
Salgono a 12 i casi di infezione da West Nile virus registrati nella provincia di Oristano. Tre persone sono attualmente in osservazione in ospedale, mentre la Asl ha avviato indagini epidemiologiche e disinfestazioni. Un focolaio locale che richiama un fenomeno più ampio: in Europa le condizioni climatiche stanno favorendo stagioni più lunghe per le malattie trasmesse dalle zanzare.
Dodici casi nell'Oristanese, tre persone in osservazione
Gli ultimi casi segnalati riguardano due persone ultrasettantenni e un ultracinquantenne, attualmente in osservazione all'ospedale San Martino di Oristano. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl 5 ha avviato l'inchiesta epidemiologica e le attività di profilassi, compresa la disinfestazione nelle aree di residenza delle persone contagiate.
Il primo caso nell'Oristanese era stato individuato a maggio. Tra le persone colpite figura anche un ultranovantenne successivamente deceduto dopo aver sviluppato la malattia. Altri pazienti sono stati ricoverati o hanno già fatto ritorno nelle proprie abitazioni.
La Asl ha rinnovato l'invito, rivolto in particolare ad anziani e persone fragili, a ridurre l'esposizione alle punture: eliminare i ristagni d'acqua, utilizzare repellenti e abiti coprenti all'aperto e proteggere le abitazioni con zanzariere.
Che cos'è il West Nile e come si trasmette
Il West Nile virus appartiene alla famiglia dei Flaviviridae ed è responsabile di una zoonosi ormai endemo-epidemica in diverse aree europee. Il suo ciclo naturale coinvolge principalmente gli uccelli e le zanzare: il vettore si infetta pungendo un uccello portatore del virus e può successivamente trasmetterlo ad altri uccelli o, accidentalmente, all'uomo e ad altri mammiferi.
In Europa il principale vettore è Culex pipiens, la comune zanzara presente diffusamente anche in Italia. È quindi un meccanismo differente da quello di altre arbovirosi, come dengue e chikungunya, nelle quali assume un ruolo centrale la zanzara tigre (Aedes albopictus).
Nella maggior parte dei casi l'infezione passa inosservata: secondo l'ECDC circa l'80% delle persone contagiate non sviluppa sintomi. Circa una persona su cinque può manifestare la febbre West Nile, con sintomi come febbre, cefalea, malessere, stanchezza e vomito. In meno dell'1% delle infezioni possono comparire forme neuroinvasive, che interessano il sistema nervoso e possono essere gravi. Anziani e persone immunodepresse sono maggiormente esposti alle complicanze.
Non esistono attualmente per l'uomo né una vaccinazione specifica né una terapia antivirale mirata. La prevenzione passa quindi soprattutto attraverso la sorveglianza epidemiologica, il controllo delle popolazioni di zanzare e la protezione individuale dalle punture.
Temperature più alte e stagioni di trasmissione più lunghe
La presenza del West Nile virus in Europa non è una conseguenza recente del cambiamento climatico: la sua circolazione nel continente è documentata da decenni e dipende da una combinazione complessa di vettori, uccelli, caratteristiche ambientali e condizioni meteorologiche. Il riscaldamento del clima può però rendere più favorevoli le condizioni nelle quali il virus viene trasmesso.
L'ECDC indica l'aumento delle temperature, l'allungamento delle estati, gli inverni più miti e le modificazioni delle precipitazioni tra i fattori che stanno contribuendo a rendere più lunghe e intense in Europa le stagioni delle malattie trasmesse dalle zanzare. Per il West Nile la temperatura influenza sia l'attività e la riproduzione delle zanzare sia il ciclo di sviluppo del virus all'interno del vettore.
Non significa quindi che un singolo focolaio, come quello dell'Oristanese, possa essere attribuito direttamente al cambiamento climatico. Tuttavia la mitigazione degli inverni e l’allungamento del periodo riproduttivo delle zanzare è un fattore facilitante. Dopodiché la trasmissione dipende anche dalla presenza di uccelli infetti, dalle caratteristiche del territorio, dalla disponibilità di acqua e dall'abbondanza dei vettori. Le temperature estive superiori alla norma sono infatti considerate dall'ECDC tra i fattori capaci di favorire l'amplificazione del virus e la sua diffusione in nuove aree.
In Europa le arbovirosi diventano un problema diffuso
Il fenomeno non riguarda soltanto West Nile. Negli ultimi due decenni l'Europa ha registrato un aumento degli episodi di malattie trasmesse dalle zanzare e una progressiva espansione delle aree interessate. Nel 2024 sono stati registrati in Europa 1.436 casi di infezione da West Nile distribuiti in 212 regioni di 19 Paesi.
L'ECDC parla ormai di una fase caratterizzata da stagioni di trasmissione più lunghe, diffuse e intense e richiama la necessità di rafforzare sorveglianza, diagnosi precoce e controllo dei vettori.
I 12 casi registrati nell'Oristanese vanno quindi letti all'interno di una circolazione del virus già conosciuta e sorvegliata in Italia. Ma l'evoluzione delle condizioni climatiche rende la prevenzione delle arbovirosi una componente sempre più stabile della sanità pubblica europea, anziché un problema confinato a episodi eccezionali.




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