|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Difterite, quando il silenzio delle istituzioni diventa una scelta

Il caso di Palermo riporta alla realtà una malattia resa rarissima dai vaccini. L'antidifterica è obbligatoria per legge: sulla prevenzione serve una voce istituzionale chiara
Sanità pubblica
Istituzioni

Come tristemente noto, la morte per difterite della bambina di quattro anni a Palermo ha ormai superato la fase delle ipotesi. L'Istituto superiore di sanità ha confermato nei campioni la presenza di Corynebacterium diphtheriae e del gene della tossina responsabile della difterite respiratoria. Una malattia diventata rarissima in Italia è dunque tornata tragicamente nella cronaca.

È giusto continuare a distinguere i piani. C'è il dolore di una famiglia, che non dovrebbe diventare materiale per un processo pubblico. Ci sono gli accertamenti giudiziari, che competono alla magistratura. Ci sono infine i fatti sanitari, sui quali invece è possibile e necessario ragionare. Perché la difterite è una malattia prevenibile e in Italia la vaccinazione antidifterica non è semplicemente consigliata: è obbligatoria per legge.

pubblicità

Una legge dello Stato e le ragioni della prevenzione

La legge 119 del 2017 comprende l'antidifterica tra le dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori. La vaccinazione è offerta gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale e l'adempimento degli obblighi vaccinali costituisce requisito per l'accesso ai servizi educativi per l'infanzia e alle scuole dell'infanzia.

Ma nessuna legge è sottratta alla discussione. Le norme possono essere criticate, modificate e abrogate. Anche le politiche vaccinali possono cambiare quando mutano le condizioni epidemiologiche o le evidenze scientifiche.

Il punto è un altro. Fino a quando una legge rimane in vigore, esiste una responsabilità delle istituzioni nel sostenerne l'applicazione e, soprattutto, nello spiegarne le ragioni.

Il caso di Palermo pone esattamente questa questione. Non perché una tragedia individuale debba diventare uno strumento di battaglia politica, ma perché mostra quanto rapidamente possa perdersi la memoria collettiva di malattie che proprio le vaccinazioni hanno contribuito a rendere eccezionali.

Quando il successo della prevenzione diventa la sua debolezza

È uno dei paradossi della sanità pubblica: più una misura di prevenzione funziona, meno diventa visibile ciò che previene. Chi è cresciuto senza conoscere difterite, poliomielite o altre malattie un tempo comuni può finire per percepire come concreto il rischio, pur raro, della vaccinazione e come puramente teorico quello rappresentato dall'infezione.

La difterite racconta bene questo meccanismo. La tossina prodotta dal batterio può raggiungere attraverso il sangue organi vitali e provocare gravi danni a cuore, reni, fegato e sistema nervoso. I programmi vaccinali hanno trasformato una malattia responsabile in passato di migliaia di morti infantili in un evento eccezionale. Eccezionale, però, non significa impossibile.

Ed è precisamente quando la realtà torna a ricordarcelo che la comunicazione istituzionale acquista importanza. Non per alimentare l'ennesima contrapposizione tra favorevoli e contrari ai vaccini, ma per ricordare perché una politica sanitaria esiste e quali evidenze ne sostengono l'applicazione.

Difendere una legge o assumersi la responsabilità di cambiarla

Sul principio dell'obbligo vaccinale possono esistere legittimamente posizioni politiche differenti. Si può preferire la raccomandazione all'obbligo, discutere modalità e sanzioni, sostenere che alcune disposizioni introdotte nel 2017 debbano essere riviste. La politica dispone di tutti gli strumenti per farlo.

Ma è proprio questo il punto. Se si ritiene che una legge non sia più appropriata, la si modifica attraverso il Parlamento e ci si assume la responsabilità della scelta, comprese le sue eventuali conseguenze sanitarie. Più difficile da comprendere è una situazione nella quale l'obbligo rimane pienamente vigente mentre la sua difesa pubblica viene lasciata soprattutto a società scientifiche, epidemiologi, pediatri e autorità sanitarie.

Perché una politica di prevenzione non vive soltanto nelle norme. Vive anche nell'autorevolezza con cui le istituzioni spiegano ai cittadini perché quelle norme esistono.

