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Trapianto di cornea ad alto rischio anestesiologico salva la vista a un ventenne fragile

L’impresa del Bambino Gesù: sei specialità mediche unite per operare un giovane con una rara malattia metabolica e il cuore compromesso, 18 ore di pianificazione per un intervento senza margine d’errore
Oculistica
Cardiologia

La task force

Per rendere possibile l’operazione, l’ospedale ha riunito anestesisti, oculisti, cardiologi, cardiochirurghi, epatologi ed esperti di malattie metaboliche. Il nodo più delicato era conciliare due esigenze opposte: evitare il digiuno prolungato, che nei pazienti con acidemia propionica può provocare uno scompenso metabolico severo, e allo stesso tempo garantire un’anestesia compatibile con una funzione cardiaca estremamente fragile. La soluzione è arrivata da un protocollo anestesiologico completamente rimodulato: digiuno ridotto al minimo, terapia metabolica sostitutiva e monitoraggio cardiologico continuo con valutazioni emodinamiche ed ecocardiografie ripetute. «Ogni dettaglio della gestione anestesiologica deve essere pianificato con estrema precisione», spiega Daniela Perrotta, responsabile di Rianimazione e Comparto Operatorio. La preparazione è iniziata già la sera precedente, coinvolgendo anche la terapia intensiva cardiochirurgica come rete di sicurezza.

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Il trapianto

Prima di entrare in sala operatoria, gli specialisti hanno dedicato 18 ore alla pianificazione di ogni fase, prevedendo in anticipo possibili complicazioni. Anche sul piano chirurgico il caso era complesso: la cornea perforata aderiva all’iride, che è stato necessario liberare, con un rischio elevato di emorragie. Inoltre, un spesso strato di fibrina, prodotto dall’infiammazione, occludeva la pupilla e andava rimosso per recuperare la funzione visiva. Il trapianto, eseguito dal dottor Luca Buzzonetti, responsabile di Oculistica, è durato un’ora e 45 minuti. In sala operatoria erano presenti 14 professionisti, con cardiologi esperti in scompenso cardiaco pronti a intervenire in caso di instabilità. «La rapidità era decisiva, ma non semplice in un caso così complesso – spiega Buzzonetti –. L’obiettivo era salvare l’occhio evitando che la perforazione generasse una condizione clinica ancora più grave».

Vista e cuore in salvo

La valutazione cardiologica ha accompagnato l’intero percorso. «L’anestesia generale rappresentava una controindicazione importante in un paziente con una cardiomiopatia così severa - sottolinea Rachele Adorisio, responsabile di Scompenso e Assistenza Meccanica Cardiocircolatoria -. Per questo abbiamo costruito un monitoraggio completamente personalizzato, combinando tecniche invasive ed ecocardiografia continua». L’intervento si è concluso senza complicazioni. Il giovane ha trascorso una notte in terapia intensiva per precauzione, poi è stato trasferito nel reparto di Malattie Metaboliche. Ora è a casa, con condizioni stabili e la vista salvata: un risultato che testimonia la forza della medicina multidisciplinare quando si affrontano casi senza margine d’errore.

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