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La riforma Schillaci si arena. Ma il Rapporto PIT spiega perché una riforma resta indispensabile

Liste d'attesa, agende chiuse, difficoltà con MMG, assistenza domiciliare frammentata e Case di Comunità ancora poco operative: il Rapporto PIT mostra perché una riforma resta necessaria.
Sanità pubblica

La riforma della medicina generale si è fermata prima ancora di arrivare in Parlamento. Travolta dalle divisioni politiche, dalle resistenze sindacali e dalle incertezze che hanno accompagnato il dibattito delle ultime settimane, la proposta del ministro Orazio Schillaci sembra destinata a lasciare il posto a una soluzione negoziale incerta e - allo stato - ancora tutta da costruire.

E così, mentre la politica discute dei vincitori e dei vinti, ecco un documento che riporta l'attenzione sul punto essenziale: i problemi che quella riforma avrebbe dovuto affrontare continuano a esistere.

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È quanto emerge dal Rapporto PIT Salute 2026 di Cittadinanzattiva, basato su oltre 14.000 segnalazioni raccolte attraverso la rete nazionale di tutela dei cittadini. Il quadro che ne emerge non fotografa un singolo problema, ma una serie di criticità che accompagnano quotidianamente milioni di persone nel loro rapporto con il Servizio sanitario nazionale.

Le liste d'attesa restano il volto più visibile della crisi

Quasi la metà delle segnalazioni raccolte dal PIT Salute riguarda l'accesso alle prestazioni sanitarie. All'interno di questa categoria, le liste d'attesa rappresentano il problema principale, seguite dalle difficoltà di prenotazione e dalle agende chiuse.

Per i cittadini questi problemi hanno spesso un volto molto concreto. Sono le visite specialistiche fissate a distanza di mesi rispetto ai tempi indicati dal medico, gli esami diagnostici che non trovano disponibilità, le prenotazioni sospese per indisponibilità di posti o la necessità di rivolgersi al privato per ottenere una prestazione in tempi compatibili con il proprio stato di salute. Criticità note da anni, ma che continuano a rappresentare il principale motivo di contatto con i servizi di tutela.

La sanità territoriale continua a mostrare fragilità

Un'altra parte consistente delle segnalazioni riguarda l'assistenza territoriale. In questo ambito emergono problematiche legate ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, alla salute mentale, alle RSA e all'assistenza domiciliare.

Il rapporto evidenzia come oltre il 60% delle segnalazioni relative all'assistenza territoriale riguardi proprio il rapporto con medici di famiglia e pediatri. Un dato che assume un significato particolare nelle stesse settimane in cui si è acceso il confronto sulla riforma della medicina generale.

Anche l'assistenza domiciliare continua a essere percepita da molti cittadini come una successione di interventi separati piuttosto che come un percorso realmente integrato di presa in carico. Una criticità che richiama direttamente uno degli obiettivi dichiarati delle riforme territoriali degli ultimi anni.

Le Case di Comunità faticano ancora a diventare un riferimento

Tra i temi affrontati dal rapporto compare anche il destino delle Case di Comunità, uno degli investimenti più significativi finanziati dal PNRR. Secondo Cittadinanzattiva, le nuove strutture faticano a essere percepite come un punto di riferimento concreto per i cittadini e a esprimere pienamente il ruolo per cui sono state progettate.

Una considerazione che inevitabilmente si intreccia con il dibattito sulle modalità di organizzazione della medicina territoriale e sulla presenza dei professionisti all'interno delle nuove strutture.

Non solo attese: cresce il disagio in altri settori dell'assistenza

Il rapporto segnala anche un aumento delle criticità relative all'assistenza protesica e integrativa, passate in un anno dallo 0,9% al 7% delle segnalazioni. Una crescita che Cittadinanzattiva collega alle difficoltà applicative seguite all'entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario.

Restano inoltre presenti segnalazioni relative all'accesso alle cure per la salute mentale, alle strutture residenziali e ai percorsi assistenziali destinati alle persone più fragili, confermando come la pressione sul sistema non riguardi soltanto l'attività ospedaliera ma l'intera rete dei servizi territoriali.

Non una difesa della riforma, ma delle ragioni che l'hanno generata

Il Rapporto PIT non entra nel merito delle scelte del Governo e non esprime giudizi sulla proposta di riforma della medicina generale. Tuttavia fotografa con chiarezza le difficoltà che cittadini e pazienti continuano a incontrare: tempi di attesa incompatibili con i bisogni di cura, difficoltà di accesso ai servizi, percorsi assistenziali frammentati e strutture territoriali che non sempre riescono a svolgere il ruolo per cui sono state pensate.

Per questo il documento arriva in un momento particolarmente significativo. Mentre una riforma sanitaria si arena, i cittadini continuano a segnalare le stesse criticità che da anni attendono una risposta. La discussione sulla riforma può essersi fermata. Le ragioni che avevano reso necessario aprire quel confronto, invece, sono ancora tutte sul tavolo.

Sanità pubblica
Commenti
AB
Alessandro Baldi
Siamo costretti al ruolo di videoterminalisti, difficile fare assistenza territoriale!
Rispondi
14/06/2026 19:58
SL
Stefano Donato Lovallo
Verosimilmente le criticità segnalate da anni dovranno ricevere una risposta da parte di organizzazioni diverse dalla Medicina Generale che ha, ed avrà sempre, una propria specifica vocazione e un'identità irriducibile a schematismi aziendalistici.
Rispondi
14/06/2026 13:40

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