
Si prepara un settembre di tensione per la medicina generale. Il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha annunciato una mobilitazione nazionale contro l'ACN stralcio che disciplina la presenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità, con manifestazioni, iniziative legali e uno sciopero nazionale previsto per settembre. Secondo le prime indicazioni, l'astensione dovrebbe articolarsi nelle giornate del 15 e 16 settembre ma ulteriori dettagli saranno comunicati nei prossimi giorni dal sindacato.
Al centro della protesta ci sono soprattutto l'obbligo di attività oraria nelle Case di Comunità, il ruolo unico e i carichi di lavoro. SMI lega inoltre la mobilitazione alla propria proposta di riforma della medicina generale, oggetto di una petizione presentata ai sensi dell'articolo 50 della Costituzione e che, secondo il sindacato, ha raccolto quasi 7 mila firme certificate.
L'accordo sulle Case di Comunità e le sei ore settimanali
La protesta arriva a poco più di due mesi dalla firma dell'accordo che ha consentito di definire il contributo dei medici di medicina generale al funzionamento delle Case di Comunità. L'intesa è stata raggiunta il 23 giugno tra Sisac, in rappresentanza delle Regioni, Fimmg e Fmt, mentre SMI non l'ha sottoscritta.
L'accordo prevede che i medici possano essere chiamati a svolgere fino a sei ore settimanali per 48 settimane all'anno nelle Case di Comunità, nella fascia compresa tra le 8 e le 20, con turni di almeno tre ore continuative. Il compenso previsto è di 38,72 euro l'ora, oltre agli oneri. Spetta alle aziende sanitarie determinare il fabbisogno delle singole strutture e distribuire le ore residue dopo l'impiego dei professionisti già titolari di attività oraria.
L'intesa aveva rappresentato uno dei passaggi necessari per rendere pienamente operative le Case di Comunità previste dalla Missione 6 del PNRR. La stessa Conferenza delle Regioni aveva indicato nell'accordo uno degli strumenti necessari per garantirne il funzionamento, mentre Fimmg aveva rivendicato la firma come un'assunzione di responsabilità rispetto agli obiettivi del Piano.
Una frattura che non si è ricomposta
Proprio la modalità con cui è stato raggiunto l'accordo resta però oggetto della contestazione. SMI aveva già criticato a luglio l'introduzione delle nuove disposizioni sulle Case di Comunità e sul ruolo unico, sostenendo che la riorganizzazione della medicina generale richiedesse un confronto più ampio su organizzazione del lavoro, servizi e rapporto tra medico e paziente.
La questione non riguarda quindi soltanto le sei ore nelle nuove strutture. Dietro la mobilitazione torna ad affiorare il confronto sul futuro stesso della medicina generale, diviso tra la necessità di garantire personale e servizi nelle Case di Comunità e le resistenze di una parte della categoria verso un modello ritenuto troppo vincolante sul piano organizzativo.
Lo sciopero annunciato da SMI porta ora il conflitto su un livello ulteriore. E lo fa in una fase particolarmente delicata: completata la cornice contrattuale necessaria all'avvio delle Case di Comunità, la partita si sposta sulla loro effettiva capacità di funzionare e sulla disponibilità dei professionisti chiamati a lavorarvi.
Il calendario, inoltre, è destinato a mantenere alta la pressione nei prossimi mesi. Dopo l'accordo stralcio, Regioni e sindacati devono affrontare il rinnovo complessivo dell'ACN della medicina generale per il triennio 2025-2027: l'obiettivo indicato dalle Regioni è arrivare all'atto di indirizzo entro il 30 settembre.
L'annuncio dello sciopero mostra dunque come la firma di giugno abbia consentito di superare uno degli ostacoli all'avvio delle Case di Comunità, ma non abbia chiuso il confronto politico e professionale sul nuovo assetto dell'assistenza territoriale. A settembre quel confronto tornerà nelle piazze e, con ogni probabilità, anche ai tavoli della trattativa.




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