
L'esercizio fisico potrebbe compiere un passo ulteriore nel Servizio sanitario nazionale, passando dalla raccomandazione sugli stili di vita a un vero programma strutturato di prevenzione e terapia, prescritto sulla base delle condizioni cliniche del paziente. È l'obiettivo sul quale sta lavorando il Senato attraverso l'esame congiunto dei disegni di legge 287 e 1231, confluiti in un testo unificato adottato dalla Commissione Affari sociali e sanità.
Il provvedimento, è bene precisarlo, non è ancora legge e non è stato approvato dall'Aula. L'esame parlamentare è tuttora in corso e il testo figura ancora tra i provvedimenti all'attenzione della 10ª Commissione.
La direzione politica appare tuttavia definita: introdurre nel SSN l'esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia e stabilire le modalità attraverso le quali possano essere prescritti programmi di esercizio fisico strutturato.
Due proposte confluite in un testo comune
Il percorso nasce da due iniziative parlamentari di provenienza politica differente. Il Ddl 287 è stato presentato da Daniela Sbrollini, mentre il 1231 ha come primo firmatario il senatore di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi. Quest'ultimo propone espressamente una delega al Governo per disciplinare prescrizione e somministrazione dei programmi di esercizio fisico strutturato nel SSN.
Il lavoro parlamentare ha portato il 12 maggio all'adozione di un testo unificato, costruito nella forma di una legge delega. Il Governo avrebbe dodici mesi dall'entrata in vigore della legge per adottare uno o più decreti legislativi, su proposta del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia e con l'autorità politica delegata allo Sport e previa intesa in Conferenza Stato-Regioni.
La convergenza delle due iniziative consente quindi di superare almeno in questa fase la tradizionale divisione tra maggioranza e opposizione: il principio sul quale si sta lavorando è riconoscere formalmente l'esercizio fisico come componente dei percorsi sanitari di prevenzione e trattamento.
Dal consiglio al programma strutturato
La differenza non è soltanto terminologica. Raccomandare a una persona con diabete, obesità, malattie cardiovascolari o altre patologie croniche di aumentare l'attività fisica fa già parte della normale pratica clinica. Un programma di esercizio fisico strutturato presuppone invece indicazioni definite in relazione alle condizioni della persona, agli obiettivi terapeutici e alle caratteristiche dell'attività da svolgere.
Tipo di esercizio, intensità, frequenza, durata e progressione diventano così elementi di un intervento inserito nel percorso di cura. È un'impostazione particolarmente rilevante nella gestione delle patologie croniche, nelle quali l'attività fisica dispone ormai di solide evidenze in termini di prevenzione e controllo dei principali fattori di rischio.
L'obiettivo indicato dal testo unificato è inoltre collegato all'accesso universale e all'erogazione equa delle prestazioni del SSN, collocando quindi l'esercizio strutturato all'interno di una prospettiva sanitaria e non semplicemente sportiva.
Cosa potrebbe cambiare per medici e pediatri
Uno degli aspetti più importanti sarà la definizione del percorso prescrittivo. Medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti potrebbero assumere un ruolo centrale nell'individuazione dei pazienti per i quali l'esercizio strutturato può rappresentare parte del programma preventivo o terapeutico.
Ma prescrivere attività fisica non può significare semplicemente indicare di andare in palestra o camminare un determinato numero di minuti. Il passaggio a una vera prescrizione sanitaria richiede criteri di appropriatezza, valutazione delle eventuali controindicazioni, individuazione dell'intensità adeguata e monitoraggio degli effetti.
La questione diventa particolarmente delicata nei pazienti fragili o con più patologie concomitanti. Un programma destinato a una persona anziana con sarcopenia e rischio di cadute sarà necessariamente differente da quello indicato a un paziente con diabete di tipo 2, obesità o cardiopatia.
Chi dovrà somministrare l'esercizio prescritto
L'altro versante riguarda i professionisti ai quali affidare concretamente i programmi e le caratteristiche delle strutture nelle quali potranno essere svolti.
È uno dei passaggi decisivi perché l'esercizio fisico possa acquisire realmente una dimensione terapeutica. Se esiste una prescrizione basata sulle condizioni cliniche, occorre infatti stabilire competenze, responsabilità, requisiti professionali e modalità di comunicazione con il medico che segue il paziente.
Non ogni attività motoria è automaticamente esercizio terapeutico e non qualsiasi struttura sportiva può necessariamente diventare il luogo nel quale viene erogato un intervento inserito in un percorso sanitario.
Anche per questo l'iter è stato accompagnato da audizioni di società scientifiche e organizzazioni del settore. Il confronto ha coinvolto, tra gli altri, diabetologi, rappresentanti della medicina dello sport e organizzazioni impegnate nella promozione dell'attività fisica.
Resta da definire la sostenibilità economica
Il passaggio dall'enunciazione del principio alla sua applicazione richiede inevitabilmente anche una valutazione delle risorse. La Commissione Bilancio, esaminando il testo unificato il 20 maggio, ha infatti rilevato l'assenza della relazione tecnica e ne ha richiesto la predisposizione.
È un elemento tutt'altro che secondario. Inserire programmi strutturati di esercizio fisico nel SSN significa stabilire chi li prescrive, chi li eroga, dove vengono svolti e soprattutto come vengono finanziati, evitando che una misura concepita come strumento di prevenzione finisca per rimanere accessibile soprattutto a chi dispone delle risorse per sostenerne autonomamente il costo.
La possibile detrazione fiscale
In questo quadro si colloca anche la prospettiva di agevolazioni fiscali per le spese sostenute dai cittadini per seguire programmi di esercizio fisico prescritti. È uno scenario potenzialmente rilevante, soprattutto se l'obiettivo è favorire l'accesso all'attività fisica terapeutica indipendentemente dalle condizioni economiche.
Ma anche su questo punto è necessario distinguere le prospettive dalle misure già disponibili. Oggi non esiste una nuova detrazione fiscale generalizzata per l'esercizio fisico prescritto dal medico e il testo è ancora nel pieno dell'iter parlamentare.
L'eventuale meccanismo dovrà essere valutato sulla base della legge che sarà definitivamente approvata e, soprattutto, delle disposizioni che ne daranno attuazione: beneficiari, percentuali, limiti di spesa, prestazioni ammesse e requisiti delle strutture dovranno essere definiti.
La prospettiva aperta dal Parlamento è dunque più ampia della possibilità di "scaricare la palestra" dalla dichiarazione dei redditi. La vera novità sarebbe trasformare l'esercizio fisico da consiglio sanitario a intervento strutturato, prescritto e integrato nel percorso di cura. Per capire con quali modalità e con quali costi bisognerà però attendere che il lavoro parlamentare e la successiva fase attuativa arrivino a compimento.




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