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Glaucoma pseudoesfoliativo, la forma più aggressiva che minaccia la vista: diagnosi precoce e chirurgia restano decisive

Oculistica Annalucia Migliozzi | 23/06/2026 13:59

n Italia interessa oltre 100mila persone e rappresenta fino al 30% dei glaucomi ad angolo aperto. L’elevata pressione intraoculare accelera il danno visivo, ma interventi tempestivi possono rallentare la progressione della malattia.

Tra le diverse forme di glaucoma, quella pseudoesfoliativa è considerata una delle più severe per velocità di evoluzione e rischio di compromissione visiva. Caratterizzata da valori pressori oculari particolarmente elevati, questa patologia può determinare un rapido deterioramento del nervo ottico se non riconosciuta e trattata precocemente. Secondo le stime, in Italia coinvolge oltre 100mila persone, ma il numero reale potrebbe essere significativamente più alto a causa delle frequenti diagnosi tardive.

Il glaucoma pseudoesfoliativo rappresenta una quota rilevante dei casi di glaucoma ad angolo aperto. La malattia è associata all’accumulo di materiale derivante dalla capsula del cristallino che, depositandosi nelle strutture oculari, ostacola il corretto deflusso dell’umor acqueo e favorisce l’aumento della pressione intraoculare.

L’innalzamento pressorio accelera il danno al nervo ottico, rendendo questa forma particolarmente aggressiva rispetto ad altri tipi di glaucoma. La conseguenza è una progressiva riduzione del campo visivo che, in assenza di cure adeguate, può condurre a una perdita irreversibile della vista.

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Dalla cataratta precoce alla chirurgia filtrante

Le più recenti evidenze cliniche sono state al centro di due corsi di aggiornamento promossi dall’Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma e dall’European Glaucoma Society. Tra le strategie terapeutiche considerate, un ruolo importante è attribuito all’estrazione precoce della cataratta nei pazienti con sindrome pseudoesfoliativa, intervento che può contribuire a migliorare la dinamica dei fluidi oculari.

Quando la malattia è già manifesta, la scelta terapeutica dipende dalla gravità del quadro clinico. Accanto alle tecniche mini-invasive introdotte negli ultimi anni, la chirurgia tradizionale continua a rappresentare il riferimento per molti pazienti. Procedure come trabeculectomia e sclerectomia profonda hanno infatti dimostrato risultati consolidati nel controllo della pressione intraoculare.

Le tecniche meno invasive consentono spesso un recupero funzionale più rapido e sono generalmente meglio tollerate, ma non sempre garantiscono la stessa efficacia a lungo termine nei casi più complessi.

Diagnosi tempestiva per preservare la funzione visiva

In Italia il glaucoma interessa oltre 500mila persone, ma si stima che un numero analogo di casi non sia ancora stato diagnosticato. La difficoltà principale risiede nella natura spesso silenziosa della malattia, che nelle fasi iniziali può non provocare sintomi evidenti.

Per questo motivo il monitoraggio oculistico assume un ruolo fondamentale soprattutto dopo i 50 anni e nei soggetti con fattori predisponenti, come elevata miopia, forte ipermetropia o familiarità per glaucoma.

L’identificazione precoce della patologia consente di intervenire prima che il danno al nervo ottico diventi irreversibile, aumentando le possibilità di conservare la funzione visiva e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

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