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Liste d'attesa. Via libera al nuovo Piano: Cup unici, percorsi di tutela e più controlli sulle agende

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 11/06/2026 16:44

Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il PNGLA 2026-2028. Tutte le agende dovranno confluire nei Cup, percorsi di tutela per i cittadini e monitoraggio nazionale dei tempi di attesa.

Come noto, le liste d'attesa restano una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale. Per affrontarle, la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa (PNGLA) 2026-2028, che sostituisce il precedente piano 2019-2021 e prova a introdurre un approccio più strutturato al problema.

Il fine non è soltanto quello di aumentare genericamente l'offerta di prestazioni, ma di intervenire sull'intera filiera che va dalla prescrizione alla prenotazione, fino alla presa in carico del cittadino. Una strategia che punta su trasparenza delle agende, appropriatezza prescrittiva, integrazione dei sistemi informativi e monitoraggio nazionale.

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Tutte le agende dovranno confluire nei Cup

Una delle novità più rilevanti riguarda l'obbligo per Regioni e Province autonome di far confluire nei sistemi Cup tutte le agende di prenotazione disponibili, comprese quelle della libera professione intramoenia e del privato accreditato. L'obiettivo è costruire una visione unitaria dell'offerta sanitaria disponibile sul territorio, superando una delle criticità più frequentemente denunciate da cittadini e associazioni: la difficoltà di conoscere in modo trasparente le reali disponibilità di visite ed esami.

Il monitoraggio sarà affidato alla Piattaforma nazionale delle liste d'attesa (PNLA), gestita da Agenas e interoperabile con i sistemi regionali.

Percorsi di tutela: non sarà il cittadino a cercare una soluzione

Il nuovo Piano rafforza i cosiddetti percorsi di tutela. Quando una prestazione di primo accesso non potrà essere garantita entro i tempi previsti dalla classe di priorità indicata dal medico prescrittore, sarà l'Azienda sanitaria a dover attivarsi per individuare una soluzione alternativa.

Il principio affermato dal documento è chiaro: il diritto alla prestazione nei tempi previsti non può trasformarsi in un problema organizzativo da scaricare sul cittadino. Vengono inoltre regolamentate le cosiddette preliste o liste di tutela, che potranno essere utilizzate solo entro tempi definiti e non per le prestazioni urgenti.

Appropriatezza prescrittiva e quesito diagnostico al centro del sistema

Il Piano attribuisce un ruolo centrale al quesito diagnostico inserito nella prescrizione. Il medico dovrà indicarlo in modo sistematico sia per i primi accessi sia per quelli successivi. Non si tratta di un semplice elemento descrittivo: il quesito diagnostico dovrà contribuire alla valutazione dell'appropriatezza, alla programmazione dell'offerta e al monitoraggio della domanda.

Resta confermato il sistema delle classi di priorità U, B, D e P, mentre Agenas dovrà istituire un Tavolo permanente dedicato ai Raggruppamenti di attesa omogenei (RAO) e alla definizione di standard nazionali condivisi.

Chi non si presenta dovrà pagare il ticket

Il Piano introduce anche misure per contrastare il fenomeno delle prestazioni prenotate e non utilizzate. I sistemi Cup dovranno prevedere meccanismi di recall che ricordino al cittadino l'appuntamento almeno due giorni lavorativi prima della data prevista. In caso di mancata presentazione senza giustificata disdetta, anche gli assistiti esenti saranno tenuti al pagamento della quota ordinaria di partecipazione al costo della prestazione non usufruita. Le modalità applicative saranno definite dalle singole Regioni.

Case di Comunità e telemedicina entrano nella strategia

Il nuovo PNGLA collega il tema delle liste d'attesa anche agli investimenti realizzati attraverso il PNRR. Case di Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare, farmacia dei servizi e telemedicina vengono indicati come strumenti destinati a contribuire alla riduzione della pressione sugli erogatori tradizionali.

In particolare, le Case di Comunità dovranno favorire l'erogazione di prestazioni diagnostiche di base, servizi specialistici dedicati alle patologie ad alta prevalenza e attività infermieristiche rivolte alla gestione delle cronicità.

La sfida si sposta ora nelle Regioni

Il Piano disegna un sistema più integrato rispetto al passato e prova a rafforzare la capacità di governo delle liste d'attesa attraverso dati, monitoraggio e trasparenza. La sfida, tuttavia, sarà la sua concreta attuazione. Entro 120 giorni dall'adozione del decreto le Regioni dovranno approvare i propri Piani regionali, traducendo le indicazioni nazionali in modelli organizzativi e strumenti operativi.

Sarà in questa fase che si capirà se le nuove regole riusciranno a produrre una riduzione effettiva dei tempi di attesa o se le criticità che da anni caratterizzano l'accesso alle cure continueranno a pesare sul rapporto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale.

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