
Non cambia l'accertamento della responsabilità sanitaria, ma il modo in cui viene calcolato il danno da perdita del rapporto parentale. È questo il principio al centro della sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila, pubblicata il 20 luglio 2026, che ha rideterminato il risarcimento riconosciuto ai familiari di una paziente deceduta in conseguenza di un errore sanitario, portandolo a oltre un milione di euro complessivi. La decisione interviene esclusivamente sul quantum risarcitorio e offre un'ulteriore conferma dell'orientamento giurisprudenziale che privilegia il sistema a punti per la liquidazione del danno parentale.
Il criterio "a punti" sostituisce il vecchio sistema "a forbice"
La Corte d'Appello ha accolto il motivo di gravame relativo alla quantificazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, osservando che il Tribunale aveva applicato il criterio "a forbice" previsto dalle Tabelle milanesi del 2021, ormai superato dall'evoluzione della giurisprudenza di legittimità.
Richiamando i più recenti orientamenti della Corte di Cassazione, il Collegio evidenzia come oggi la liquidazione debba essere effettuata attraverso il sistema a punti introdotto dalle Tabelle di Milano aggiornate, che consente una valutazione fondata su parametri oggettivi e verificabili, quali l'età della vittima e dei superstiti, la convivenza, il numero dei familiari e l'intensità del rapporto affettivo.
Secondo i giudici, questo metodo garantisce una maggiore uniformità di giudizio e una liquidazione più aderente alle caratteristiche del caso concreto, evitando determinazioni discrezionali non adeguatamente motivate.
Una liquidazione personalizzata per ciascun familiare
L'applicazione del sistema a punti ha portato la Corte a rivalutare singolarmente la posizione di ciascun superstite. Nel motivare la decisione, il Collegio attribuisce punteggi differenti ai familiari tenendo conto della concreta intensità del rapporto con la vittima, valorizzando elementi emersi nel corso dell'istruttoria quali la convivenza, la frequenza dei rapporti, il sostegno reciproco e la partecipazione alla vita familiare.
Il risultato è una quantificazione differenziata del danno per marito e figli, con un risarcimento complessivo superiore al milione di euro per la sola perdita del rapporto parentale. La Corte ha inoltre rideterminato le spese del giudizio di primo grado, ritenendo incongrua la precedente liquidazione e riconoscendo importi significativamente superiori anche per l'attività difensiva svolta.
Un orientamento destinato a incidere sul contenzioso
Secondo l'avvocato Gabriele Chiarini, che ha assistito i familiari della paziente, la pronuncia conferma un indirizzo destinato ad avere effetti anche sul modo in cui vengono gestite le controversie in materia di responsabilità sanitaria.
"Il tema non è aumentare i risarcimenti, ma rendere prevedibile il metodo di determinazione del danno. Una motivazione costruita su criteri oggettivi riduce inevitabilmente gli spazi di contestazione e, di conseguenza, anche il numero delle impugnazioni", osserva.
Per Chiarini, la prevedibilità dei criteri liquidatori rappresenta anche un presupposto per rendere più efficace il sistema delineato dalla legge 24/2017. "La legge Gelli-Bianco favorisce la definizione anticipata delle controversie già nella fase dell'accertamento tecnico preventivo. Ma una reale cultura conciliativa può svilupparsi solo se le parti conoscono in anticipo i criteri con cui il danno sarà valutato. Decisioni motivate secondo parametri uniformi rendono più agevole una composizione della lite e contribuiscono a ridurre il contenzioso".




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