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Mondiali 2026, il rischio infettivo resta contenuto: sorveglianza su dengue, influenza e morbillo

Infettivologia

L’avvio dei Mondiali di calcio 2026 ha acceso l’attenzione non solo sugli aspetti sportivi e organizzativi, ma anche sulle possibili implicazioni per la salute pubblica. L’arrivo di oltre un milione di tifosi provenienti da ogni parte del mondo potrebbe infatti favorire l’importazione di agenti infettivi rari o poco diffusi in Nord America. Tuttavia, secondo una nuova analisi epidemiologica pubblicata come preprint il 1° giugno, il rischio complessivo appare limitato.

Lo studio, coordinato da Alessandro Vespignani della Northeastern University, ha valutato il potenziale impatto dell’evento sull’introduzione e la diffusione di 77 patogeni tra virus, batteri e parassiti.

I risultati suggeriscono che la competizione calcistica non modificherà in maniera sostanziale il panorama delle malattie infettive negli Stati Uniti, anche considerando l’elevato numero di viaggiatori internazionali che ogni anno raggiungono il Paese.

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Analizzati 77 patogeni

I ricercatori hanno stimato che l’incremento reale dei visitatori legato al torneo sarà pari a circa il 20% rispetto ai normali flussi turistici. Sulla base della distribuzione geografica delle malattie infettive e delle caratteristiche epidemiologiche di ciascun agente patogeno, sono state effettuate un milione di simulazioni per prevedere il possibile andamento dei contagi.

Per 63 delle 77 malattie analizzate il rischio è risultato trascurabile. Tra queste figurano colera, difterite e peste, la cui probabilità di importazione è estremamente bassa. Anche le infezioni sessualmente trasmesse, come HIV e sifilide, non mostrano evidenze di incremento durante grandi eventi sportivi internazionali. Analogamente, le moderne misure igienico-sanitarie previste negli stadi e nelle strutture ricettive riducono la probabilità di epidemie gastrointestinali associate a contaminazione alimentare.

Quattordici agenti infettivi sotto osservazione

L’analisi individua tuttavia un gruppo ristretto di 14 patogeni che meritano una sorveglianza specifica da parte delle autorità sanitarie.

Tra questi figurano le malattie trasmesse da vettori, come dengue, malaria e chikungunya. L’aumento della diffusione delle zanzare vettori in alcune aree degli Stati Uniti meridionali potrebbe favorire episodi di trasmissione locale in presenza di casi importati.

Attenzione anche alle infezioni respiratorie, in particolare influenza e Covid-19, che potrebbero essere introdotte da visitatori provenienti da Paesi in cui la circolazione virale è ancora elevata. Gli eventi affollati, dagli stadi ai punti di ritrovo dei tifosi, rappresentano contesti favorevoli alla trasmissione.

Tra le infezioni croniche, epatite B e tubercolosi destano interesse soprattutto per le conseguenze cliniche e organizzative associate alla gestione dei casi, più che per il rischio di diffusione su larga scala.

Morbillo e norovirus tra le principali criticità

Lo studio richiama inoltre l’attenzione su morbillo e norovirus, già presenti negli Stati Uniti. Sebbene il rischio di introduzione del morbillo sia basso, un singolo caso in una comunità con scarsa copertura vaccinale potrebbe generare focolai rilevanti. Il norovirus, invece, è considerato particolarmente contagioso anche in contesti caratterizzati da elevati standard igienici e potrebbe determinare migliaia di casi aggiuntivi durante il torneo.

Gli autori includono infine nella lista di sorveglianza alcune infezioni rare, come la febbre di Lassa, e scenari ipotetici legati all’introduzione di nuovi patogeni emergenti.

La conclusione degli esperti è rassicurante: eventi di portata globale come i Mondiali rappresentano un incremento relativamente modesto rispetto ai normali flussi internazionali di persone. Più che generare nuove minacce sanitarie, offrono l’opportunità di rafforzare i sistemi di monitoraggio e preparazione alle malattie infettive emergenti.

SCIENCE 10 Jun 2026, By Kai Kupferschmidt

Infettivologia
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