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Infezioni sessualmente trasmissibili ai massimi in Europa: gonorrea triplicata in dieci anni

Infettivologia Redazione scientifica | 21/05/2026 14:20

L’ECDC lancia l’allarme sull’aumento dei contagi di gonorrea, sifilide e clamidia. Crescono anche i casi congeniti: “Servono prevenzione, screening e accesso tempestivo alle cure”

Le infezioni sessualmente trasmissibili continuano a crescere in Europa e raggiungono livelli mai registrati nell’ultimo decennio. A evidenziarlo è il nuovo report del European Centre for Disease Prevention and Control, che segnala un incremento significativo dei casi di gonorrea, sifilide e clamidia nei Paesi europei.

Secondo i dati diffusi dall’agenzia europea, dal 2015 al 2024 i casi di gonorrea sono aumentati del 303%, superando quota 106mila diagnosi annuali. La sifilide ha registrato un raddoppio dei contagi, con oltre 45mila casi notificati, mentre la clamidia si conferma l’infezione sessualmente trasmissibile più diffusa, con più di 200mila segnalazioni.

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Per gli esperti dell’ECDC, l’incremento rappresenta un problema crescente di sanità pubblica, anche per le conseguenze cliniche associate alle infezioni non trattate.

Le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento costante da circa dieci anni e oggi hanno raggiunto numeri record”, sottolinea Bruno Ciancio, responsabile dell’Unità Malattie Trasmissibili e Prevenibili con Vaccino dell’agenzia europea. “Se non diagnosticate e curate tempestivamente, possono provocare infertilità, dolore cronico e complicanze cardiovascolari o neurologiche, soprattutto nel caso della sifilide”.

L’analisi epidemiologica evidenzia differenze importanti tra i diversi gruppi di popolazione. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini restano la categoria maggiormente colpita, ma preoccupa anche l’aumento della sifilide tra le donne in età fertile.

Questo fenomeno è associato alla crescita dei casi di sifilide congenita, trasmessa dalla madre al neonato durante la gravidanza. I casi registrati in Europa sono quasi raddoppiati in un anno, passando da 78 nel 2023 a 140 nel 2024.

Secondo l’ECDC, il dato riflette criticità nei programmi di prevenzione e screening prenatale, comprese difficoltà nel follow-up diagnostico e nell’accesso tempestivo alle terapie.

L’agenzia europea richiama inoltre l’attenzione sulle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari e sulla necessità di rafforzare le strategie di educazione sessuale, testing precoce e trattamento delle infezioni.

“Senza interventi più incisivi, il trend attuale rischia di proseguire nei prossimi anni, aumentando l’impatto sanitario e sociale delle infezioni sessualmente trasmissibili”, avverte l’ECDC.

Per gli specialisti, la risposta dovrà puntare su campagne di prevenzione mirate, maggiore diffusione dei test diagnostici e percorsi di cura più accessibili, soprattutto per le popolazioni più vulnerabili e a maggior rischio epidemiologico.

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