
Qual è il profilo farmacologico delle persone con disforia di genere nella pratica clinica reale? A questa domanda risponde uno studio italiano pubblicato su Pharmacoepidemiology and Drug Safety, che ha analizzato i dati dei sistemi informativi sanitari della Regione Lazio. L'indagine ha preso in esame i pazienti con un primo ricovero per disforia di genere tra il 2011 e il 2021, valutandone l'impiego di medicinali nei 12 mesi successivi alla dimissione e confrontandolo con quello di un campione della popolazione generale, abbinato per età e sesso.
La coorte comprendeva 365 persone, con un'età mediana di 26 anni. Il 52,9% era stato assegnato maschio alla nascita (AMAB), mentre il 47,1% era stato assegnato femmina (AFAB). Nel periodo di osservazione, almeno una prescrizione farmaceutica ha interessato il 72,1% dei pazienti con disforia di genere, rispetto al 43,1% rilevato nel gruppo di confronto. Il ricorso ai medicinali risultava inoltre più elevato tra le persone AMAB, raggiungendo l'83,9%, contro il 58,7% tra quelle AFAB.
Tra le categorie terapeutiche più rappresentate figuravano antinfettivi e ormoni sessuali, entrambi utilizzati dal 35% della coorte. Seguivano i farmaci destinati a disturbi gastrointestinali e metabolici, con il 28%, e quelli del sistema nervoso, con il 18%.
L'analisi ha inoltre evidenziato pattern differenti in funzione del sesso assegnato alla nascita. Nelle persone AMAB erano maggiormente rappresentati estrogeni, antiandrogeni e vitamine; nel gruppo AFAB risultavano invece più frequenti testosterone, farmaci psicotropi e medicinali per patologie correlate all'apparato digerente.
L'importanza del monitoraggio nel lungo periodo
Secondo gli autori, la maggiore esposizione farmacologica osservata nella coorte rispetto alla popolazione generale e la variabilità dei trattamenti sottolineano la necessità di una valutazione individualizzata dell'assistenza. I risultati rafforzano inoltre l'interesse verso il monitoraggio della sicurezza nel lungo periodo delle terapie farmacologiche utilizzate in questo ambito, anche alla luce della complessità dei bisogni assistenziali coinvolti.
Lo studio, basato su dati real-world regionali, offre quindi un quadro epidemiologico dell'utilizzo dei medicinali in questa popolazione e può contribuire a orientare future analisi sulla gestione farmacologica e sulla sicurezza dei trattamenti.




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