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Riforma territoriale, la Simg frena: “Case di comunità non solo per alleggerire gli ospedali”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 27/04/2026 12:46

La società scientifica dei medici di medicina generale chiede una visione complessiva del SSN. “Modelli ospedalieri applicati al territorio rischiano di essere un errore”

Nel dibattito sempre più acceso sulla riforma della medicina territoriale entra anche la Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg), con una posizione dai toni meno conflittuali ma con contenuti altrettanto critici sul piano dell’impostazione. Il punto di partenza è chiaro: le Case di comunità non possono essere pensate esclusivamente come uno strumento per alleggerire la pressione sugli ospedali.

"Servono funzioni chiare, personale, formazione e strumenti adeguati", sottolinea la Simg, chiedendo che il decreto venga collocato all’interno di una visione più ampia del Servizio sanitario nazionale.

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Il limite del provvedimento: manca una riforma complessiva

Per la società scientifica, il problema principale è il perimetro dell’intervento. "Sarebbe stato preferibile collocare questo provvedimento all’interno di una riforma complessiva del SSN, capace di integrare in modo coerente ospedale e territorio", afferma il presidente Alessandro Rossi.

Il rischio, secondo la Simg, è quello di interventi non coordinati, "poco efficaci o addirittura in grado di generare contraddizioni".

Modello organizzativo: territorio e ospedale non sono sovrapponibili

Ancora più netta la critica sul piano dell’organizzazione. "Applicare alle cure primarie modelli pensati per l’ospedale non rappresenta una modernizzazione, ma un errore di impostazione", osserva il presidente emerito Claudio Cricelli.

La differenza è strutturale: "L’ospedale funziona con una governance verticale, mentre le cure primarie producono valore nel tempo, attraverso la continuità della relazione con il paziente e la conoscenza del suo contesto".

Le condizioni per far funzionare il territorio

Accanto al modello, la Simg richiama una serie di condizioni operative che restano aperte: personale sanitario e amministrativo, integrazione dei sistemi informativi, interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico, sviluppo della telemedicina e formazione continua.

Da qui una proposta articolata: definire con precisione le funzioni dei diversi livelli dell’assistenza territoriale, valorizzare il ruolo dei professionisti e costruire una governance clinica basata su dati interoperabili, indicatori appropriati e valutazione degli esiti.

La posizione della Simg si inserisce in un confronto già segnato da forti tensioni tra Ministero e rappresentanze professionali, ma introduce un elemento ulteriore: la necessità di riportare il dibattito su un piano di coerenza complessiva del sistema. Non tanto se riformare, quindi, ma come e dentro quale prospettiva.

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