
L'estate è anche la stagione delle arbovirosi, ma accanto a virus più noti come West Nile o Dengue esiste un'infezione meno conosciuta che continua a circolare nel nostro Paese. Si tratta del virus Toscana (TOSV), un arbovirus trasmesso dai pappataci e identificato per la prima volta in Toscana all'inizio degli anni Settanta dai ricercatori dell'Istituto superiore di sanità (ISS). Dopo il recente caso che ha coinvolto il cantante Tommaso Paradiso, l'attenzione sul virus è tornata a crescere. Gli esperti fanno quindi il punto su diffusione, sintomi, possibili complicanze neurologiche e strategie di prevenzione.
Che cos'è
Il virus Toscana è un arbovirus ampiamente diffuso in Italia e in diversi Paesi dell'Europa meridionale. Viene trasmesso dai flebotomi, piccoli insetti ematofagi appartenenti alla famiglia Psychodidae, comunemente conosciuti come pappataci. Come ricorda l'ISS, il virus deve il proprio nome alla regione in cui fu isolato per la prima volta e rappresenta oggi una delle principali cause virali di infezioni neurologiche trasmesse da vettori nel bacino del Mediterraneo.
I sintomi
Il periodo di incubazione varia generalmente tra tre e sette giorni, ma può arrivare fino a due settimane. Secondo l'ISS, «la maggior parte delle infezioni umane da TOSV decorre in maniera asintomatica o paucisintomatica». Quando compaiono manifestazioni cliniche, le più frequenti sono febbre, cefalea, nausea e vomito, con esordio improvviso e una risoluzione spontanea nell'arco di circa una settimana. Questa caratteristica fa sì che numerose infezioni non vengano diagnosticate e che la reale diffusione del virus possa essere sottostimata.
Quando il virus colpisce il sistema nervoso
L'attenzione degli specialisti è rivolta soprattutto alle forme più severe. L’Iss sottolinea che «il TOSV può provocare malattie neuro-invasive nell'uomo». Tra le complicanze documentate figurano meningite, meningoencefalite, neuropatie periferiche, sindrome di Guillain-Barré, paralisi facciale e sordità. Nonostante la potenziale gravità del quadro clinico, l'Istituto evidenzia che le conseguenze permanenti e i decessi associati all'infezione restano eventi rari. Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica contro il virus e il trattamento è principalmente di supporto. Nei casi neurologici più complessi può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.
Come avviene la trasmissione
L’infezione si trasmette attraverso la puntura delle femmine di flebotomo durante il pasto di sangue. L'attività dei vettori è particolarmente intensa tra maggio e ottobre, periodo che coincide con la quasi totalità dei casi segnalati. In Italia, la specie predominante è Phlebotomus perniciosus, presente soprattutto nelle aree rurali e periurbane delle regioni tirreniche e meridionali. Un ruolo importante è attribuito anche a Phlebotomus perfiliewi, diffuso lungo il versante adriatico degli Appennini e in diverse aree del Centro-Sud.
Sorveglianza: i dati mostrano un aumento delle infezioni neuro-invasive
L'andamento epidemiologico osservato negli ultimi anni suggerisce una crescente attenzione verso questa arbovirosi. Nel 2025 la sorveglianza coordinata dall’Iss ha registrato 115 casi autoctoni e un caso importato. Nel 2024 erano stati notificati 238 casi autoctoni e 503 importati. Uno studio citato dall'Istituto ha analizzato le infezioni neuro-invasive segnalate tra il 2016 e il 2023, identificando complessivamente 607 casi e due decessi correlati all'infezione. Particolarmente significativo il biennio 2022-2023, durante il quale è stato registrato quasi il 50% delle notifiche dell'intero periodo considerato. L’Iss evidenzia inoltre come le stagioni caratterizzate da anomalie climatiche e temperature particolarmente elevate sembrino associate a una maggiore frequenza della malattia.
Prevenzione: la protezione individuale resta l'arma più efficace
In assenza di vaccini o trattamenti specifici, la strategia più efficace resta la riduzione dell'esposizione ai vettori. L’Iss raccomanda di «proteggersi dalle punture ed evitare che possano riprodursi facilmente», adottando alcune semplici misure preventive: utilizzare repellenti cutanei, indossare abiti che coprano braccia e gambe durante le attività all'aperto, soprattutto all'alba e al tramonto, installare zanzariere alle finestre e privilegiare ambienti climatizzati. Per gli esperti, la prevenzione assume un ruolo sempre più centrale alla luce dell'espansione delle arbovirosi e dell'impatto che i cambiamenti climatici possono avere sulla diffusione degli insetti vettori.




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