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Difterite, Lorenzin: "L'obbligo c'è, ora verificare i controlli"

L'ex ministra che introdusse la legge sui vaccini chiede verifiche in tutte le Regioni. Le coperture aumentarono dopo il 2017, ma oggi restano forti differenze territoriali
Sanità pubblica
Vaccini

La vaccinazione contro la difterite è obbligatoria e la legge che ne disciplina l'applicazione è ancora in vigore. Dopo la morte a Palermo di una bambina di quattro anni non vaccinata, la questione riguarda quindi anche l'effettiva capacità del sistema di individuare e recuperare i minori che non hanno completato il calendario vaccinale. A sollevarla è Beatrice Lorenzin, oggi senatrice del Pd e ministra della Salute quando nel 2017 venne approvata la legge 119 sull'obbligo vaccinale.

"Occorre recuperare rapidamente i bambini non vaccinati e capire perché i meccanismi di sorveglianza e chiamata attiva non abbiano intercettato per tempo le situazioni di non copertura", afferma Lorenzin, chiedendo che la verifica non riguardi soltanto la Sicilia ma le eventuali criticità presenti nelle altre Regioni.

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Una posizione che assume un significato particolare proprio per la storia della legge. Non si tratta, a quasi dieci anni di distanza, di riaprire la discussione politica sull'opportunità dell'obbligo. Il provvedimento non è stato abrogato e continua a prevedere dieci vaccinazioni obbligatorie tra zero e sedici anni, compresa l'antidifterica. La questione è dunque verificare come quell'obbligo venga concretamente applicato.

Prima della legge le coperture erano in calo

I dati permettono di ricostruire ciò che accadde prima e dopo il provvedimento del 2017. Nel 2015 la copertura media nazionale a 24 mesi per i vaccini contenuti nell'esavalente - tra cui difterite, tetano, pertosse e poliomielite - era scesa al 93,4%, dopo il 94,7% del 2014, il 95,7% del 2013 e il 96,1% del 2012.

L'Istituto superiore di sanità segnalava allora il rischio rappresentato dall'accumulo di persone suscettibili proprio per malattie come polio e difterite, non più stabilmente presenti in Italia ma potenzialmente reintroducibili. Nel 2016 la copertura nazionale contro la difterite risultava pari al 93,56%.

Dopo l'introduzione della legge 119/2017 la tendenza cambiò. La rilevazione ministeriale effettuata nel primo semestre 2018 per valutarne l'impatto mostrò un aumento delle coperture nelle diverse coorti considerate. Per l'esavalente, misurato attraverso la copertura antipolio, nei bambini nati nel 2015 venne superata a livello nazionale la soglia del 95%. Il recupero interessò anche altre vaccinazioni obbligatorie. I numeri non risolvono il dibattito politico sull'obbligatorietà, ma documentano che alla sua introduzione seguì un recupero delle coperture.

Oggi la Sicilia è molto sotto la media

Il quadro attuale mostra però differenze territoriali molto ampie. Gli ultimi dati completi disponibili del ministero della Salute sono quelli relativi al 2024. A 24 mesi la copertura antipolio, utilizzata come indicatore dell'esavalente, supera il 95% in undici Regioni e Province autonome. In Sicilia è invece dell'85,13%, il valore più basso tra Regioni e Province autonome, davanti all'87,11% di Bolzano. Anche per il morbillo la Sicilia si ferma all'87,98%, contro valori che in altre Regioni superano il 95%.

È su questa distanza che la vicenda della bambina morta a Palermo assume una dimensione di politica sanitaria. Il ministero stesso utilizza le coperture vaccinali come indicatore dell'attuazione delle strategie vaccinali e monitora quelle a 36 mesi anche per verificare quanti bambini risultati inadempienti a 24 mesi vengano successivamente recuperati.

Il dato siciliano, da solo, non permette di stabilire perché una bambina sia arrivata a quattro anni senza essere vaccinata né consente di attribuire automaticamente la responsabilità a un'omissione dei servizi. Rende però inevitabile chiedersi come funzionino la chiamata attiva, il controllo degli inadempienti e il recupero delle vaccinazioni non effettuate nei tempi previsti.

Le campagne straordinarie dopo il caso di Palermo

Dopo il decesso, la Regione e le aziende sanitarie siciliane hanno rafforzato le attività per recuperare i bambini non in regola, con chiamate attive delle famiglie e potenziamento dell'offerta vaccinale. Ed è proprio la tempistica dell'intervento che Lorenzin mette in discussione: "La prevenzione, la vigilanza sulle coperture e l'informazione devono funzionare prima delle tragedie, non dopo".

L'ex ministra critica inoltre il silenzio del governo e chiede al ministero della Salute di esercitare pienamente la propria funzione nazionale di indirizzo e monitoraggio. Richiama anche le indiscrezioni sulla futura guida della Direzione generale competente per le emergenze sanitarie, senza fare nomi, sostenendo che per quella funzione siano necessarie competenze specifiche in sanità pubblica, prevenzione, sorveglianza delle malattie infettive e gestione delle epidemie.

Su quest'ultimo aspetto non esiste ancora una nomina formale e il tema resta distinto dalla gestione delle coperture vaccinali. La domanda posta dal caso di Palermo è invece già concreta.

La legge 119/2017 continua a essere in vigore e l'antidifterica continua a essere obbligatoria. I dati mostrano che dopo la sua introduzione le coperture aumentarono e che oggi esistono nuovamente territori molto lontani dai livelli raggiunti allora. Prima ancora di discutere se modificare quella scelta legislativa, occorre quindi verificare se gli strumenti previsti per renderla effettiva vengano applicati e se riescano realmente a intercettare i bambini che rimangono fuori dal calendario vaccinale. Perché un obbligo previsto dalla legge produce effetti soltanto se viene effettivamente applicato.

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