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MASH, diagnosi precoce decisiva per contrastare una malattia epatica ancora poco riconosciuta

La steatoepatite associata a disfunzione metabolica è già la seconda causa di trapianto di fegato in Italia. Gli esperti chiedono diagnosi tempestiva, percorsi multidisciplinari e maggiore attenzione da parte del Servizio sanitario nazionale.
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La MASH è una patologia cronica del fegato caratterizzata dall'accumulo di grasso associato a infiammazione e danno cellulare. L'evoluzione può avvenire per anni senza manifestazioni cliniche evidenti, fino alla comparsa di cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma. Attualmente rappresenta la seconda indicazione al trapianto di fegato in Italia.

Secondo i dati presentati nel corso del media tutorial "MASH: conoscere per agire", promosso a Milano da Madrigal Pharmaceuticals Italy, l'impatto economico della malattia potrebbe raggiungere i 3 miliardi di euro entro il 2040, rispetto agli 1,3 miliardi stimati nel 2021.

Uno studio dell'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF) evidenzia che circa 5.000 persone nel nostro Paese presentano una fibrosi epatica da moderata ad avanzata correlata alla MASH, di cui circa 2.000 con fibrosi avanzata. Si tratta della popolazione maggiormente esposta alla rapida progressione della malattia.

Gli specialisti sottolineano che proprio la fibrosi avanzata rappresenta il principale indicatore prognostico. Nei pazienti che raggiungono questo stadio, il tempo medio di evoluzione verso la cirrosi è stimato in soli due-tre anni, mentre il rischio di eventi epatici maggiori risulta da dieci a diciassette volte superiore rispetto ai soggetti privi di fibrosi.

Per questo motivo la diagnosi precoce assume un ruolo determinante. Secondo gli epatologi è necessario rafforzare l'utilizzo dei test non invasivi per la valutazione della fibrosi, favorendo un modello assistenziale multidisciplinare che coinvolga medici di medicina generale, specialisti e centri di riferimento, così da identificare tempestivamente i pazienti a maggior rischio.

Oltre alle conseguenze cliniche, la MASH comporta un rilevante impatto sulla qualità di vita e sui costi sanitari. L'incremento della spesa è infatti strettamente correlato alla progressione della fibrosi, rendendo strategico l'investimento in programmi di diagnosi precoce e presa in carico.

Anche le associazioni dei pazienti richiamano l'attenzione sulla limitata conoscenza della malattia tra la popolazione. Secondo EpaC ETS, è necessario promuovere campagne informative, favorire l'accesso a percorsi specialistici dedicati e riconoscere la MASH tra le priorità di salute pubblica, valutandone l'inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza.

Il confronto tra clinici, associazioni e ricercatori ha evidenziato come la gestione della MASH richieda un cambio di paradigma: dalla semplice cura delle complicanze a un approccio orientato all'identificazione precoce dei pazienti, alla prevenzione della progressione della malattia e allo sviluppo di percorsi diagnostico-terapeutici integrati.

 

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