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Dengue, i contagi corrono nel raggio di pochi isolati: meno dell’1% supera i 400 metri

Uno studio di Iss e Fondazione Bruno Kessler mostra che i focolai di dengue in Italia si sviluppano quasi sempre entro 400 metri dal caso iniziale. Diagnosi precoce e controllo delle zanzare restano fondamentali per contenere il virus. Nel 2026 regis
Infettivologia

Passeggiare nel proprio quartiere può bastare perché la dengue trovi terreno fertile per diffondersi. Ma la buona notizia è che il virus, quando dà origine a focolai autoctoni in Italia, tende a restare confinato in un'area molto limitata. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dalla Fondazione Bruno Kessler (Fbk), pubblicato sulla rivista Eurosurveillance, che ha analizzato i principali focolai registrati nel nostro Paese nel 2024. I risultati mostrano che la trasmissione avviene quasi sempre a breve distanza dal caso iniziale e che individuare rapidamente le infezioni, insieme al controllo degli insetti vettori, può fare la differenza nel contenere il contagio.

Un focolaio che si sviluppa vicino alla fonte del contagio

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La ricerca ha esaminato i focolai di dengue sierotipo 2 verificatisi in Italia nel 2024, un anno che ha fatto registrare 296 casi autoctoni, il numero più elevato mai osservato nell’Europa continentale. Attraverso modelli matematici e l’analisi delle caratteristiche spaziali e temporali dei contagi, i ricercatori hanno ricostruito le catene di trasmissione del virus. Il dato più rilevante riguarda proprio la distanza percorsa dal contagio: tra i casi per i quali è stato possibile ricostruire il percorso di diffusione, meno dell’1% si è verificato oltre i 400 metri dal caso che ha originato il focolaio. Secondo gli autori, i dati indicano che la dengue tende a propagarsi soprattutto nelle immediate vicinanze del luogo in cui è presente la persona infetta, seguendo il raggio d’azione della zanzara tigre (Aedes albopictus), specie ormai diffusa in gran parte del territorio italiano.

Dalla diagnosi precoce un forte effetto sul contenimento

Lo studio evidenzia anche quanto sia importante riconoscere rapidamente i primi casi. Una volta individuato il focolaio e avviate le misure di contenimento, la trasmissibilità del virus si riduce in modo marcato. Il numero medio di infezioni secondarie generate da ogni caso passa infatti da 1,4 a 0,4, segnale che gli interventi di sanità pubblica riescono a interrompere efficacemente la catena dei contagi.

Il ruolo delle zanzare e delle temperature elevate

L’analisi ha permesso di quantificare anche l’impatto delle attività di controllo degli insetti vettori. Secondo i risultati, gli interventi di disinfestazione e contenimento sono in grado di ridurre la trasmissione del virus del 41,3%. Allo stesso tempo emerge il peso delle condizioni climatiche: per ogni aumento di un grado della temperatura, il rischio di trasmissione cresce del 19,8%. Un dato che conferma le preoccupazioni legate al cambiamento climatico e all’espansione delle malattie trasmesse da vettori in Europa. Tra gli altri elementi osservati, il tempo medio che intercorre tra un caso primario e uno secondario è stato stimato in 18 giorni, mentre il 15,4% dei contagi si è verificato in ambito domestico.

Crescono i casi autoctoni in Europa

Negli ultimi anni le infezioni autoctone da dengue sono aumentate in diversi Paesi europei, soprattutto in Francia, Italia e Spagna. A favorire questo fenomeno è la presenza della zanzara tigre, capace di trasmettere il virus quando una persona infetta rientra da un viaggio in aree endemiche. Per questo motivo il monitoraggio dei casi importati rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire la nascita di nuovi focolai locali.

Secondo l’ultimo aggiornamento della dashboard nazionale sulle arbovirosi, dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Italia sono stati confermati 169 casi di dengue, tutti associati a viaggi all’estero e senza decessi. La maggior parte delle infezioni, pari al 71%, ha riguardato persone che avevano soggiornato alle Maldive, attualmente il principale luogo di esposizione tra i casi notificati nel nostro Paese.

Nello stesso periodo sono stati registrati anche 13 casi di Chikungunya, tutti importati e per il 77% associati a viaggi nelle Seychelles, oltre a 2 casi di infezione da virus Zika, anch’essi importati. Non risultano invece casi di encefalite da zecca (TBE). Le autorità sanitarie sottolineano l’importanza delle misure di prevenzione contro le punture di zanzara, specialmente per chi rientra da aree in cui questi virus circolano in modo endemico. Una sorveglianza attenta e un intervento tempestivo restano infatti le armi più efficaci per impedire che un caso importato si trasformi in un nuovo focolaio locale.

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