
La sanità integrativa deve evolvere da strumento accessorio a componente pienamente integrata del sistema di tutela della salute, senza mettere in discussione i principi fondanti del Servizio sanitario nazionale. È questa l'indicazione contenuta nella proposta di risoluzione approvata dalla 10ª Commissione del Senato, che invita il Governo ad avviare una riforma organica del settore, puntando su maggiore regolazione, trasparenza e coordinamento con il SSN.
Una copertura ancora limitata
La risoluzione parte da alcuni dati emersi nel corso dell'indagine conoscitiva sulla previdenza e sull'assistenza sanitaria integrativa. Secondo il documento, soltanto il 24% della popolazione italiana dispone oggi di una copertura di sanità integrativa, una quota nettamente inferiore alla media europea, stimata intorno al 75%. Anche il contributo medio per beneficiario risulta più contenuto rispetto al resto dell'Unione europea.
Il testo evidenzia inoltre come l'accesso ai fondi sanitari interessi soprattutto lavoratori dipendenti e categorie tutelate dalla contrattazione collettiva, mentre pensionati, disoccupati e lavoratori precari risultano significativamente meno rappresentati, pur essendo spesso i soggetti con maggiori bisogni assistenziali.
Governare la spesa privata
Uno dei passaggi più significativi della risoluzione riguarda il ruolo della spesa sanitaria privata. Il documento ricorda che la spesa sostenuta direttamente dai cittadini ha ormai superato i livelli precedenti alla pandemia e sostiene la necessità di incrementare la cosiddetta "spesa intermediata", cioè quella gestita attraverso fondi sanitari e strumenti assicurativi collettivi, ritenendola più programmabile, tracciabile e soggetta a controllo.
In quest'ottica, il Governo viene impegnato a promuovere una riforma che rafforzi l'intermediazione collettiva della spesa privata e che renda la sanità integrativa uno strumento di integrazione "con e del" Servizio sanitario nazionale, senza mettere in discussione il principio di universalità.
Più beneficiari e maggiore integrazione
Tra gli indirizzi indicati dalla Commissione figura anche l'obiettivo di ampliare la platea dei cittadini coperti dai fondi sanitari complementari, intervenendo sul recupero delle contribuzioni omesse, favorendo l'estensione delle coperture ai nuclei familiari e mantenendo forme di tutela anche dopo il pensionamento. Il documento richiama inoltre la necessità di sviluppare adeguatamente le forme di assistenza sanitaria integrativa nel pubblico impiego.
La risoluzione sottolinea anche il potenziale contributo dei fondi sanitari nello sviluppo di servizi di prevenzione e di Long Term Care, in una logica di complementarità rispetto alle prestazioni garantite dal SSN.
Testo unico e vigilanza
La riforma delineata dalla Commissione non riguarda soltanto l'ampliamento della sanità integrativa, ma anche la sua governance. Tra gli impegni richiesti al Governo figurano una revisione complessiva del quadro regolatorio, l'introduzione di regole più omogenee per accrescere trasparenza, efficienza e rendicontazione, il rafforzamento delle attività di monitoraggio e vigilanza e un maggiore coordinamento tra Ministero della Salute, IVASS e Agenas. Viene inoltre proposta una razionalizzazione delle tipologie di fondi e una ridefinizione degli ambiti di operatività, con l'obiettivo di rafforzarne la funzione complementare rispetto al Servizio sanitario nazionale.




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