
La storia del tumore al seno negli ultimi cinquant'anni è anche la storia di una delle più importanti trasformazioni della medicina moderna. Oggi in Italia vivono circa 925 mila donne dopo una diagnosi di carcinoma mammario e la sopravvivenza a cinque anni ha raggiunto l'88%. Un risultato reso possibile dall'evoluzione delle terapie, dalla diffusione della diagnosi precoce e dall'avvento della medicina di precisione, che consente di personalizzare sempre più il trattamento sulla base delle caratteristiche biologiche della malattia. Ma se i progressi clinici hanno cambiato radicalmente la prognosi, la battaglia non è ancora vinta. Gli specialisti e le associazioni di pazienti ricordano che prevenzione, screening e qualità della vita restano pilastri fondamentali nella lotta contro il cancro al seno.
Dalle mutilazioni chirurgiche alle cure su misura
Ripercorrere il cammino compiuto significa guardare a un'epoca in cui gli interventi chirurgici erano quasi sempre demolitivi, lo svuotamento ascellare comportava un elevato rischio di linfedema, il supporto psicologico era pressoché assente e la mortalità restava molto elevata. «In cinquant'anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza», afferma Flori Degrassi, presidente nazionale di Andos in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dell'associazione. Degrassi sottolinea l’importanza di aspetti come riabilitazione, sostegno psicologico, sessualità, lavoro e recupero dell'immagine corporea come parte integrante del percorso assistenziale e aggiunge: «dobbiamo garantire che ogni donna possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali».
Visite e screening anche per chi resta ai margini
Accanto ai progressi terapeutici cresce il peso della prevenzione primaria. Secondo gli esperti, una parte consistente dei tumori mammari potrebbe essere evitata intervenendo sui fattori di rischio modificabili. «Se tutte le donne adottassero stili di vita sani il 40% dei tumori del seno non esisterebbe», sostiene Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia, ricordando che ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 56 mila nuove diagnosi di tumore della mammella. Da qui nasce la settima edizione della campagna nazionale "La prevenzione è il nostro capolavoro", promossa da Komen Italia insieme al Ministero della Cultura e, per la prima volta, al Ministero della Salute. L'iniziativa prevede 49 giorni di attività sul territorio, eventi di sensibilizzazione, Race for the Cure, visite e screening gratuiti destinati anche alle categorie più fragili. «La lotta contro i tumori è un impegno che coinvolge tutti: istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, associazioni e cittadini – dichiara Orazio Schillaci, ministro della Salute – Solo attraverso una responsabilità condivisa possiamo rendere sempre più efficace la prevenzione, favorire diagnosi tempestive e garantire cure di qualità». Il ministro sottolinea inoltre il ruolo del Piano oncologico nazionale, degli investimenti nella ricerca e dell'ampliamento delle fasce di età per lo screening mammografico. «Con questa campagna speriamo di raggiungere anche tante donne in difficoltà, che fanno più fatica ad accedere agli screening», sottolinea Masetti, citando tra i destinatari detenute, anziane, caregiver e persone che vivono condizioni di marginalità sociale.
Controlli e diagnosi precoce
Nonostante la crescente disponibilità di strumenti di prevenzione, l'attenzione delle donne verso la propria salute rimane insufficiente. «La prevenzione è il miglior farmaco, ma secondo una valutazione del Global Woman Health Index solo il 13% delle donne pensa alla prevenzione rispetto alla propria salute», ribadisce Maria Rosiaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, che ricorda inoltre che il governo ha ampliato le fasce di età coinvolte nello screening mammografico, estendendolo a partire dai 45 anni, e ha stanziato nuove risorse per le politiche di prevenzione. Tra i prossimi obiettivi figura anche l'approfondimento scientifico del ruolo dell'attività fisica nelle diverse fasi della malattia, dalla prevenzione al percorso terapeutico.
Vivere meglio dopo la diagnosi
Se la sopravvivenza continua ad aumentare grazie all'innovazione scientifica, la sfida dei prossimi anni sarà migliorare la qualità della vita delle pazienti e ridurre le disparità territoriali nell'accesso a diagnosi precoce, screening mammografico, cure innovative e servizi di supporto. Un percorso che, mezzo secolo dopo le prime battaglie delle donne operate al seno, punta non solo a curare la malattia, ma a consentire a sempre più persone di tornare a una vita piena dopo il cancro della mammella.




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