
Non è più soltanto un sospetto diagnostico. Le analisi effettuate dall'Istituto superiore di sanità sui campioni della bambina di quattro anni morta all'Ospedale dei Bambini di Palermo hanno confermato la positività alla difterite.
"Le indagini sui campioni giunti dall'Arnas Civico Di Cristina Benfratelli hanno dato esito positivo per il Corynebacterium diphtheriae e hanno rilevato il gene della tossina responsabile della difterite respiratoria", ha comunicato l'ISS.
È il dato che consente di superare le formule prudenziali utilizzate nei giorni successivi alla morte della piccola. Gli accertamenti medico-legali e l'inchiesta giudiziaria dovranno naturalmente ricostruire gli altri aspetti della vicenda e le eventuali responsabilità, ma sul piano microbiologico è arrivata la conferma dell'Istituto superiore di sanità.
La notizia arriva inoltre dopo che l'indagine epidemiologica avviata a Palermo aveva già individuato diverse positività tra familiari e contatti della bambina. Un quadro che aveva progressivamente rafforzato l'ipotesi della circolazione del batterio e che trova ora un elemento decisivo negli esami effettuati dall'ISS.
Perché la difterite può diventare mortale
La difterite è una malattia infettiva molto contagiosa provocata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae e, molto più raramente, dal Corynebacterium ulcerans. Il batterio può localizzarsi nel naso e nella gola, interessando in particolare tonsille e ugola. La pericolosità della malattia deriva però soprattutto dalla capacità di alcuni ceppi di produrre la tossina difterica.
Mentre il batterio rimane nella sede dell'infezione, la tossina può entrare nella circolazione sanguigna e raggiungere altri distretti dell'organismo, provocando lesioni anche molto gravi al cuore, al fegato, ai reni, alle ghiandole surrenali e al sistema nervoso periferico. I danni cardiaci possono essere tali da provocare il decesso anche quando l'infezione viene trattata. I sintomi compaiono generalmente tra due e cinque giorni dopo il contagio. Tra quelli indicati dall'ISS figurano mal di gola, raucedine, febbre, brividi, stanchezza, ingrossamento dei linfonodi del collo, difficoltà respiratoria e respiro accelerato.
Particolarmente caratteristica è la formazione di una membrana grigio-biancastra che ricopre gola e tonsille. Esistono tuttavia anche infezioni paucisintomatiche o completamente asintomatiche. I portatori possono quindi non sapere di essere infetti e contribuire comunque alla diffusione del batterio.
Dal primo anno di vita ai richiami nell'adulto
Contro la difterite è disponibile da decenni una vaccinazione efficace, inserita nel calendario vaccinale nazionale. L'immunizzazione è compresa nell'esavalente obbligatorio somministrato nel primo anno di vita. Sono successivamente previsti richiami nel sesto e nel dodicesimo anno e, nell'età adulta, è raccomandato un richiamo ogni dieci anni.
Il vaccino non agisce semplicemente sulla possibilità di incontrare il batterio: la protezione è diretta contro la tossina difterica, responsabile delle manifestazioni più gravi della malattia. È anche per questa ragione che possono essere individuate persone vaccinate positive al batterio senza che abbiano sviluppato la malattia. Le persone maggiormente esposte alle conseguenze dell'infezione sono invece quelle non vaccinate o con immunizzazione non aggiornata, oltre ai non vaccinati che si recano in aree nelle quali la difterite continua a essere endemica.
Una malattia diventata rara grazie alla vaccinazione
La rarità della difterite in Italia non è una caratteristica naturale della malattia, ma il risultato di decenni di immunizzazione della popolazione. L'ISS ricorda che, secondo i dati storici Istat, prima della diffusione dei programmi vaccinali si arrivava in Italia a circa 2.000 decessi l'anno tra i bambini fino a cinque anni. Con l'introduzione e la progressiva diffusione dell'immunizzazione, mortalità e incidenza sono crollate fino a rendere la difterite una malattia eccezionale nel nostro Paese.
Secondo uno studio italiano richiamato dall'Istituto superiore di sanità, tra il 1939 e il 2015 la vaccinazione avrebbe consentito di prevenire complessivamente circa due milioni di casi. È proprio questo successo a rendere oggi meno familiare la difterite persino nella pratica clinica quotidiana. Ma la rarità di una malattia prevenibile non equivale alla sua scomparsa: quando il batterio incontra persone suscettibili può tornare a provocare infezione e malattia.
La prevenzione non è una questione ideologica
Il caso di Palermo lascia alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità individuali. Sarebbe improprio anticiparne le conclusioni o trasformare una tragedia familiare in un terreno di contrapposizione. Sul piano sanitario, però, alcuni fatti devono essere considerati acquisiti. La difterite esiste ancora. Può essere mortale. Il batterio può continuare a circolare anche dove la malattia è diventata molto rara. Contro le sue conseguenze più gravi il Servizio sanitario nazionale mette gratuitamente a disposizione uno strumento di prevenzione sicuro ed efficace.
Per chi esercita una professione sanitaria esiste inoltre una responsabilità ulteriore. Il confronto scientifico è parte integrante della medicina e le conoscenze sono, per definizione, sottoposte continuamente a verifica. Ma il dubbio scientifico non è equivalente alla negazione delle evidenze disponibili.
Le convinzioni personali appartengono alla libertà di ciascuno. Nell'esercizio di una professione sanitaria, invece, le decisioni devono essere fondate sulle conoscenze scientifiche, sulle buone pratiche, sugli obblighi deontologici e sulle norme vigenti. Quando una misura preventiva prevista dal SSN dispone di evidenze consolidate di efficacia e sicurezza, anteporre alla tutela del paziente una posizione ideologica non rappresenta un'alternativa scientifica equivalente.
E quando dalla discussione delle idee si passa a comportamenti professionali capaci di esporre una persona a un rischio evitabile, la questione può smettere di riguardare soltanto le opinioni e investire il terreno della responsabilità professionale. La conferma arrivata dall'ISS non chiude tutti gli interrogativi sulla vicenda di Palermo. Ne chiude però uno fondamentale: la difterite non appartiene soltanto ai libri di storia della medicina. Se non trova la barriera della prevenzione, può ancora produrre le conseguenze per le quali quella barriera è stata costruita.




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