
Le donne con tumore al seno continuano ad avere fiducia nei propri medici, ma informazioni e comunicazione non sempre riescono a coprire tutti i bisogni che accompagnano la malattia. Solo quattro pazienti su dieci dichiarano infatti di sentirsi pienamente informate e appena la metà afferma di conoscere nel dettaglio benefici ed effetti collaterali delle terapie.
È quanto emerge da una survey realizzata da IQVIA Italia e promossa da Europa Donna Italia su 168 pazienti con tumore della mammella, presentata in occasione del corso di formazione universitario "Laudato Medico Young – Comunicare è curare".
Fiducia nel medico, ma la comunicazione può migliorare
Il rapporto con l'oncologo non viene messo complessivamente in discussione: il medico viene percepito come competente e disponibile e, considerando le diverse fasi della malattia e delle cure, il 60% delle intervistate si dichiara soddisfatto della comunicazione.
Emergono però alcune aree critiche. Solo il 17% descrive l'oncologo come empatico o chiaro, mentre il 20% lo percepisce come sbrigativo. Una paziente su tre vorrebbe maggiore empatia e un linguaggio più comprensibile, il 24% chiede una migliore presa in carico emotiva e psicologica e il 21% più informazioni sulle possibilità terapeutiche. Per il 16% servirebbe invece più tempo durante le visite.
Non emerge quindi tanto una crisi di fiducia nel professionista, quanto una distanza tra le informazioni strettamente cliniche e ciò che la paziente sente di avere bisogno di conoscere per affrontare concretamente il percorso di cura.
Sessualità, alimentazione e vita quotidiana: le informazioni che mancano
È soprattutto fuori dal perimetro strettamente terapeutico che le pazienti segnalano carenze. Sessualità, alimentazione, benessere psicologico e gestione quotidiana degli effetti collaterali sono tra gli aspetti sui quali vengono lamentate una minore disponibilità di indicazioni e una carenza di supporto pratico.
"Capacità relazionale, chiarezza nella comunicazione ed empatia del medico non sono aspetti secondari nel percorso di cura", sottolinea Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia. L'obiettivo dell'indagine, spiega, è individuare i bisogni ancora senza risposta e tradurli in interventi di formazione e sensibilizzazione.
Il sostegno resta soprattutto sulle spalle della famiglia
Un altro dato riguarda la rete alla quale le donne si affidano durante la malattia. Per sette pazienti su dieci sono la famiglia e il partner a rappresentare i principali punti di riferimento per il sostegno emotivo, mentre medici di medicina generale e psico-oncologi assumono un ruolo più marginale.
Un risultato che porta l'attenzione anche sulla continuità della presa in carico: accanto alla relazione con l'oncologo e con la Breast Unit, il percorso della paziente comprende bisogni psicologici e problemi quotidiani che non sempre trovano una risposta professionale strutturata.
Comunicare come parte della cura
Proprio sulla relazione medico-paziente si concentra "Laudato Medico Young", organizzato per il secondo anno consecutivo da Europa Donna Italia e rivolto ai professionisti under 40. All'edizione 2026 hanno partecipato oltre 60 giovani oncologi, radioterapisti, radiologi e chirurghi senologi delle Breast Unit.
Per Paolo Guiddi, psico-oncologo dell'Istituto Europeo di Oncologia e dell'Università degli Studi di Milano, il medico deve riuscire a intercettare anche ciò che durante una visita la paziente fatica a trasformare in una domanda: dalla paura della recidiva alle conseguenze della malattia sulla vita quotidiana.
La survey suggerisce così una sfida che va oltre la quantità delle informazioni fornite. Una paziente può ricevere spiegazioni clinicamente corrette e continuare a non sentirsi pienamente informata o accompagnata. È in questa distanza che comunicazione, ascolto e capacità di far emergere bisogni inespressi diventano parte integrante della presa in carico.




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