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Sospetta difterite a Palermo, SItI: Vaccinazioni fondamentali. In Sicilia copertura sotto media

Morta una bambina di quattro anni non vaccinata. Gli esami locali indicano la difterite, si attende la conferma dell'ISS. La copertura regionale è quasi dieci punti sotto la media italiana
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La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, non vaccinata e risultata positiva agli accertamenti effettuati per la difterite, riporta l'attenzione su una malattia diventata rarissima in Italia proprio grazie all'immunizzazione. Mentre si attende ancora la conferma definitiva dell'Istituto superiore di sanità, la sezione siciliana della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (SItI) richiama famiglie e professionisti sanitari sull'importanza del rispetto del calendario vaccinale.

La vicenda assume un significato particolare anche alla luce delle coperture regionali. Gli ultimi dati disponibili del Ministero della Salute, relativi al 2024, indicano infatti per la Sicilia una copertura contro la difterite a 24 mesi dell'85,13%, rispetto al 94,45% della media nazionale.

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Gli esami indicano la difterite, attesa la conferma dell'ISS

La bambina era arrivata una prima volta in ospedale il 13 agosto con febbre, vomito e difficoltà ad alimentarsi ed era stata dimessa con una diagnosi di tonsillite essudativa febbrile. Il peggioramento delle condizioni aveva determinato un nuovo accesso in pronto soccorso e successivamente il trasferimento nella terapia intensiva pediatrica dell'Ospedale dei Bambini Di Cristina, dove è morta nella notte del 20 agosto.

La bambina non era stata vaccinata. Gli accertamenti effettuati a Palermo hanno indicato la difterite, ma resta attesa la conferma dell'Istituto superiore di sanità. "Dalle analisi effettuate la causa della morte sembra essere dovuta a difterite", ha spiegato il direttore sanitario dell'ospedale Civico Domenico Cipolla. La Procura di Palermo ha aperto un'inchiesta e disposto l'autopsia, acquisendo le cartelle cliniche per ricostruire il percorso della bambina e verificare le procedure seguite.

È ricoverato anche un cuginetto di quattro anni che ha manifestato sintomi analoghi, ma le sue condizioni non sono gravi. Il bambino, a differenza della cugina, risulta essere stato vaccinato.

Una malattia diventata rara grazie alla vaccinazione

La difterite è un'infezione batterica acuta provocata da ceppi tossigenici di Corynebacterium diphtheriae e, più raramente, da altre specie di Corynebacterium. La tossina prodotta dal batterio può provocare gravi complicanze, interessando in particolare cuore e sistema nervoso.

La vaccinazione ha drasticamente ridotto la circolazione della malattia nei Paesi con elevate coperture. Proprio questa rarità può però produrre un effetto paradossale: quando una patologia scompare dall'esperienza quotidiana, diminuisce anche la percezione del rischio che aveva reso necessaria la vaccinazione.

"Il successo delle vaccinazioni rischia talvolta di far dimenticare la gravità delle malattie che esse hanno contribuito a rendere rare. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia", sottolinea il direttivo della SItI Sicilia.

La società scientifica mantiene comunque la necessaria prudenza sul caso palermitano: qualora fossero definitivamente confermate la diagnosi di difterite e la mancata vaccinazione, osserva, si sarebbe di fronte "al drammatico manifestarsi di una malattia prevenibile attraverso uno strumento sicuro, efficace e gratuitamente disponibile nel Servizio sanitario nazionale".

Sicilia all'85%, quasi dieci punti sotto la media nazionale

È soprattutto il quadro delle coperture vaccinali a rendere la vicenda rilevante dal punto di vista della sanità pubblica. Gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute riguardano il 2024 e, per la rilevazione a 24 mesi, la coorte dei bambini nati nel 2022. La copertura per il ciclo di base completo contro la difterite era del 94,45% a livello nazionale, mentre in Sicilia si fermava all'85,13%.

La distanza è quindi di oltre nove punti percentuali. Il dato a 24 mesi è particolarmente significativo perché misura se i bambini abbiano completato nei tempi previsti il ciclo vaccinale di base. Il Ministero pubblica anche rilevazioni successive proprio per verificare i recuperi delle vaccinazioni effettuate in ritardo, ma sottolinea che il ritardo lascia comunque il bambino esposto, per un periodo evitabile, al rischio di malattie infettive anche gravi. Non si tratta quindi soltanto di raggiungere una determinata percentuale nel corso dell'infanzia: conta anche quando viene raggiunta.

SItI: verificare le vaccinazioni prima del ritorno a scuola

La SItI Sicilia invita ora le famiglie a controllare lo stato vaccinale dei figli, anche in vista della riapertura delle scuole, e a recuperare tempestivamente le eventuali dosi mancanti rivolgendosi ai pediatri di libera scelta e ai servizi vaccinali.

"Vaccinare nei tempi previsti significa proteggere bambini e adulti nel momento corretto, evitando di lasciare finestre di suscettibilità potenzialmente pericolose", sottolinea la società scientifica.

Il richiamo non riguarda soltanto la protezione individuale. Mantenere elevate le coperture riduce la possibilità di circolazione dell'agente infettivo e contribuisce alla tutela delle persone che, per condizioni cliniche o altre ragioni, risultano maggiormente vulnerabili.

La raccomandazione vaccinale è anche responsabilità professionale

Nel documento firmato dal presidente regionale Claudio Costantino e dal vicepresidente Gabriele Giorgianni, SItI Sicilia pone infine una questione direttamente rivolta ai professionisti sanitari. Medici, pediatri, igienisti, infermieri e assistenti sanitari vengono indicati come interlocutori determinanti nelle decisioni delle famiglie. Una raccomandazione chiara e fondata sulle evidenze, sottolinea la società scientifica, può incidere significativamente sull'adesione alle vaccinazioni.

Per questo la promozione attiva delle vaccinazioni viene ricondotta dalla SItI alla responsabilità professionale di chi opera nella tutela della salute.

Il caso di Palermo dovrà ancora essere definito sul piano diagnostico dall'ISS e su quello giudiziario dagli accertamenti disposti dalla Procura. Ma il dato epidemiologico resta indipendente dall'esito di queste verifiche: in Sicilia, nell'ultima rilevazione disponibile, quasi 15 bambini su cento non risultavano aver completato entro i 24 mesi il ciclo vaccinale di base contro la difterite. Ed è su questa quota di suscettibilità che il richiamo alla prevenzione della SItI acquista un significato che va oltre il singolo, drammatico episodio.

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