
Il modello sperimentato in Puglia riduce l’uso improprio di antibiotici. Ma apre il tema del ruolo diagnostico delle farmacie nel sistema territoriale
L’antibiotico-resistenza torna al centro delle politiche sanitarie anche attraverso modelli organizzativi innovativi che coinvolgono la sanità territoriale. Tra questi, l’introduzione di test diagnostici rapidi nelle farmacie di comunità rappresenta una delle sperimentazioni più avanzate, con implicazioni che vanno oltre il singolo progetto locale.
Un esempio arriva dalla Asl Bari, dove un’iniziativa condotta nel Distretto socio-sanitario 4, in collaborazione con Federfarma Bari, ha valutato l’impatto del test combinato MxA/Crp sull’appropriatezza prescrittiva degli antibiotici.
Il progetto si inserisce nel quadro normativo della Legge Semplificazioni 2025, che consente ai farmacisti di effettuare test diagnostici decentrati a supporto del medico, con l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza terapeutica e contrastare l’uso improprio degli antibiotici.
Appropriatezza e primi risultati
La sperimentazione ha coinvolto farmacie dotate di sistemi diagnostici per l’esecuzione del test, affiancate da un percorso di formazione e da un coordinamento con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
Secondo quanto riferito da Stefania Antonacci, direttrice dell’Area farmaceutica territoriale della Asl Bari, l’iniziativa "ha permesso di evitare l’uso di antibiotici in molti dei casi esaminati, riducendo la probabilità di sviluppare resistenze".
Un dato significativo emerge anche dalle rilevazioni condivise da Vito Novielli, presidente di Federfarma Puglia: "Circa il 30% dei pazienti sottoposti al test ha mostrato un valore normale della Pcr, evitando così un inutile ricorso all’antibiotico".
Per Ignazio Grattagliano, vicepresidente della Società italiana di medicina generale e referente del progetto, si tratta di "un’iniziativa che si affianca ad altre attività di divulgazione sul tema centrale dell’antibiotico-resistenza", con un valore anche culturale e formativo.
Farmacie e diagnostica: il tema organizzativo
Il modello sperimentato si inserisce in una trasformazione più ampia della sanità territoriale, in cui la farmacia di comunità assume un ruolo crescente anche nei percorsi di orientamento clinico.
Se sul piano formale il test viene presentato come "supporto informativo" alla decisione medica, sul piano organizzativo il cambiamento è più profondo. La farmacia dispone infatti di una struttura che consente di integrare attività diverse: personale dedicato alle funzioni di banco e operatori formati per l’esecuzione di test diagnostici.
Un modello difficilmente replicabile nello studio del medico di medicina generale, dove la stessa figura professionale concentra attività clinica, amministrativa e relazionale, con spazi e tempi spesso limitati.
In questo senso, l’introduzione di test diagnostici in farmacia non rappresenta solo un’estensione dei servizi, ma modifica anche le condizioni in cui si costruisce la decisione clinica. Il paziente può infatti arrivare dal medico già orientato da un primo inquadramento effettuato sul territorio.
Il rischio, se non governato, è quello di una progressiva sovrapposizione di ambiti: da una parte la medicina generale, titolare della responsabilità prescrittiva, dall’altra una rete di servizi territoriali sempre più attiva nella fase di orientamento diagnostico.
Un modello da integrare nel sistema
I risultati preliminari indicano un potenziale contributo concreto alla riduzione dell’uso inappropriato degli antibiotici. Ma il punto, più che sull’efficacia del singolo intervento, si sposta sulla sua integrazione nel sistema.
Come sottolineato dagli stessi promotori, il coinvolgimento di medici di medicina generale e pediatri è stato determinante per la riuscita del progetto. Un elemento che suggerisce come l’evoluzione della farmacia dei servizi possa funzionare solo all’interno di un equilibrio definito tra competenze, responsabilità e modelli organizzativi.
In questo quadro, il tema non è tanto se le farmacie possano contribuire alla gestione dell’antibiotico-resistenza, quanto come questa funzione venga regolata e coordinata, evitando frammentazioni e mantenendo chiara la responsabilità clinica finale.
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