
Un passo avanti nella medicina di precisione e nella prevenzione oncologica. Con l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entra tra le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale anche un programma di screening e sorveglianza per la ricerca delle varianti patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2 nelle donne con una storia familiare di cancro al seno o cancro ovarico. Una novità accolta con favore dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che la considera un importante strumento per rafforzare la prevenzione oncologica personalizzata e l'individuazione precoce dei tumori ereditari.
Screening genetico, cosa cambia con i nuovi Lea
L'aggiornamento dei Lea prevede l'avvio di percorsi dedicati alla ricerca delle varianti patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2 nelle donne che presentano familiarità per tumore della mammella e/o tumore dell'ovaio. Le persone risultate positive alle varianti genetiche potranno essere inserite in programmi strutturati di sorveglianza e monitoraggio. L'obiettivo è identificare precocemente le persone a maggior rischio e offrire strumenti di prevenzione e controllo più efficaci, in un ambito in cui la componente ereditaria può avere un ruolo determinante nello sviluppo della malattia.
Aiom: «opportunità in più per fare diagnosi precoce»
Per gli oncologi dell'Aiom, l'inserimento dei test BRCA nei Lea rappresenta un risultato significativo per la sanità pubblica. «Esistono forme ereditarie anche dei tumori della mammella, motivo per cui aver inserito questi test nei Lea è un'opportunità in più per fare diagnosi precoce, per risparmiare vite, guadagnare vita e qualità di vita», ha dichiarato Nicola Silvestris, segretario nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Si tratta di «un passo avanti fondamentale e che è espressione di quanto sia forte e valido il nostro Servizio sanitario nazionale».
L'esecuzione del test genetico BRCA, sottolinea l'Aiom, deve essere riservata alle persone per le quali esiste una reale indicazione clinica. «Il test è opportuno sia effettuato solo da chi ha familiarità con casi di tumore», ha precisato Silvestris, ricordando che l'indicazione è quella di rivolgersi ai centri di riferimento per valutare correttamente l'opportunità dell'esame.




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