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Social e dipendenze, i primi casi arrivano ai SerD

Ad Aosta compaiono le prime prese in carico legate ai social network. I dati ISS sui giovani e il caso Meta riportano l'attenzione sull'uso problematico delle piattaforme
Salute

I numeri sono ancora piccoli, ma il segnale merita attenzione. Nel SerD della Valle d'Aosta, dove nel primo semestre del 2026 gli utenti sono saliti a 1.384 contro i 1.189 dello stesso periodo del 2025, sono comparsi anche i primi casi di persone prese in carico per problemi legati ai social network. Meno di dieci, secondo i dati diffusi dall'azienda sanitaria: troppo pochi per parlare di una nuova emergenza, abbastanza per interrogarsi su una domanda assistenziale che sta cambiando.

La notizia arriva mentre il rapporto tra piattaforme digitali e salute dei più giovani è tornato al centro dell'attenzione internazionale. Negli Stati Uniti Meta ha raggiunto un accordo nel contenzioso promosso da numerosi Stati che accusavano la società di avere utilizzato caratteristiche delle proprie piattaforme capaci di favorire comportamenti compulsivi tra bambini e adolescenti. L'accordo, ancora sottoposto all'approvazione giudiziaria, non comporta un'ammissione di responsabilità da parte dell'azienda, ma prevede anche interventi sulle modalità di utilizzo dei social da parte dei minori.

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Dai social ai servizi sanitari

Il passaggio dal dibattito sui rischi digitali alla domanda di assistenza è particolarmente interessante. L'indagine nazionale "Generazione Z 2.0", diffusa dall'Istituto superiore di sanità nel luglio 2026 e condotta su oltre 18mila studenti, indica che più di un ragazzo su sei tra 11 e 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio tra social media, gaming e gioco d'azzardo. Tra gli 11-13enni la quota raggiunge il 17,3%, circa 280mila ragazzi.

Questo non significa che un adolescente su sei abbia una dipendenza. Sul piano clinico è necessario distinguere l'uso frequente o intenso dall'uso problematico dei social media, caratterizzato da perdita di controllo e interferenza con attività quotidiane, relazioni, sonno o benessere psicologico.

La comparsa dei primi pazienti che chiedono aiuto a un SerD mostra però che, almeno in alcuni casi, il problema supera la dimensione educativa e familiare e arriva ai servizi sanitari.

Una domanda diversa per i SerD

La rete italiana dei servizi per le dipendenze continua naturalmente a occuparsi soprattutto di sostanze. Secondo l'ultimo rapporto del ministero della Salute, nel 2024 i 569 SerD italiani hanno assistito 126.910 persone per dipendenza da sostanze, con 16.690 nuovi utenti. Anche questo quadro sta cambiando: tra chi accede per la prima volta, la cocaina rappresenta ormai la sostanza primaria nel 44,1% dei casi.

Accanto alle dipendenze tradizionali sono però cresciute quelle comportamentali, a partire dal gioco d'azzardo, mentre i problemi legati al digitale pongono interrogativi ulteriori. Soprattutto quando riguardano adolescenti, chiamano in causa una rete che comprende pediatri, medici di famiglia, neuropsichiatria infantile, servizi per le dipendenze, scuole e famiglie.

Il punto non è quindi trasformare ogni utilizzo intenso dello smartphone in una patologia, ma capire quando un comportamento digitale diventa un problema di salute e quale servizio debba farsene carico.

Dai rischi delle piattaforme alla risposta sanitaria

Il contenzioso americano contro Meta e i primi casi intercettati dai SerD appartengono a piani diversi, ma raccontano due estremi dello stesso problema. Da una parte cresce la pressione sulle piattaforme perché tengano conto degli effetti che alcune caratteristiche dei prodotti possono avere sui minori. Dall'altra i sistemi sanitari devono prepararsi a riconoscere e trattare le situazioni nelle quali l'uso problematico produce conseguenze concrete.

I meno di dieci casi registrati ad Aosta non dimostrano l'esistenza di un'ondata di nuove dipendenze. Indicano però che la questione dei social sta cominciando a presentarsi anche alla porta dei servizi. E mentre regolatori e tribunali discutono delle responsabilità delle piattaforme, per il Servizio sanitario la domanda è già più concreta: come intercettare precocemente queste situazioni e con quali competenze affrontarle.

Salute
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