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Hiv, l'Onu lancia l'allarme: i tagli ai fondi minacciano i progressi degli ultimi 25 anni

Secondo i dati UNAIDS gli aiuti globali allo sviluppo sono diminuiti del 23% nel 2025. A rischio i risultati ottenuti nella lotta all'Hiv e l'obiettivo di porre fine all'Aids entro il 2030.
Sanità pubblica

La lotta globale contro l'Hiv rischia di entrare in una fase critica proprio mentre la ricerca mette a disposizione strumenti terapeutici e preventivi sempre più efficaci. A lanciare l'allarme è UNAIDS, il programma delle Nazioni Unite dedicato all'Hiv/AIDS, che nel rapporto "Global AIDS Brief – United to End AIDS" denuncia una combinazione di fattori in grado di compromettere i progressi ottenuti negli ultimi decenni: riduzione dei finanziamenti internazionali, indebolimento dei programmi di prevenzione e crescente marginalizzazione delle popolazioni più vulnerabili.

Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite, il 2025 rappresenta uno dei momenti più delicati dall'inizio della risposta globale all'epidemia. "Non c'è dubbio che questo sia il più grave momento di crisi per la risposta all'HIV da quando il mondo si è unito per combattere questa malattia", ha dichiarato la direttrice esecutiva di UNAIDS, Winnie Byanyima.

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Crollano i finanziamenti internazionali

Il dato che preoccupa maggiormente riguarda il finanziamento dei programmi sanitari. Nel 2025 gli aiuti globali allo sviluppo hanno registrato una riduzione del 23%, il calo più marcato mai documentato da UNAIDS.

Secondo il rapporto, questa contrazione sta producendo effetti immediati sulla capacità dei sistemi sanitari e delle organizzazioni comunitarie di raggiungere le persone più esposte al rischio di infezione. La prevenzione continua inoltre a rappresentare una quota limitata della spesa complessiva destinata all'Hiv, pari ad appena l'11% del totale nel 2024. Il timore espresso dalle Nazioni Unite è che i finanziamenti nazionali non siano sufficienti a compensare la riduzione delle risorse internazionali, lasciando scoperti programmi che per anni hanno contribuito a contenere la diffusione del virus.

In calo test diagnostici e accesso alla PrEP

Le conseguenze dei tagli stanno già emergendo nei principali indicatori di prevenzione. Tra il 2024 e il 2025 il numero di test diagnostici effettuati nei contesti ad alta incidenza è diminuito del 22%. Nello stesso periodo l'utilizzo della profilassi pre-esposizione (PrEP), una delle strategie più efficaci per prevenire l'infezione da Hiv nelle persone a rischio, ha registrato una riduzione del 38%.

Anche i programmi dedicati alla distribuzione dei preservativi risultano fortemente penalizzati, con riduzioni dei finanziamenti che in alcuni contesti superano il 90%. Il rapporto sottolinea il paradosso di una fase storica in cui diventano disponibili nuove tecnologie preventive a lunga durata d'azione mentre, contemporaneamente, diminuiscono le risorse necessarie per renderle accessibili alle popolazioni che ne avrebbero maggiore bisogno.

L'impatto sulle comunità più vulnerabili

Particolarmente severo appare l'impatto sui servizi comunitari che rappresentano uno dei pilastri della risposta all’Hiv. Un'indagine condotta su 79 organizzazioni operanti in 47 Paesi di Africa, Asia-Pacifico e America Latina ha evidenziato una riduzione del 50% dei servizi di supporto alle persone che vivono con l'Hiv. Ancora più marcata la contrazione delle attività rivolte alle lavoratrici del sesso (-82%) e agli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (-85%).

A questa difficoltà si aggiunge, secondo UNAIDS, un arretramento sul fronte dei diritti civili. Nel 2025 due Paesi hanno introdotto per la prima volta norme che criminalizzano i rapporti tra persone dello stesso sesso, mentre un altro Stato ha ulteriormente inasprito le sanzioni esistenti. È la prima volta che l'agenzia registra un aumento della criminalizzazione delle popolazioni maggiormente esposte all'infezione.

Un successo di sanità pubblica che resta fragile

L'allarme arriva dopo anni di progressi significativi. Negli ultimi venticinque anni la risposta globale all'Hiv è stata infatti una delle principali storie di successo della sanità pubblica internazionale. Dal 2010 al 2025 i decessi correlati all'Aids si sono ridotti del 56%, passando da 1,3 milioni a 570 mila l'anno. Nello stesso periodo le nuove infezioni sono diminuite del 43%, fino a raggiungere circa 1,2 milioni di casi annui.

Oggi il 78% delle persone che convivono con l'Hiv riceve una terapia antiretrovirale. Nonostante questi risultati, quasi nove milioni di persone nel mondo non hanno ancora accesso alle cure.

L'obiettivo resta porre fine all'Aids entro il 2030

Il tema sarà al centro della Riunione di alto livello delle Nazioni Unite sull'Hiv/AIDS prevista il 22 e 23 giugno. In quell'occasione gli Stati membri saranno chiamati ad approvare una nuova dichiarazione politica che punta a mantenere l'obiettivo di porre fine all'Aids come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. Tra i traguardi indicati figurano l'accesso alla terapia antiretrovirale per 40 milioni di persone e l'estensione delle strategie preventive a 20 milioni di individui.

Secondo UNAIDS le conoscenze scientifiche e gli strumenti necessari sono già disponibili. La vera incognita riguarda la volontà politica e la capacità dei governi di continuare a investire in programmi che pure hanno dimostrato di produrre risultati concreti. Il rischio, avverte l'agenzia, è che il progressivo ridimensionamento dell'impegno internazionale finisca per compromettere uno dei maggiori successi della cooperazione sanitaria globale.

Sanità pubblica
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