La responsabilità di chi lavora nella sanità

C'è poi un ultimo passaggio, che riguarda direttamente chi opera nel Servizio sanitario nazionale. Il confronto scientifico è indispensabile e nessuna indicazione sanitaria dovrebbe essere sottratta alla verifica delle evidenze. Ma il dubbio scientifico è cosa diversa dal rifiuto ideologico delle evidenze disponibili.

Medici e professionisti sanitari possono discutere criticamente una politica vaccinale. Devono farlo, quando esistono ragioni scientifiche per discuterla. Ma non possono dimenticare che le loro parole hanno un peso particolare per chi cerca indicazioni sulla propria salute o su quella dei propri figli.

Quando il Servizio sanitario mette gratuitamente a disposizione uno strumento di prevenzione previsto dalla legge e sostenuto dalle evidenze scientifiche, chi lavora al suo interno ha quantomeno il dovere di misurare con particolare attenzione ciò che afferma. La vicenda di Palermo non ha bisogno di diventare il pretesto per una nuova guerra sui vaccini. Dovrebbe servire, semmai, a riportare la discussione sul terreno dei fatti.

Una bambina è morta. Una malattia che molti consideravano appartenente al passato è ricomparsa. Esiste uno strumento per prevenirla ed esiste una legge che ne prescrive l’utilizzo. A questo punto ci si attenderebbe una presa di posizione dei massimi rappresentanti delle istituzioni, dal presidente del Consiglio al ministro della Salute, fino agli esponenti della maggioranza, a ricordare perché quella legge esiste. Oppure a spiegare perché ritengono che non debba più esistere.

Non è una questione di appartenenza politica e neppure una richiesta di dichiarazioni di principio. È una questione di responsabilità. Governare significa anche scegliere quali politiche pubbliche si ritengono necessarie e sostenerle quando sostenerle diventa meno comodo. Se l'obbligo vaccinale continua a essere considerato necessario, lo si difenda. Se si ritiene invece che abbia esaurito la propria funzione, si abbia la responsabilità politica di cambiarlo, spiegando ai cittadini sulla base di quali evidenze e assumendosi le conseguenze della decisione.

Quello che non funziona è la terza strada, quella che si sta percorrendo: mantenere una legge dello Stato e lasciare ad altri il compito di difenderne pubblicamente le ragioni proprio quando un fatto drammatico le riporta davanti agli occhi di tutti. È una strada che si contraddistingue per il fatto che viene percorsa in silenzio. Un silenzio che, a questo punto, diventa difficile non considerare politico. E, in sanità pubblica, anche il silenzio produce conseguenze.

Sanità pubblica
Istituzioni
Commenti

I Correlati

Difterite, cos'è e come si trasmette: dai sintomi alla vaccinazione
Infettivologia
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Difterite, arriva la conferma dell'Iss: nel campione della bambina anche il gene della tossina
Infettivologia
Difterite, arriva la conferma dell'Iss: nel campione della bambina anche il gene della tossina
Gli esami dell'ISS confermano la diagnosi dopo la morte della bambina di quattro anni a Palermo. Il batterio può provocare danni a cuore, reni e sistema nervoso. La vaccinazione è obbligatoria nell'infanzia, con richiami successivi
Sanità, oltre 22 euro su 100 pagati direttamente dalle famiglie
Sanità pubblica
Sanità, oltre 22 euro su 100 pagati direttamente dalle famiglie
L'out of pocket italiano resta molto sopra la media europea. Nel 2024 il 23,9% ha pagato interamente l'ultima visita specialistica. Liste d'attesa e costi aumentano il rischio di rinuncia alle cure
Pronto soccorso, accessi in aumento. Simeu: territorio ancora in affanno
Sanità pubblica
Pronto soccorso, accessi in aumento. Simeu: territorio ancora in affanno
Nei primi 15 giorni di agosto crescono gli accessi tra caldo e traumi. Simeu segnala carenze di personale e difficoltà nella presa in carico territoriale
Personale Ssn, il turnover resta positivo ma rallenta: nel 2024 saldo negativo per i medici
Sanità pubblica
Personale Ssn, il turnover resta positivo ma rallenta: nel 2024 saldo negativo per i medici
Il personale a tempo indeterminato continua a crescere, ma il ricambio perde slancio. Nel 2024 gli assunti “puri” sono 44.179 contro 33.810 cessazioni. Tra i medici, però, le uscite superano gli ingressi

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.