
La vertenza per il rinnovo dei contratti della sanità privata continua a produrre tensioni anche sui territori. L'ultimo segnale arriva dalla Campania, dove la Cisl Funzione Pubblica ha proclamato lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore accreditato. Una protesta regionale che si inserisce però in un confronto di dimensione nazionale, che coinvolge circa 300 mila professionisti della sanità privata e delle Rsa e chiama in causa anche il rapporto tra finanziamenti pubblici, accreditamento e condizioni dei lavoratori.
Il contratto nazionale della sanità privata è scaduto da otto anni, mentre per Rsa e riabilitazione l'attesa arriva a quattordici. Nei mesi scorsi la mobilitazione ha portato la questione al confronto con Governo e Regioni, senza arrivare finora a una soluzione condivisa. A luglio Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno chiesto formalmente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Orazio Schillaci e Paolo Zangrillo un intervento normativo che colleghi l'erogazione dei finanziamenti pubblici al rinnovo dei contratti collettivi.
In Campania proclamato lo stato di agitazione
La Cisl Fp Campania chiede ora di "affrontare e definire una volta e per tutte questioni di interesse vitale per gli addetti, i cittadini ed il territorio". Al centro della protesta ci sono anche i problemi e i ritardi nei flussi finanziari che, secondo il sindacato, in alcune strutture private accreditate hanno avuto ripercussioni sulla puntualità delle retribuzioni.
"Il rischio d'impresa non può essere trasferito sulle spalle dei lavoratori, così come le carenze della programmazione del Servizio sanitario regionale non possono tradursi in un problema per i dipendenti né per i servizi garantiti ai cittadini campani", afferma Luigi D'Emilio, segretario generale della Cisl Fp Campania.
Il sindacato attribuisce alla Regione la responsabilità della programmazione e alle aziende quella della gestione delle strutture, sostenendo che retribuzioni e diritti contrattuali non possano diventare uno strumento per assorbire le difficoltà finanziarie dell'una o dell'altra parte.
"La Campania non può continuare a governare la sanità inseguendo le emergenze", sostiene D'Emilio, chiedendo una programmazione più stabile, controlli sull'utilizzo delle risorse pubbliche e una revisione delle regole dell'accreditamento.
Sanità privata, una vertenza che riguarda 300 mila lavoratori
Lo stato di agitazione campano arriva dopo mesi di mobilitazione nazionale. Il 24 luglio Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno organizzato un presidio davanti al ministero della Salute, contestando la possibilità di destinare nuove risorse alle strutture private senza introdurre contemporaneamente un vincolo al rinnovo dei contratti. Il confronto è proseguito anche con la Conferenza delle Regioni, mentre le organizzazioni sindacali hanno continuato a chiedere che gli aggiornamenti tariffari e gli incrementi delle risorse pubbliche destinati alle strutture accreditate siano collegati alle condizioni contrattuali dei dipendenti.
L'ultimo motivo di scontro è stato il Decreto PA. L'8 agosto i tre sindacati hanno definito il provvedimento "l'ennesima occasione persa", sostenendo che non abbia fornito risposte sul riconoscimento economico e contrattuale dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa. La richiesta sindacale parte da una considerazione: le strutture private accreditate svolgono attività per conto del Servizio sanitario nazionale e vengono finanziate con risorse pubbliche. Da qui la proposta di subordinare almeno gli incrementi delle risorse e gli aggiornamenti delle tariffe al rinnovo dei contratti.
Le aziende chiedono risorse per sostenere i rinnovi
Sul versante datoriale, la necessità di arrivare ai rinnovi non viene negata, ma viene collegata alla sostenibilità economica delle strutture. A fine luglio l'Aris, Associazione religiosa istituti sociosanitari, ha definito "assolutamente legittima" la richiesta dei lavoratori, ricordando di avere aperto i tavoli sindacali nel 2026. L'associazione sostiene tuttavia che i budget del Servizio sanitario nazionale assegnati alle strutture accreditate siano bloccati per legge dal 2012 e che le tariffe di riferimento non abbiano seguito l'incremento dei costi sostenuti dalle aziende.
"In simili condizioni, le strutture non possono offrire adeguamenti contrattuali se il Governo e le Regioni non stanziano congrue risorse per farlo", è la posizione espressa dall’Aris. La contrapposizione riguarda quindi anche chi debba sostenere economicamente il rinnovo: i sindacati chiedono che l'accesso alle risorse pubbliche comporti precise garanzie contrattuali, mentre le strutture accreditate rivendicano finanziamenti e tariffe adeguati all'aumento dei costi.
Dalla vertenza nazionale alle tensioni sui territori
È in questo quadro che lo stato di agitazione proclamato in Campania assume un significato più ampio. Il rischio è che una vertenza nazionale ancora irrisolta finisca per frammentarsi in una serie di crisi territoriali, nelle quali problemi di finanziamento, bilanci aziendali e programmazione regionale producono conseguenze dirette sui lavoratori e, potenzialmente, sulla continuità dei servizi.
Il tema riguarda anche il funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Le strutture private accreditate costituiscono infatti una componente dell'offerta finanziata dal pubblico: la stabilità del personale e la regolarità delle condizioni contrattuali diventano quindi anche una questione di programmazione sanitaria.
La protesta campana rappresenta così un nuovo segnale di una vertenza che resta aperta. E con contratti fermi da otto e quattordici anni, il confronto tra sindacati, aziende, Governo e Regioni appare sempre più difficile da confinare alla sola dimensione delle relazioni industriali.




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