
Migliora la gestione delle complicanze ostetriche più gravi e diminuisce il ricorso all'isterectomia del peripartum, uno degli interventi più drastici che può rendersi necessario durante o subito dopo una gravidanza. È il dato che emerge dalle analisi preliminari condotte nell'ambito dell'Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS), il sistema di sorveglianza coordinato dall'Istituto superiore di sanità (Iss) che monitora la mortalità materna e le complicanze ostetriche gravi in Italia. Un risultato che sarà al centro del confronto tra esperti provenienti da oltre 20 Paesi riuniti a Roma per discutere di salute materna e qualità dell'assistenza alla nascita.
Cos'è l'isterectomia del peripartum
Consiste nella rimozione chirurgica dell'utero durante la gravidanza o entro 42 giorni dalla sua conclusione. Si tratta di una procedura utilizzata nelle situazioni più critiche, quando altre opzioni terapeutiche non sono sufficienti a controllare complicanze potenzialmente letali per la madre. Proprio per la sua invasività, il ricorso a questo intervento è considerato un importante indicatore della qualità e dell'efficacia dell'assistenza ostetrica.
I dati: ridotto del 50% il ricorso all'intervento
Secondo le analisi presentate nell'ambito delle attività di ItOSS, nel corso di due anni di studio sono stati prospetticamente segnalati 384 casi di isterectomia peripartum, pari a un tasso di 5,6 interventi ogni 10mila parti. Il confronto con il precedente studio ItOSS sull'isterectomia, condotto circa dieci anni fa, mostra un importante miglioramento: il tasso si è quasi dimezzato, passando da 10,9 a 5,7 interventi ogni 10mila parti. Un dato che evidenzia una significativa riduzione del ricorso all'intervento e suggerisce un miglioramento nella prevenzione e nella gestione delle principali emergenze ostetriche.
La salute materna come priorità
La riduzione del ricorso all'isterectomia del peripartum rappresenta un segnale positivo, ma per gli esperti è fondamentale continuare a monitorare gli eventi più gravi associati alla gravidanza e al parto. «La salute materna continua a rappresentare una priorità di salute pubblica anche nei sistemi sanitari più avanzati», sottolinea Serena Donati, direttrice del Reparto Salute della Donna e dell'Età Evolutiva dell'Istituto Superiore di Sanità.
Secondo Donati, lo studio delle complicanze materne gravi e dei decessi potenzialmente evitabili offre indicazioni preziose per individuare le aree in cui è possibile migliorare l'assistenza. Un lavoro che richiede dati solidi e confrontabili nel tempo e tra diversi Paesi. «La disponibilità di dati affidabili e confrontabili rappresenta una condizione essenziale per identificare le criticità, orientare la ricerca e valutare gli interventi». Il calo osservato «si inserisce nel quadro del significativo lavoro per la prevenzione, il riconoscimento tempestivo e la gestione appropriata dell'emorragia ostetrica che, in Italia, è ancora la principale causa di morte materna da cause ostetriche entro 42 giorni dall'esito della gravidanza», sottolinea l'esperta.
Il ruolo della sorveglianza ostetrica
Dal 2012 il sistema Italian Obstetric Surveillance System raccoglie dati sulla mortalità materna e sulla morbosità materna grave in Italia. Coordinato dall'Iss, il programma monitora eventi rari ma ad alto impatto clinico e promuove attività di ricerca, formazione e miglioramento della pratica assistenziale. Tra gli obiettivi vi sono l'identificazione dei fattori di rischio, la valutazione degli esiti materni e neonatali e la definizione di raccomandazioni per la pratica clinica basate sulle evidenze scientifiche.
Un confronto internazionale sulle cure ostetriche
L'incontro promosso dall'Iss rappresenta anche un'occasione di confronto tra professionisti provenienti da oltre 20 Paesi, con l'obiettivo di condividere esperienze e strategie per migliorare la gestione delle complicanze ostetriche e ridurre gli eventi materni più gravi. Il confronto internazionale si inserisce nelle attività delle reti di sorveglianza e ricerca che studiano le condizioni rare di grave morbosità materna, favorendo la diffusione delle migliori pratiche assistenziali e il miglioramento continuo della qualità delle cure.
Un segnale positivo per la sicurezza della maternità
La riduzione delle isterectomie peripartum rappresenta un indicatore incoraggiante per la salute materna in Italia. Pur trattandosi di dati preliminari, il risultato suggerisce progressi nell'identificazione precoce dei fattori di rischio e nella gestione delle emergenze ostetriche, confermando l'importanza della sorveglianza clinica, della formazione dei professionisti e della collaborazione internazionale per garantire percorsi nascita sempre più sicuri.




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