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Responsabilità medica, cartella clinica incompleta? Per il medico aumenta il rischio nel contenzioso

Per la Cassazione le lacune nella documentazione non possono penalizzare il paziente. In caso di contenzioso, l’assenza di informazioni può facilitare la prova della responsabilità del sanitario
Medlex

Una cartella clinica incompleta non rappresenta soltanto un problema nella ricostruzione del percorso assistenziale. In caso di contenzioso può avere conseguenze dirette per il medico, perché l’assenza di informazioni non può essere utilizzata per rendere più difficile al paziente dimostrare un errore e il danno che ne sarebbe derivato.

A ribadirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15608 del 21 maggio 2026. La decisione nasce da una controversia relativa a cure odontoiatriche, ma conferma un principio che riguarda tutti i professionisti sanitari: ciò che non viene adeguatamente documentato può diventare un elemento sfavorevole al medico nel successivo accertamento della responsabilità.

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Il caso e la documentazione mancante

La vicenda riguarda una paziente che aveva chiesto il risarcimento dei danni conseguenti a trattamenti odontoiatrici eseguiti nell’arco di dieci anni. Il sanitario era già stato condannato in sede penale per lesioni colpose e il successivo giudizio civile doveva stabilire l’entità del risarcimento. La consulenza tecnica svolta in sede civile aveva però escluso dalla valutazione una parte del periodo durante il quale la paziente era stata sottoposta alle cure perché mancavano documenti clinici e radiologici sufficienti.

Questa carenza aveva finito per incidere sulla ricostruzione della condotta del sanitario e sulla valutazione dei danni. Un’impostazione che la Cassazione ha ritenuto errata: la mancanza della documentazione che il professionista avrebbe dovuto produrre e conservare non può trasformarsi in uno svantaggio per il paziente.

Cosa rischia il medico quando la cartella clinica è incompleta

È questo l’aspetto della decisione che interessa maggiormente la pratica professionale. In un contenzioso per responsabilità sanitaria, il paziente deve dimostrare i fatti sui quali fonda la propria richiesta di risarcimento. Ma che cosa accade quando proprio l’assenza o l’incompletezza della documentazione sanitaria rende impossibile ricostruire con certezza ciò che è avvenuto?

Secondo la Cassazione, questa incertezza non può ricadere sul paziente. Quando la prova diretta è diventata impossibile a causa della cattiva tenuta della cartella clinica, il paziente può ricorrere a presunzioni, utilizzando altri elementi disponibili per dimostrare la responsabilità del sanitario. La conseguenza pratica è rilevante: una documentazione incompleta può rendere più difficile per il medico dimostrare la correttezza del proprio operato e, contemporaneamente, facilitare la posizione probatoria del paziente.

Le lacune possono incidere anche sulla prova del danno

Il principio non riguarda soltanto la possibilità di accertare se il medico abbia commesso un errore. La Cassazione chiarisce che la carenza della documentazione può assumere rilievo anche nella ricostruzione del nesso causale, cioè del rapporto tra la condotta del sanitario e il danno lamentato dal paziente. "La difettosa tenuta della cartella clinica da parte del sanitario non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente", afferma la Corte, richiamando un orientamento già espresso in precedenti decisioni.

Questo non significa che una cartella incompleta determini automaticamente la responsabilità del medico. Significa però che, quando proprio le lacune della documentazione impediscono di ricostruire direttamente i fatti, il professionista non può trarre vantaggio dall’incertezza che ne deriva.

Scrivere in cartella significa poter ricostruire le scelte cliniche

La decisione della Cassazione riporta quindi l’attenzione su un aspetto concreto dell’attività quotidiana dei professionisti sanitari. Diagnosi, trattamenti, condizioni del paziente, decisioni assunte e andamento delle cure devono essere documentati in modo sufficientemente completo da consentire, anche a distanza di tempo, di ricostruire il percorso assistenziale.

Non si tratta soltanto di tutelarsi da un possibile contenzioso. Una documentazione adeguata è necessaria per garantire la continuità delle cure e permettere agli altri professionisti coinvolti di conoscere le condizioni del paziente e le ragioni delle decisioni precedentemente assunte. Ma quando il contenzioso si verifica, ciò che è stato scritto può diventare determinante.

La cartella clinica non è un semplice adempimento burocratico

La Cassazione non introduce un principio nuovo, ma conferma un orientamento già consolidato: la cattiva tenuta della documentazione sanitaria non può mettere il paziente nella condizione di dover dimostrare fatti che il professionista aveva il dovere di registrare. Per il medico, il messaggio è quindi molto concreto. Una cartella completa permette di ricostruire non soltanto che cosa è stato fatto, ma anche le condizioni nelle quali è stata assunta una decisione e le ragioni cliniche che l’hanno determinata.

Al contrario, ciò che non viene documentato rischia di diventare molto difficile da dimostrare successivamente. La corretta compilazione della cartella clinica non è dunque un’attività amministrativa separata dalla prestazione sanitaria. È parte della cura e, quando nasce un contenzioso, rappresenta uno dei principali strumenti attraverso i quali il medico può ricostruire e dimostrare la correttezza del proprio operato.

Medlex
Commenti
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Gli stipendi dei medici devono essere adeguati e rapportati all'elevata responsabilità professionale e ai i rischi di contenziosi giudiziari
Rispondi
13/07/2026 10:22

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