
Il quadro della sospetta difterite che ha preceduto la morte della bambina di quattro anni a Palermo si arricchisce di nuovi elementi. E se rimangono necessarie tutte le cautele sulla causa definitiva del decesso - ovvero l’esame autoptico e la conclusione degli accertamenti - l'indagine epidemiologica sta facendo emergere una circolazione del batterio tra le persone entrate in contatto con la piccola.
Circa quaranta tra familiari, parenti e persone vicine alla famiglia sono stati sottoposti a tampone dall'Asp di Palermo e una decina sono risultati positivi. Si tratta prevalentemente di minori che avevano ricevuto almeno parte delle vaccinazioni previste e che risultano asintomatici. Sono stati sottoposti a profilassi antibiotica e devono rimanere in isolamento.
È un elemento nuovo rispetto alle informazioni disponibili immediatamente dopo la morte della bambina e impone di aggiornare la lettura della vicenda: non c'è più soltanto un singolo caso clinico sul quale sono in corso accertamenti, ma un insieme di positività epidemiologicamente collegate sul quale l'Asp sta cercando di ricostruire la catena di trasmissione.
Il cuginetto positivo e il cluster tra familiari e contatti
Un primo elemento era già emerso nei giorni scorsi. Anche un cuginetto di quattro anni della bambina era risultato positivo alla difterite ed era stato ricoverato all'Ospedale dei Bambini di Palermo con sintomi simili. Il piccolo aveva ricevuto le prime vaccinazioni previste e le sue condizioni sono progressivamente migliorate.
Adesso l'allargamento dello screening aggiunge una decina di positività tra i contatti. Secondo le informazioni disponibili, le persone risultate positive sono vaccinate almeno parzialmente e non hanno sviluppato la malattia. L'Asp prosegue quindi l'indagine per ricostruire i contatti e individuare la possibile origine della trasmissione.
La presenza del batterio in persone prive di sintomi non rappresenta peraltro un'anomalia. Nella difterite è possibile la colonizzazione asintomatica: una persona può ospitare Corynebacterium diphtheriae senza sviluppare la malattia e contribuire alla sua trasmissione. È anche per questo che identificare la catena dei contagi assume una rilevanza di sanità pubblica indipendente dall'accertamento medico-legale sulla morte della bambina.
Cosa sappiamo e cosa deve ancora essere accertato
La distinzione è essenziale, soprattutto in una vicenda sulla quale si stanno sovrapponendo rapidamente valutazioni sanitarie, giudiziarie e polemiche sulle vaccinazioni. Non è ancora concluso l'accertamento sulla causa della morte. L'autopsia è prevista per mercoledì 26 agosto e la Procura sta acquisendo la documentazione necessaria a ricostruire anche l'assistenza ricevuta dalla bambina. I genitori sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo: l'iscrizione consente loro anche di nominare propri consulenti in vista dell'esame autoptico.
Non è quindi possibile anticipare né le conclusioni dei medici legali né quelle della magistratura. L'inchiesta dovrà stabilire autonomamente se vi siano state responsabilità e di quale natura. Ma questa prudenza non cancella le evidenze che nel frattempo sono emerse.
La bambina non risultava vaccinata contro la difterite. Gli esami eseguiti durante il ricovero avevano orientato verso questa infezione. Un cuginetto è risultato positivo. Ora una decina di persone appartenenti alla cerchia dei contatti presenta a sua volta tamponi positivi. L'indagine epidemiologica dell'Asp è conseguentemente finalizzata a ricostruire la catena di trasmissione. Sono elementi differenti ed epidemiologicamente coerenti tra loro.
I vaccinati positivi stanno bene
C'è poi un altro dato che merita attenzione. La positività al batterio e la malattia difterica non sono la stessa cosa e il vaccino protegge soprattutto dalle conseguenze della tossina prodotta dai ceppi tossigenici del batterio. Per questo la presenza di persone vaccinate risultate positive non dimostra l'inefficacia della vaccinazione. Al contrario, quanto sta emergendo a Palermo è compatibile con il funzionamento della protezione vaccinale: le persone positive individuate nello screening risultano asintomatiche e avevano ricevuto almeno parte dell'immunizzazione.
Anche il cuginetto ricoverato, che aveva ricevuto le prime dosi previste, ha avuto un'evoluzione clinica favorevole. Sarà naturalmente necessario attendere la conclusione degli accertamenti per ricostruire precisamente stato vaccinale, caratteristiche microbiologiche e rapporti epidemiologici tra tutti i soggetti coinvolti.
Le responsabilità individuali spettano all'inchiesta
Anche la questione dell'assistenza ricevuta dalla bambina deve essere mantenuta su un piano distinto. Al primo accesso ospedaliero la sintomatologia era stata interpretata come una tonsillite. Il successivo peggioramento aveva portato a un nuovo ricovero e quindi all'emergere del sospetto di difterite. La Procura ha acquisito le cartelle cliniche proprio per ricostruire la sequenza degli eventi e verificare la correttezza delle procedure adottate.
Stabilire oggi che vi sia stata imperizia sarebbe dunque arbitrario quanto escluderla a priori. È esattamente ciò che gli accertamenti dovranno chiarire. La difterite, inoltre, è diventata estremamente rara in Italia grazie alle elevate coperture vaccinali. Questo rende il suo riconoscimento meno immediato nella pratica clinica e costituisce un ulteriore elemento che dovrà essere valutato nella ricostruzione del caso.
Dalle ipotesi alle evidenze epidemiologiche
La cautela richiesta nei primi giorni della vicenda rimane quindi necessaria, ma non può trasformarsi nell'ignorare le nuove informazioni disponibili. Venerdì si disponeva essenzialmente di un caso mortale con diagnosi ancora da confermare e di un secondo bambino positivo. Oggi l'indagine dell'Asp riguarda decine di contatti e ha individuato una decina di ulteriori positività.
L'autopsia dovrà contribuire a stabilire da cosa sia morta Anna Rosa. La magistratura dovrà accertare se vi siano responsabilità dei genitori, dei sanitari o di altri soggetti. L'indagine epidemiologica deve invece rispondere a un'altra domanda: se e quanto Corynebacterium diphtheriae abbia circolato all'interno della famiglia e della sua rete di contatti e da dove sia partita la trasmissione.
Sono domande diverse e confonderle non aiuta a comprendere quanto sta accadendo. Ma su un punto le informazioni raccolte nelle ultime ore hanno già modificato il quadro: quello che inizialmente appariva come un singolo caso sospetto presenta ora le caratteristiche epidemiologiche di un cluster che deve essere ricostruito e circoscritto.




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