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Responsabilità sanitaria, oltre un milione di risarcimento: il paradosso dello scudo

La Corte d'Appello dell'Aquila porta oltre il milione di euro il risarcimento per un caso di malpractice. Mentre il Governo lavora sullo scudo penale, il fronte civile continua ad ampliare il rischio professionale.
Medlex

Un risarcimento che supera il milione di euro riporta al centro il dibattito sulla responsabilità sanitaria. La recente sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila, che ridetermina il danno parentale applicando i più recenti orientamenti della Cassazione, offre infatti uno spunto che va oltre il singolo caso giudiziario: mentre il Governo continua a lavorare al rafforzamento dello scudo penale per gli esercenti le professioni sanitarie, sul fronte civile la giurisprudenza prosegue nella ridefinizione dei criteri di liquidazione del danno, con effetti destinati a incidere sulla percezione del rischio professionale.

Oltre un milione di euro ai familiari

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La pronuncia della Corte d'Appello non rimette in discussione l'accertamento della responsabilità sanitaria, già definito nei precedenti gradi di giudizio, ma interviene sulla quantificazione del danno e sulla regolazione delle spese. Il Collegio ritiene infatti che la liquidazione effettuata dal Tribunale non sia più coerente con i più recenti orientamenti della Corte di Cassazione in materia di danno parentale e procede a una nuova valutazione applicando le Tabelle di Milano aggiornate.

L'esito è un incremento significativo delle somme riconosciute ai quattro congiunti della paziente deceduta: oltre 308 mila euro al coniuge, oltre 242 mila euro a una figlia e circa 270 mila euro ciascuno agli altri due figli, per un importo complessivo che supera il milione di euro, oltre interessi e spese di giudizio.

Perché la Corte aumenta il risarcimento

Il cuore della sentenza non è tanto l'importo finale, quanto il criterio utilizzato. I giudici richiamano infatti l'evoluzione della giurisprudenza della Cassazione, secondo cui il danno da perdita del rapporto parentale deve essere liquidato attraverso un sistema a punti capace di valorizzare le peculiarità del caso concreto, superando il precedente criterio "a forbice".

Tra gli elementi presi in considerazione rientrano l'età della vittima, quella dei superstiti, la convivenza, la composizione del nucleo familiare e l'intensità del legame affettivo. Si tratta di parametri destinati a garantire maggiore uniformità nelle decisioni, ma che possono condurre anche a liquidazioni più elevate rispetto al passato quando le circostanze del caso lo giustificano.

Il doppio binario della responsabilità sanitaria

La decisione arriva in una fase nella quale il confronto politico sembra concentrarsi soprattutto sulla responsabilità penale. Da mesi il Governo ribadisce la volontà di rafforzare le tutele per gli esercenti le professioni sanitarie, intervenendo sullo scudo penale come strumento per contrastare la medicina difensiva e rendere più attrattive le discipline maggiormente esposte al contenzioso.

La sentenza dell'Aquila ricorda però che la responsabilità professionale non si esaurisce nel procedimento penale. Per medici, strutture e assicurazioni continua infatti ad assumere un peso determinante il contenzioso civile, che segue una traiettoria autonoma rispetto alle iniziative legislative.

L'evoluzione dei criteri di liquidazione del danno, pur finalizzata a garantire risarcimenti più aderenti alle indicazioni della Cassazione e alle peculiarità dei singoli casi, contribuisce inevitabilmente ad alimentare il dibattito sulla sostenibilità complessiva del rischio professionale.

Una riflessione che va oltre il caso giudiziario

Naturalmente la pronuncia non mette in discussione il diritto dei pazienti e dei loro familiari a ottenere un integrale risarcimento del danno quando venga accertata una responsabilità sanitaria. La questione che emerge è un'altra. Se la politica interviene prevalentemente sul versante penale mentre quello civile continua a evolversi attraverso la giurisprudenza, il rischio è che la percezione del rischio professionale rimanga sostanzialmente immutata.

È questo, probabilmente, il vero tema che la sentenza riporta al centro del dibattito: la riforma della responsabilità sanitaria difficilmente potrà dirsi compiuta se continuerà a procedere su due binari distinti, nei quali la riduzione dell'esposizione penale si accompagna a un contenzioso civile sempre più sofisticato nella determinazione del danno risarcibile.

Medlex
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