
Schillaci spinge per all'avvio delle Case di Comunità entro la scadenza PNRR. Le riforme più profonde vengono rinviate a una fase successiva. Con l’incognita campagna elettorale 2027
La riforma della medicina generale si è fermata. Le Case di Comunità non possono farlo. È per questo che nelle ultime ore il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito come l'obiettivo del Governo resti quello di rendere operative le nuove strutture territoriali entro il 30 giugno, cioè la data che segna la scadenza prevista dal PNRR.
Per farlo, il Ministero punta ora su un accordo con Regioni e medici di medicina generale, rinviando a una fase successiva le modifiche più profonde del sistema. Un accordo che non manca di spingere anche sul senso di colleganza e responsabilità. Ma soprattutto una scelta segna un cambio di approccio: far partire le strutture per poi discutere il loro assetto definitivo.
Dal decreto al negoziato
Le dichiarazioni del ministro confermano l’abbandono quindi della strada che avrebbe dovuto portare a un intervento normativo rapido sulla presenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità. L'obiettivo immediato diventa allora quello di garantire una presenza professionale sufficiente a consentire l'avvio delle nuove strutture entro la scadenza europea.
In questo senso l'appello al "senso di responsabilità" della categoria assume un significato particolare. Non sembra il linguaggio di chi presenta una riforma conclusa, ma di chi cerca una soluzione transitoria per rispettare una scadenza ormai molto vicina. Un linguaggio meno istituzionale, poco "politico" nel senso classico del termine e che può essere letto sia come tentativo di ammorbidire una posizione divenuta insostenibile (quella della riforma "calata dall’alto"), sia come appello a uno sforzo congiunto per non fallire l’obiettivo europeo.
Il 30 giugno come spartiacque
Le parole di Schillaci contengono infatti un passaggio che merita attenzione. Il ministro parla infatti di una "prima definizione" entro il 30 giugno e rinvia successivamente i "cambiamenti più impattanti". È una distinzione che suggerisce come il problema, oggi, sia stato sostanzialmente diviso in due fasi.
La prima riguarda il rispetto degli impegni assunti con il PNRR e l'apertura delle Case di Comunità. La seconda riguarda la costruzione di un modello stabile di medicina territoriale, tema che continua a dividere Governo, Regioni e rappresentanze professionali.
Le domande restano aperte
La sospensione del confronto sulla riforma non elimina le questioni che l'avevano generata - e che restano sul tavolo immutate nella forma e nella sostanza. Chi lavorerà stabilmente nelle Case di Comunità? Con quali modalità organizzative? Con quali risorse verrà finanziato il personale una volta esauriti i fondi PNRR destinati alle infrastrutture? Quale sarà il ruolo dei medici di medicina generale all'interno delle nuove strutture?
Sono interrogativi che restano e resteranno sul tavolo indipendentemente dall'esito di questo appello. Per questo il dibattito non riguarda soltanto il destino di una proposta normativa, ma il funzionamento futuro di uno dei principali investimenti sanitari finanziati dall'Unione Europea.
Il fattore tempo e l'orizzonte del 2027
Esiste poi un elemento che non viene ancora richiamato nel dibattito pubblico ma che potrebbe influenzare le scelte dei prossimi mesi: il calendario politico. Se la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale, il 2026 rappresenta di fatto l'ultimo anno utile per affrontare una riforma potenzialmente divisiva e accompagnarne l'attuazione.
La vicenda delle Case di Comunità sembra così collocarsi all'incrocio tra due cronometri diversi. Da una parte quello del PNRR, che impone scadenze ravvicinate e verificabili. Dall'altra quello della politica, che tende a ridurre progressivamente lo spazio disponibile per interventi in grado di generare conflitti con categorie professionali, Regioni o parti sociali.
Non è detto che le due esigenze siano incompatibili. Ma è evidente che oggi la priorità del Governo sia evitare che la scadenza del 30 giugno si trasformi in un problema politico e istituzionale di lungo periodo.
Dopo l'apertura inizierà la vera partita
Se le Case di Comunità apriranno nei tempi previsti, il 30 giugno non rappresenterà comunque il punto di arrivo della vicenda. Potrebbe invece coincidere con l'inizio della fase più complessa.
Perché una volta soddisfatti gli obblighi formali previsti dal PNRR, torneranno inevitabilmente al centro del confronto le questioni rimaste irrisolte e che ribadiamo: il ruolo dei professionisti, l'integrazione tra ospedale e territorio, la sostenibilità economica del modello e la capacità delle nuove strutture di trasformarsi da edifici finanziati dal PNRR in presidi realmente operativi per i cittadini. La riforma può essere messa nel congelatore. Ma la data di scadenza del prodotto è comunque molto vicina.
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