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Tumore al seno: il peso invisibile della malattia tra depressione, lavoro e relazioni

Oncologia Lucia Oggianu | 10/06/2026 12:03

Ansia, fragilità psicologica e impatto sociale emergono dal II Rapporto ANDOS–C.R.E.A. Sanità su oltre mille pazienti: cresce la richiesta di un supporto strutturato e continuo

Il report

Una donna su tre con carcinoma della mammella presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti. È uno dei dati più significativi emersi dal II Rapporto ANDOS–C.R.E.A. Sanità, presentato a Roma e basato sulle risposte di 1.051 donne che hanno completato una survey dedicata all’impatto della malattia sulla vita quotidiana.

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Accanto alla depressione, l’ansia si conferma la dimensione psicologica predominante: oltre il 30% delle pazienti registra livelli moderati o severi, mentre quasi la metà riferisce sintomi lievi. La qualità di vita percepita risulta complessivamente inferiore rispetto alla popolazione femminile generale, sia sul piano fisico sia su quello psicologico.

Relazioni personali e sessualità: le ricadute più profonde

Il tumore al seno non incide solo sulla salute, ma ridefinisce anche gli equilibri affettivi. Più della metà delle donne (52%) segnala un aumento dello stress di coppia, mentre il 67% riporta problemi significativi nella sfera dell’intimità sessuale, spesso persistenti anche dopo la conclusione dei trattamenti.

L’impatto si estende alla genitorialità: quasi il 69% delle pazienti descrive un forte disagio legato al proprio ruolo di madre e, tra le donne under 40, il 58,1% afferma di aver rinunciato ad avere figli.

Lavoro e progettualità

Il carcinoma mammario condiziona in modo rilevante anche la dimensione professionale. Circa il 10% delle donne interrompe completamente lavoro o formazione, oltre il 20% riduce l’impegno lavorativo e una quota più contenuta modifica ruolo o occupazione. Le difficoltà risultano più frequenti tra le lavoratrici dipendenti e nelle pazienti sottoposte a chemioterapia, trattamento associato al maggiore impatto negativo sul lavoro. Tuttavia, anche l’ormonoterapia può comportare criticità nel lungo periodo. Nel complesso, oltre il 45% delle donne dichiara di aver modificato in modo significativo i propri progetti di vita, mentre il 22% parla di cambiamenti molto impattanti.

Un carico psicologico che persiste nel tempo

Paura della recidiva, effetti collaterali delle terapie e preoccupazione per il futuro dei familiari rappresentano le principali fonti di stress, con un impatto rilevante per il 65-75% delle pazienti. L’analisi evidenzia inoltre la diffusione di sintomi come affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, senso di isolamento e perdita di autostima. Segnali che non si esauriscono nella fase acuta della malattia, ma tendono a protrarsi nel tempo, soprattutto tra le donne più giovani e in trattamento.

L’appello

"Negli ultimi anni i progressi della ricerca e delle terapie hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza nel tumore della mammella, ma oggi sappiamo che non basta salvare la vita: dobbiamo restituirla – afferma Flori Degrassi, presidente nazionale ANDOS –. Questo report conferma quanto la malattia continui a incidere sulla quotidianità delle donne, sulle relazioni, sul lavoro, sulla progettualità personale e sulla serenità psicologica, anche molti anni dopo la diagnosi. Il supporto psiconcologico e sociale non può più essere considerato un elemento accessorio, ma deve diventare parte integrante del percorso di cura, così come l’ascolto dei bisogni concreti delle donne".

Un impatto multidimensionale che richiede nuove risposte

"I dati dimostrano come il disagio emotivo non si esaurisca nella fase iniziale della malattia, ma possa protrarsi nel tempo, incidendo sulla quotidianità, sulle relazioni affettive, sulla genitorialità, sul lavoro e sulla capacità di progettare il futuro – spiega Barbara Polistena, direttore scientifico di C.R.E.A. Sanità –. La survey evidenzia un impatto multidimensionale persistente che richiede un approccio di presa in carico realmente integrato e multidisciplinare".

Sulla stessa linea Federico Spandonaro, presidente del Comitato Scientifico di C.R.E.A. Sanità: "Per il sistema sanitario questo significa investire in modelli di presa in carico più strutturati, continuità assistenziale, supporto psicologico e strumenti di accompagnamento sociale e lavorativo, affinché la sopravvivenza si traduca anche in una migliore qualità della vita".

Patient-Reported Outcomes e medicina centrata sulla persona

Il report valorizza anche il ruolo dei Patient-Reported Outcomes (PRO), strumenti che raccolgono il vissuto diretto delle pazienti. "La ricerca oncologica ci ha insegnato a misurare sempre meglio l’efficacia delle cure, ma oggi dobbiamo capire come le donne vivono realmente la malattia – afferma Massimo Di Maio, presidente AIOM –. I Patient-Reported Outcomes ci aiutano a valutare aspetti fondamentali come qualità di vita, benessere psicologico e impatto sulla quotidianità, rendendo le cure sempre più personalizzate e centrate sulla persona".

La sfida dell’advocacy

"Da questa indagine emerge un quadro di grande complessità che i comitati ANDOS conoscono bene attraverso l’esperienza quotidiana accanto alle donne – conclude Flori Degrassi –. L’obiettivo non è solo individuare strumenti di intervento più efficaci, ma anche rafforzare la nostra attività di advocacy verso le Istituzioni e la comunità scientifica, affinché i bisogni delle pazienti si traducano in azioni concrete".

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