
A due anni dall'approvazione della legge sulle liste d'attesa, il rispetto dei tempi massimi previsti dalla normativa continua a rappresentare una criticità per gran parte delle Regioni. È quanto emerge da un'analisi dell'Osservatorio di Salutequità, basata sui dati della Piattaforma nazionale sulle liste di attesa gestita da Agenas e aggiornata al periodo gennaio-maggio 2026.
L'analisi richiama l'attenzione non solo sulle performance regionali, ma anche sull'effettività delle garanzie previste dalla normativa e dagli strumenti di programmazione nazionale.
Il parametro del 90% previsto dal PNGLA
Il Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA), vigente fino all'approvazione del nuovo piano 2026-2028, stabilisce che i tempi massimi di attesa per le prestazioni monitorate debbano essere rispettati almeno nel 90% delle prenotazioni per le classi di priorità B, D e, successivamente, P. Secondo Salutequità, nei primi cinque mesi del 2026 soltanto Basilicata e Marche raggiungono questo standard per le prime visite, mentre Basilicata e Veneto risultano pienamente adempienti per gli esami diagnostici.
Il dato, osserva l'associazione, evidenzia come il rispetto degli standard previsti dalla programmazione nazionale sia ancora disomogeneo sul territorio, con differenze significative tra le diverse amministrazioni regionali.
Monitoraggio ancora limitato
L'analisi evidenzia anche alcuni limiti dell'attuale sistema di monitoraggio. La piattaforma Agenas, infatti, rileva i tempi di attesa di 55 prestazioni ambulatoriali sulle oltre duemila comprese nei Livelli essenziali di assistenza. Di conseguenza, l'eventuale adempimento agli standard riguarda soltanto una parte delle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale e non consente, secondo Salutequità, una valutazione complessiva della capacità delle Regioni di assicurare il rispetto dei tempi previsti.
Viene inoltre segnalata una forte variabilità nella distribuzione delle classi di priorità tra le diverse Regioni, elemento che può incidere sulla confrontabilità dei risultati.
Trasparenza e tutela dei cittadini
Tra le proposte avanzate da Salutequità figura il rafforzamento della Piattaforma nazionale quale strumento di governance e di accountability del Servizio sanitario nazionale. L'associazione suggerisce, tra l'altro, l'aggiornamento in tempo reale dei dati, l'ampliamento del numero delle prestazioni monitorate e una maggiore trasparenza sull'effettivo rispetto degli standard regionali.
Secondo Salutequità, la piattaforma dovrebbe inoltre rendere maggiormente visibili le informazioni relative ai percorsi di tutela attivabili dai cittadini quando i tempi massimi non vengono rispettati, nonché gli ambiti territoriali entro i quali le Regioni sono tenute a garantire l'accesso alle prestazioni nei termini previsti dalla normativa.




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