento per migliorare l’appropriatezza

Le nuove Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale, elaborate dalla Società italiana di Neurologia (SIN) su richiesta del Ministero della Salute e pubblicate dall’Istituto superiore di sanità, intervengono su una criticità ben nota: le liste d’attesa sempre più lunghe per le prime visite neurologiche. 

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L’obiettivo è ridurre le richieste inappropriate e garantire tempi più rapidi ai pazienti che necessitano davvero dello specialista. Il documento identifica in modo operativo quando la visita neurologica è indicata e quando invece può essere evitata. 

In totale sono state definite otto raccomandazioni, sei a favore dell’invio allo specialista e due che, al contrario, ne sconsigliano il ricorso. 

Il nodo delle visite "non necessarie"

Gran parte delle richieste riguarda condizioni molto diffuse come cefalea, tremori e disturbi cognitivi. Tuttavia, in molti casi si tratta di situazioni gestibili dal medico di medicina generale. Questo squilibrio porta a un sovraccarico dei servizi specialistici e rende più difficile l’accesso per i pazienti con patologie rilevanti.

"Queste raccomandazioni rappresentano un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso alle cure neurologiche nel nostro Paese evitando le visite non necessarie e garantendo un percorso più rapido e appropriato per i pazienti con condizioni realmente rilevanti", afferma il professor Mario Zappia, presidente della Società italiana di Neurologia

Quando il mal di testa richiede lo specialista

Per quanto riguarda la cefalea, le nuove indicazioni distinguono con precisione i casi che meritano approfondimento neurologico. L’invio è raccomandato in presenza di segnali di allarme, come:

  • insorgenza improvvisa;
  • peggioramento progressivo;
  • comparsa in età avanzata;
  • presenza di sintomi neurologici associati.

Diverso il caso delle forme più comuni, come l’emicrania non frequente, che possono essere inizialmente gestite dal medico di famiglia. Le forme croniche, invece, con mal di testa per oltre 15 giorni al mese, richiedono valutazione specialistica. 

Tremore: distinguere i segnali da monitorare

Anche per il tremore le raccomandazioni introducono criteri distintivi. Serve una valutazione neurologica quando il disturbo:

  • compare a riposo;
  • è asimmetrico;
  • è di nuova insorgenza;
  • si associa ad altri sintomi neurologici.

Viceversa, le situazioni più lievi o legate a cause riconoscibili possono essere affrontate inizialmente sul territorio. 

Disturbi cognitivi: centralità del medico di famiglia

Un capitolo importante riguarda i disturbi cognitivi, dove viene rafforzato il ruolo del medico di medicina generale nel primo inquadramento. L’invio allo specialista è indicato in caso di peggioramento progressivo non spiegato dagli accertamenti iniziali, mentre nei pazienti fragili o con forme avanzate possono essere più appropriati percorsi alternativi, come quelli geriatrici. 

Un lavoro condiviso tra professionisti e pazienti

Le raccomandazioni sono il risultato di un lavoro multiprofessionale che ha coinvolto neurologi, medici di famiglia, metodologi e rappresentanti dei pazienti, basato sulle migliori evidenze scientifiche disponibili. "Non si tratta di limitare l’accesso allo specialista, ma di renderlo più efficace e mirato", sottolinea Zappia. Il punto di arrivo è un sistema più equilibrato, in cui territorio e specialistica collaborano per garantire risposte più rapide e appropriate ai bisogni di salute.

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