
La riforma della medicina generale non vedrà la luce nella forma immaginata dal Ministero della Salute. Il progetto che prevedeva l'inserimento dei medici di famiglia nelle Case di Comunità e il possibile passaggio al rapporto di dipendenza per una parte dei professionisti è stato ritirato e sarà sostituito da un percorso fondato sulla contrattazione.
La decisione sarebbe stata comunicata dal capo di gabinetto del Ministero della Salute, Marco Mattei, nel corso di un incontro con gli assessori regionali alla sanità. L'ipotesi ora sul tavolo è quella di tradurre gli obiettivi della riforma attraverso un accordo da recepire nella convenzione della medicina generale o mediante un emendamento ad altri provvedimenti in corso di definizione. Si chiude così una delle vicende più controverse degli ultimi mesi nel settore sanitario.
Una riforma mai formalmente presentata
Il testo pur non essendo mai approdato formalmente all'esame del Parlamento, aveva già generato un ampio dibattito all'interno del sistema sanitario. L'obiettivo era infatti quello di garantire una presenza più strutturata dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità previste dal PNRR. Fin dall'inizio, tuttavia, il progetto aveva incontrato la forte opposizione delle organizzazioni sindacali della medicina generale, che contestavano sia il metodo sia alcuni contenuti della proposta.
Il dissenso nella maggioranza
Nelle ultime settimane, a complicare ulteriormente il quadro, erano emerse crescenti difficoltà sul piano politico. Accanto alle perplessità espresse dai sindacati e alle preoccupazioni legate agli equilibri previdenziali della categoria, si era manifestato anche un dissenso interno alla stessa maggioranza di governo. Alcune forze del centrodestra avevano infatti espresso riserve sull'impianto della riforma, contribuendo al progressivo rallentamento dell'iniziativa.
La scelta di abbandonare il decreto e di puntare su una soluzione negoziale certifica di fatto l'impossibilità di costruire un consenso sufficiente attorno al progetto originario.
I sindacati: "Ora confronto vero"
Lo stop viene accolto positivamente dalle organizzazioni sindacali. "Bene lo stop a una riforma attraverso decreto. Speriamo in un confronto costruttivo da adesso in poi", ha dichiarato Pina Onotri, segretaria generale del Sindacato Medici Italiani.
Secondo il sindacato, il confronto dovrà partire da alcuni punti considerati irrinunciabili: il superamento del ruolo unico, l'eliminazione del cosiddetto debito orario nelle Case di Comunità e il rifiuto di meccanismi di retribuzione legati agli obiettivi.
Onotri ha inoltre ribadito la contrarietà a un modello che imponga contemporaneamente la presenza negli studi professionali e nelle nuove strutture territoriali. Per il sindacato, eventuali attività nelle Case di Comunità dovrebbero essere svolte attraverso rapporti di lavoro specifici e volontari.
Resta aperta la questione delle Case di Comunità
La rinuncia alla riforma non elimina però il problema che aveva originariamente cercato di affrontare. Nei prossimi mesi il sistema sanitario dovrà infatti completare l'attivazione delle Case di Comunità previste dal PNRR e definire con precisione il ruolo delle diverse figure professionali al loro interno.
Il passaggio dalla soluzione legislativa a quella contrattuale potrebbe favorire un clima di maggiore collaborazione con i rappresentanti della medicina generale. Resta però da capire in che modo il futuro negoziato riuscirà a conciliare obiettivi che appaiono complessi da tenere insieme: garantire una presenza effettiva nelle Case di Comunità, mantenere la capillarità degli studi territoriali, affrontare la carenza di medici e contenere il crescente carico burocratico e organizzativo che grava sulla professione.
È su questo terreno che si misurerà la capacità del sistema di trasformare gli investimenti del PNRR in un modello di assistenza territoriale realmente operativo.




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