
Gli Stati Uniti cambiano rotta sulle vaccinazioni pediatriche. Donald Trump firma un ordine esecutivo che ridisegna le raccomandazioni federali, riduce le immunizzazioni indicate universalmente e interviene sul vaccino MPR, nonostante le critiche delle organizzazioni scientifiche.
Meno vaccini raccomandati a tutti i bambini
L'ordine firmato il 10 agosto porta avanti una revisione delle politiche vaccinali sostenuta dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e riduce le vaccinazioni raccomandate universalmente nell'infanzia. L'amministrazione indica come riferimento 11 immunizzazioni considerate essenziali, mentre per altre la raccomandazione viene limitata alle categorie a rischio o affidata alla decisione condivisa tra medico e famiglia.
Tra le vaccinazioni interessate figurano quelle contro epatite A e B, malattia meningococcica, influenza e Covid. Sul piano degli obblighi scolastici il governo federale non può intervenire direttamente, perché negli Stati Uniti sono prevalentemente i singoli Stati a stabilire i requisiti per l'accesso alle scuole. L'ordine li invita però a riesaminare le proprie norme e l'amministrazione ha annunciato iniziative a tutela delle esenzioni religiose e dei diritti dei genitori.
La svolta arriva dopo una precedente revisione delle raccomandazioni promossa dal Dipartimento della Salute e contestata anche nelle aule giudiziarie. Il nuovo intervento della Casa Bianca porta direttamente la scelta politica dentro un terreno tradizionalmente affidato alla valutazione delle autorità sanitarie e degli organismi tecnico-scientifici.
Trump vuole separare morbillo, parotite e rosolia
Uno dei punti più controversi riguarda il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia (MPR). Trump chiede che le tre immunizzazioni vengano somministrate separatamente e che il Dipartimento della Salute presenti un piano per rendere disponibili vaccini monovalenti, attualmente non disponibili negli Stati Uniti per tutte e tre le malattie.
La scelta incontra l'opposizione di una parte consistente della comunità medica. L'American Academy of Pediatrics sostiene che le evidenze sulla sicurezza e sull'efficacia delle vaccinazioni non siano cambiate in modo da giustificare la nuova impostazione. Critiche sono arrivate anche dal presidente repubblicano della commissione Sanità del Senato, il medico Bill Cassidy, secondo il quale il presidente non dispone delle competenze necessarie per stabilire personalmente modifiche di questo genere.
Alla richiesta di indicare gli studi che giustificherebbero la separazione dell'MPR, un funzionario della Casa Bianca non ha fornito ad Associated Press specifiche evidenze scientifiche a sostegno, richiamando invece la convinzione di lunga data del presidente e la possibilità di offrire ai genitori una maggiore scelta sui tempi delle vaccinazioni.
L'autismo torna nel discorso sui vaccini
Durante la firma Trump ha richiamato ripetutamente l'aumento delle diagnosi di autismo negli Stati Uniti. L'incremento è reale e le sue determinanti sono oggetto di ricerca, ma non costituisce una prova di un rapporto causale con le vaccinazioni.
Il presunto legame tra vaccini e autismo è stato studiato per decenni senza che emergessero evidenze in grado di dimostrarlo. È quindi significativo che il tema torni nel momento in cui la Casa Bianca modifica le raccomandazioni vaccinali pediatriche, nonostante le conclusioni raggiunte dalla ricerca e dalle principali istituzioni scientifiche.
Il confronto aperto negli Stati Uniti supera così la questione, pur rilevante, di quali vaccinazioni raccomandare e con quale calendario. Investe il processo attraverso il quale una raccomandazione sanitaria viene costruita, modificata e infine trasformata in politica pubblica.
Quando è la politica a stabilire la "buona scienza"
L'amministrazione Trump definisce le nuove indicazioni "Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations". Ma una definizione politica non può attribuire a una raccomandazione la solidità che, nel metodo scientifico, deriva dalla qualità delle evidenze sulle quali è costruita.
Cambiare una raccomandazione sanitaria non significa andare contro la scienza. Accade continuamente quando emergono nuovi dati, cambiano le condizioni epidemiologiche o una nuova tecnologia dimostra di offrire risultati migliori. È proprio la possibilità di correggere conclusioni precedenti a distinguere il metodo scientifico da una verità stabilita per autorità.
Il problema nasce quando questo percorso rischia di essere invertito: prima viene individuata la conclusione e successivamente si cercano gli elementi capaci di sostenerla. Il dubbio è parte essenziale della ricerca scientifica, ma dubitare di una conoscenza consolidata non rende automaticamente vera l'ipotesi alternativa. Per sostituire una spiegazione con un'altra servono evidenze capaci di sottoporla alla stessa verifica.
È una distinzione particolarmente importante quando la politica entra in territori nei quali esiste un consenso scientifico ampio. Quel consenso non è una votazione e non rende una conclusione immutabile. Può essere smentito. Ma perché questo avvenga occorrono dati nuovi, riproducibili e sufficientemente solidi da modificare ciò che fino a quel momento le evidenze permettevano di sostenere.
La scienza può sbagliare, ed è proprio questo il punto
Politica e scienza hanno responsabilità differenti. Alla politica spetta decidere, anche in condizioni di incertezza, tenendo conto di conseguenze sanitarie, economiche e sociali. Alla scienza spetta fornire le migliori conoscenze disponibili, compresi i loro limiti.
Quando i due piani si confondono nasce un paradosso. La critica allo "scientismo", inteso come accettazione acritica dell'autorità scientifica, può finire per produrre uno scientismo di segno opposto: attribuire valore scientifico a una convinzione perché coincide con quella sostenuta dal potere politico.
La scienza non ha bisogno di essere considerata infallibile. Al contrario, il suo metodo richiede che un'ipotesi possa essere verificata, contestata e, in linea di principio, falsificata. Una raccomandazione può quindi essere corretta o abbandonata quando le evidenze lo richiedono.
La politica può scegliere di non seguirla e assumersi la responsabilità della propria decisione. Può anche chiedere che venga nuovamente verificata. Ma se è la politica a stabilire preventivamente quale debba essere il risultato di quella verifica, il rapporto si rovescia. E il rischio non riguarda soltanto la qualità delle politiche sanitarie: riguarda la qualità della scienza utilizzata per giustificarle.



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