
Una rete di assistenza materno-infantile nella quale le competenze specialistiche possano raggiungere anche i punti nascita periferici, sostenendo le decisioni cliniche e la gestione delle emergenze. È il modello delineato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) nelle nuove Linee di indirizzo organizzative per l'implementazione della telemedicina e l'ottimizzazione dell'assistenza ai casi più complessi nell'ambito della rete dei punti nascita e della neonatologia, datate ottobre 2026.
Il documento, elaborato con il contributo di un gruppo tecnico multidisciplinare, definisce un quadro organizzativo per integrare teleconsulto, telemonitoraggio e condivisione delle informazioni cliniche nei percorsi che accompagnano la gravidanza, il parto, l'assistenza neonatale e il periodo successivo alla dimissione.
L'obiettivo è rendere più tempestivo l'accesso alle competenze specialistiche, ridurre i trasferimenti non necessari e rafforzare la continuità assistenziale, nel rispetto delle differenti organizzazioni regionali.
Una rete di 349 punti nascita, con forti differenze territoriali
Le linee di indirizzo partono dalle criticità del sistema nascita italiano. Secondo i dati CeDAP 2024 richiamati da Agenas, sul territorio nazionale risultano attivi 349 punti nascita, caratterizzati da una distribuzione disomogenea e da volumi di attività molto differenti.
Una quota di parti continua a essere effettuata in strutture con meno di 500 nascite annue, una soglia considerata non ottimale rispetto agli standard organizzativi nazionali. Nei presidi a basso volume possono risultare più difficili la disponibilità continuativa di competenze specialistiche e il mantenimento dell'esperienza necessaria per affrontare le emergenze.
Il documento segnala inoltre differenze territoriali nel ricorso al taglio cesareo, nella distribuzione delle terapie intensive neonatali e nell'integrazione tra ospedale e territorio.
La telemedicina viene quindi proposta come uno strumento per rafforzare il funzionamento delle reti assistenziali, non come un'alternativa ai requisiti strutturali e professionali che devono essere garantiti nei punti nascita.
Teleconsulto tra ospedali periferici e centri specialistici
Il modello individuato da Agenas si basa sull'organizzazione hub and spoke: i centri di primo livello gestiscono i casi a minore complessità, mentre quelli di secondo livello concentrano competenze e risorse per le gravidanze e i neonati ad alto rischio.
Attraverso il teleconsulto, i professionisti dei punti nascita periferici potranno confrontarsi con gli specialisti dei centri di riferimento, condividendo dati clinici, immagini diagnostiche e valutazioni multidisciplinari.
Questo collegamento è previsto già nella fase prenatale, quando la stratificazione del rischio ostetrico e feto-neonatale consente di individuare il luogo più appropriato per il parto. Nei casi complessi, la consulenza a distanza può contribuire a programmare il trasferimento della gestante verso una struttura dotata delle competenze necessarie.
La telemedicina può inoltre supportare il monitoraggio di gravidanze selezionate, il counselling multidisciplinare e il raccordo tra ginecologi, ostetriche, neonatologi e pediatri.
L'impostazione punta a mantenere vicino al luogo di residenza l'assistenza che può essere erogata in sicurezza, riservando il ricorso ai centri di maggiore complessità ai casi che ne hanno effettivamente bisogno.
Emergenze neonatali, il consulto può precedere il trasferimento
Uno degli aspetti centrali delle linee di indirizzo riguarda l'integrazione della telemedicina nei sistemi di trasporto materno assistito (STAM) e di trasporto in emergenza neonatale (STEN).
Agenas propone di considerarli non soltanto servizi di trasferimento, ma processi clinico-assistenziali integrati, nei quali la decisione di spostare la madre o il neonato deve essere preceduta da una valutazione del rischio e dalla scelta del contesto assistenziale più appropriato. Nel caso di un neonato critico, il teleconsulto con il centro specialistico può essere attivato per sostenere la stabilizzazione iniziale, valutare la necessità del trasporto e coordinare l'eventuale intervento dell'équipe dedicata.
Le linee di indirizzo prevedono anche la possibilità che l'intervento si concluda senza trasferimento, qualora le condizioni cliniche consentano di proseguire l'assistenza presso il centro che ha richiesto il supporto specialistico. La decisione deve essere documentata e coerente con i criteri di sicurezza e intensità di cura.
Per le gravidanze a rischio, il collegamento tra i centri può invece favorire il trasferimento della donna prima del parto, evitando, quando possibile, la necessità di trasportare successivamente il neonato.
Il principio organizzativo è quello di trasferire il paziente quando serve, non semplicemente perché manca una consulenza specialistica immediatamente disponibile sul posto. La valutazione a distanza, tuttavia, non sostituisce l'intervento diretto quando la gravità delle condizioni lo rende necessario.
Dimissione e follow-up, più integrazione con il territorio
Il modello non si esaurisce nella fase ospedaliera. Le linee di indirizzo attribuiscono alla telemedicina un ruolo anche nella continuità delle cure dopo la dimissione, soprattutto per i neonati prematuri, quelli con patologie croniche e le famiglie in condizioni di fragilità.
Sono previsti percorsi di monitoraggio clinico, consulenza a distanza e raccordo con i servizi territoriali, coinvolgendo consultori familiari, pediatri di libera scelta, assistenza domiciliare e Centrali operative territoriali (COT).
La condivisione delle informazioni dovrebbe favorire una presa in carico coordinata della madre e del neonato, limitando la frammentazione tra specialisti ospedalieri e professionisti territoriali. In questa prospettiva, il documento colloca la telemedicina lungo l'intero percorso nascita, dalla valutazione iniziale del rischio fino al follow-up, con particolare attenzione ai primi mille giorni di vita.
Regioni chiamate a definire responsabilità e standard comuni
Per tradurre il modello in attività assistenziali, Agenas richiama la necessità di una governance regionale capace di definire criteri omogenei di accesso, procedure condivise, responsabilità professionali e soluzioni tecnologiche interoperabili. Le linee di indirizzo prevedono l'integrazione con la Piattaforma nazionale di telemedicina, attraverso modelli organizzativi adattabili ai differenti contesti territoriali.
Un capitolo specifico è dedicato ai profili medico-legali, alla protezione dei dati personali e alla tracciabilità delle decisioni cliniche. La disponibilità di strumenti digitali non elimina infatti le responsabilità dei professionisti coinvolti nella valutazione e nella presa in carico. Particolare rilievo viene attribuito anche alla formazione. Per i sistemi di emergenza materna e neonatale, il documento sottolinea l'importanza dell'addestramento continuo, delle competenze specialistiche e della revisione periodica degli esiti assistenziali.
Le indicazioni di Agenas non equivalgono all'attivazione immediata e uniforme dei nuovi percorsi. Costituiscono piuttosto un riferimento per la loro organizzazione da parte delle Regioni e delle aziende sanitarie.
La prospettiva è quella di una rete materno-infantile nella quale la disponibilità di competenze specialistiche non dipenda esclusivamente dalla loro presenza fisica in ogni struttura, ma anche dalla capacità dei servizi di collaborare in tempo reale, mantenendo sicurezza clinica, appropriatezza dei trasferimenti e continuità dell'assistenza.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.