
La fibrillazione atriale, il disturbo del ritmo cardiaco più diffuso al mondo, non aumenta soltanto il rischio di ictus. Anche quando viene trattata con i farmaci anticoagulanti raccomandati dalle linee guida, può essere associata a un rischio significativo di declino cognitivo negli anziani. È quanto emerge da uno studio condotto dall'Istituto di neuroscienze del Cnr, dall'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall'Università di Firenze, pubblicato sulla rivista scientifica EP Europace.
Che cos'è la fibrillazione atriale e perché riguarda anche il cervello
La fibrillazione atriale è un'aritmia caratterizzata da un battito cardiaco irregolare e spesso accelerato. Colpisce circa 59 milioni di persone nel mondo ed è già nota per essere uno dei principali fattori di rischio per ictus ed embolie. Negli ultimi anni, però, l'attenzione dei ricercatori si è concentrata anche sugli effetti che questa condizione può avere sul cervello. Diverse evidenze hanno infatti mostrato un legame tra fibrillazione atriale e peggioramento delle funzioni cognitive, come memoria, attenzione e capacità di ragionamento. Fino a oggi, tuttavia, mancavano dati precisi su quanto fosse frequente questo fenomeno nei pazienti che assumono regolarmente una terapia anticoagulante.
I risultati dello studio
Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno seguito per circa due anni 140 persone con più di 65 anni, tutte affette da fibrillazione atriale e senza segni di deficit cognitivi al momento dell'ingresso nello studio. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni neuropsicologiche complete all'inizio della ricerca e durante il periodo di osservazione. I risultati hanno mostrato che 30 pazienti hanno sviluppato un deterioramento cognitivo nel corso del follow-up. L'incidenza stimata è stata di circa 14 nuovi casi ogni anno ogni 100 persone seguite, un valore che gli autori definiscono approssimativamente doppio rispetto a quello osservato nella popolazione anziana generale.
Le malattie cardiovascolari che aumentano il pericolo
Lo studio ha confermato che alcune condizioni già note per il loro impatto sulla salute cardiovascolare rappresentano anche fattori che favoriscono il declino cognitivo. In particolare, il rischio aumenta in presenza di cardiopatia coronarica, precedente ictus, diabete. Secondo gli autori, questi risultati rafforzano l'idea che la protezione del cervello passi anche attraverso una gestione attenta della salute cardiovascolare nel suo complesso, non limitandosi al trattamento dell'aritmia.
La terapia anticoagulante non basta da sola
Gli anticoagulanti restano fondamentali per ridurre il rischio di ictus e di eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale. Tuttavia, i dati emersi indicano che questa strategia terapeutica potrebbe non essere sufficiente a contenere completamente il rischio di deterioramento cognitivo. Per questo motivo i ricercatori suggeriscono di affiancare alla terapia farmacologica il controllo rigoroso dei principali fattori di rischio vascolare e l'introduzione di programmi di screening cognitivo sistematico, soprattutto nelle persone più anziane.
Istruzione e riserva cognitiva: un fattore protettivo
La ricerca ha individuato anche alcuni elementi associati a una maggiore protezione. «Abbiamo seguito per circa due anni 140 pazienti ultra 65enni cognitivamente normali all'ingresso nello studio, sottoponendoli a una valutazione neuropsicologica completa al basale e nel corso del follow-up – spiega Antonio Di Carlo, ricercatore dell'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) –. Nel periodo di osservazione, 30 pazienti hanno sviluppato deterioramento cognitivo con un'incidenza stimata di circa 14 casi all'anno ogni 100 persone seguite: un valore all'incirca doppio rispetto a quello osservato nella popolazione anziana generale». Il ricercatore sottolinea inoltre che «anche nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante, la presenza di cardiopatia coronarica, un precedente ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo. Al contrario, un livello di istruzione più elevato e migliori prestazioni cognitive all'inizio dello studio si sono confermati fattori protettivi».
Un messaggio importante per pazienti e caregiver
Nelle persone anziane con fibrillazione atriale la prevenzione non deve concentrarsi esclusivamente sul rischio di ictus. Mantenere sotto controllo diabete, malattie cardiovascolari e altri fattori di rischio, insieme a una sorveglianza regolare delle capacità cognitive, può contribuire a individuare precocemente eventuali segnali di difficoltà e a preservare più a lungo la salute del cervello. Lo studio è stato coordinato da Anna Poggesi e Rossella Marcucci dell'Università di Firenze nell'ambito del progetto Strat-AF, finanziato dalla Regione Toscana e dal Ministero della Salute.




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